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BlizzCon 2018: il viaggio di Bloor

Scritto da Bloor 12 Novembre 2018

“Hai da fare a novembre? Ti piacerebbe venire in California per documentare la BlizzCon 2018?”.

“Me lo stai chiedendo davvero? Assolutamente si!”

Queste poche frasi che io e Naghastis, Community Manager di Hearthstone, ci siamo scambiati al telefono mi rimarranno impresse per sempre. Perché puoi anche essere fan dei giochi Blizzard da anni, puoi scrivere articoli, creare contenuti su Twitch e Youtube, divulgare quanto vuoi. Ma una chiamata alla BlizzCon da parte di Blizzard stessa non te la aspetti tutti i giorni.

Ho detto immediatamente di sì, nonostante le ore di volo fossero quasi equiparabili alla mia permanenza in America. Nonostante il 6 novembre, giorno immediatamente successivo al mio ritorno in Italia, mi aspettassero altri impegni. Perché alla BlizzCon non puoi dire di no. Coi giochi Blizzard, come molti di voi, ci sono cresciuto e grazie ad essi ho conosciuto nuovi amici, ho imparato alcune basi della lingua inglese, ho fatto eventi in giro per l’Italia e ho aperto i miei canali Twitch e Youtube. E siccome in questo momento non faccio altro che pensare alla magnifica esperienza che ho vissuto, ho deciso di raccontarvela.

L’arrivo in America

Non ho mai fatto viaggi al di fuori dell’Europa. Il viaggio da solo è stato lungo e noioso. Atterrato a Los Angeles, ho preso uno shuttle che mi ha portato ad Anaheim, località in cui si tiene la Blizzcon ogni anno. La mia base operativa era proprio di fronte alla conferenza. Giunti in zona, avevo già capito di essere a casa: tutti giravano con la Goodie Bag che Blizzard regalava quest’anno ed enormi sacchi pieni di gadget.

In Italia era ormai notte, ma la stanchezza addosso non la sentivo perché avevo un solo pallino in testa: vedere quella vetrata. La stessa che ho visto per tempi immemori tramite lo schermo del mio computer, quella con su scritto “BlizzCon” e tutti i giochi che adoro. Bastano davvero pochi passi per vederla.

Ed eccola, subito dietro la fontana. È una bellissima giornata e il sole riflette sulla vetrata. Lo ammetto, ho perso qualche secondo a contemplarne la bellezza, perché ancora non potevo credere di trovarmi in quel posto. Non ho perso tempo, sono corso a fare il Badge Media e sono entrato all’interno dell’edificio. Era l’1 di Novembre, non c’erano ancora attività in atto se non l’apertura del Gear Store con la sua lunghissima coda. Overwatch era il gioco a cui era dedicata la stragrande maggioranza del marchandise e purtroppo c’erano pochi gadget esclusivi di Hearthstone o della fiera in generale.

Le emozioni del primo giorno

La vera giornata iniziava l’indomani. Alle 11 cominciava la Cerimonia d’Apertura e l’obbiettivo era quello di essere nelle prime file. Siamo arrivati circa 1 ora e mezza prima, ma il Mythic Stage era già quasi tutto pieno. Poco dopo le 11 è partito un countdown di 27 secondi. 27, come gli anni da cui Blizzard è stata fondata, gli stessi in cui Mike Morhaime è stato presidente. E infatti ha aperto proprio lui la cerimonia, con un discorso così toccante che avevo le lacrime agli occhi. Perché da lì a pochi secondi, oltre ad emozionarci, avrebbe passato il suo ruolo di presidenza a J. Allen Brack. Immediatamente dopo, la carrellata di annunci sui giochi è partita. Ogni titolo è stato accolto con grande entusiasmo, tranne Diablo, di cui al pubblico non è piaciuto l’avvicinamento al mobile. Ma ne parleremo più avanti.

L’annuncio più atteso per me era chiaramente quello dell’espansione di Hearthstone, che si è rivelata essere “La Sfida di Rastakhan”: abbiamo visto alcune carte, la data di rilascio e nuove meccaniche. Avevo non pochi dubbi in testa, ma per fortuna da lì a poche ore avrei incontrato due developer a cui avrei potuto chiedere ogni cosa. In punto in una piccola stanza con 3 divani mi attendevano Dave Kosak e Hadidjah Chamberlain. Non avevo mai intervistato nessuno in lingua inglese e quindi ero molto agitato, ma spero di essere stato all’altezza. La video intervista è già stata pubblicata insieme alla trascrizione italiana. Dave addirittura si ricordava di me perché ci eravamo già incontrati a Milano lo scorso aprile, durante un evento organizzato da Blizzard per Boscotetro. 

Il lavoro che avevo da fare era tanto, ma la prima volta alla BlizzCon non volevo passarla solo lavorando. Mi sono dedicato qualche ora per fare un giro e rendermi conto dell’immensità di questo luogo: l’arena di Overwatch è maestosa e ti fa apprezzare a pieno la parola esport, sembrava quasi di essere allo stadio. La sala più suggestiva invece è quella della Fiera di Lunacupa dove si possono effettuare vari giochi coi propri amici, farsi autografare libri o poster dagli sviluppatori e tante altre cose.

Anche la sala di Hearthstone era davvero enorme e proprio lì sarei stato il primo italiano a salire sullo stage dedicato agli streamer per effettuare una live su Twitch. Il lavoro però chiamava e mi sono diretto prima di tutto a provare i nuovi giochi e poi in albergo a scrivere.

La Rissa disponibile sulla nuova espansione di Hearthstone mi è piaciuta, è un bel contenuto e molto vario ma purtroppo in fiera non era provabile la modalità single-player. Ashe di Overwatch è un bellissimo eroe ma difficilissimo da usare. Warcraft III Reforged mi ha davvero colpito, promette bene ma la versione proposta era sicuramente una Pre-Alpha: graficamente molto bello, ma a tratti andava a scatti e dal punto di vista dell’interfaccia mancavano molte cose.

Ciò che mi ha colpito davvero è stato Diablo Immortal: in questi giorni il gioco ha ricevuto tantissime critiche per via della sua presentazione. Questo parere non cambierà fino a che tutti voi non lo proverete con mano. Ragazzi, Immortal è un qualcosa di incredibile. Non ho mai visto un gioco mobile così bello graficamente e con dei comandi così intuitivi e fluidi. Avrete sicuramente modo di capire ciò che sto dicendo quando sarà disponibile per tutti.

Incontri emozionanti

La seconda giornata di BlizzCon è iniziata nello stesso modo: sveglia presto e tutti in fiera. C’era molta meno gente del primo giorno e ho avuto modo di girare nuovamente ogni singolo padiglione ed apprezzare a pieno l’Anaheim Convention Center. Verso le 10.30 mi sono diretto in zona Hearthstone, dove ho potuto scambiare alcune parole con membri della comunità che di solito vediamo dietro uno schermo: Alliestrasza, Kibler, DisguisedToast e Trump. Alliestrasza in particolare mi è sembrata una persona fantastica e molto gentile: si ricordava di me e le ho fatto sapere che in Italia sono in molti a seguirla, ragion per cui ha mandato un saluto a tutta la community italiana.

Sono poi salito sullo stage di Twitch e mi ha immediatamente raggiunto in streaming Stephen Chang, sviluppatore di Hearthstone che si occupa del bilanciamento. Stephen è stato molto gentile ed ha risposto a più domande possibili sia mie che della mia chat di Twitch, infatti ho apprezzato molto il suo contributo e l’unica occasione che mi ha dato. Anche questa seconda video intervista è disponibile per tutti.

Entrambe le interviste per me sono state “prime esperienze”, quindi non avevo un metro di paragone per capire come fossi andato. Ma Stephen, ad intervista chiusa, ha parlato con Naghastis, che mi ha detto di averlo trovato entusiasta dell’ora passata insieme. E di questo ne sono felice ed orgoglioso.

Il sipario si abbassa

Alla mia prima BlizzCon ho fatto una quantità di cose che non mi sarei immaginato prima di tutto di avere la possibilità di fare o anche solo esserne in grado. Dopo lo streaming i miei impegni fissi erano finiti e mi sono gustato le finali dei Global Games di Hearthstone e dei mondiali di Overwatch. In particolare, il pubblico della Overwatch Arena esultava come i tifosi dello stadio e la premiazione dei campioni del mondo è stata stupenda.

Terminati tutti i tornei, era tempo della Cerimonia di Chiusura. Un po’ di malinconia addosso, perché apprendevo la consapevolezza che da lì a poche ore si sarebbe conclusa la fiera. È Linsey Stirling a salire sul palco con il suo violino ed incantarci tutti, mentre gli show di Kristian Nairn e i Train non mi hanno fatto impazzire.

La BlizzCon 2018 è stata un’esperienza che ho vissuto a pieno, perché è proprio vero che quando inizia la cerimonia d’apertura con la scritta “Welcome Home” ti senti come se fossi a casa: il senso di aggregazione che trasmette questa fiera è un qualcosa di unico e percepibile solo in quel preciso posto e momento. Perché questa fiera non racchiude l’elite dei fan Blizzard, ma una cerchia ancora più ristretta che quasi potresti definire una seconda famiglia.

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BloorTonio "Cash" DamatoNala Commentatori recenti
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Nala

Ottimo articolo, dev’essere stata una bellissima esperienza.
Quest’anno mi ero deciso di non fare più viaggi in aereo lunghi più di 4 ore, però mi sono promesso di andare almeno una volta nella vita al Blizzcon e molto probabilmente lo farò il prossimo anno.
Annunci a parte è comunque un’esperienza da vivere, soprattutto se sei cresciuto con i loro giochi.

Tonio "Cash" Damato
Admin
Tonio "Cash" Damato

La copertura sui vari social è stata straordinaria e anche le interviste sono andate benissimo! Bravo @Bloor