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Discriminazioni e molestie in Blizzard: anche Chris Metzen chiede scusa

Scritto da Diego "Feriand" Pagano - 25 Luglio 2021 alle 14:30

Nelle scorse ore, la polemica verso Blizzard per le accuse di molestie e abusi è continuata a montare. Non solo sono state condivise tantissime nuove storie (ad esempio qui, qui e qui) ma anche molta rabbia e frustrazione per le prime risposte di Blizzard (ad esempio qui e qui).

Dopo Mike Morhaime, è arrivato un altro messaggio da uno dei volti più conosciuti di Blizzard: Chris Metzen, presente nell’azienda con ruoli dirigenziali dal 1994 al 2016, a cui è anche stata dedicata una statua. Metzen ha pubblicato due messaggi sul suo profilo Twitter riguardanti le pesanti accuse dello Stato della California, che vi abbiamo tradotto di seguito.

Il primo è una lunga scusa che riguarda la sua responsabilità come dirigente. Anche Chris non si sarebbe accorto dello stato in cui versava l’ambiente di lavoro che ha contribuito a creare e dopo aver letto le tante, tante storie condivise in questi giorni afferma di provare solo vergogna e sconforto.

Abbiamo fallito e mi dispiace.
A tutti voi di Blizzard – quelli che conosco e quelli che non ho mai incontrato – offro le mie più profonde scuse per la parte che ho giocato in una cultura che ha favorito molestie, ineguaglianza e indifferenza.

Non ci sono scuse. Abbiamo deluso troppe persone quando avevano bisogno di noi perché abbiamo avuto il privilegio di non accorgerci, di non impegnarci, di non creare lo spazio necessario per le colleghe che avevano bisogno di noi come leader. Vorrei che le mie scuse potessero fare qualche differenza. Non può.

Dopo aver letto molte delle esperienze che sono state condivise negli ultimi giorni, un sacco di temi comuni saltano fuori – “Sono stato condizionato a pensare che fosse normale”, “Non ho mai parlato per paura di rappresaglie”, “Non mi fidavo delle risorse umane”, “Non sarebbe cambiato nulla comunque” – e così via. Amici e colleghi, persone che ho stimato e ammirato per anni, sono stati direttamente danneggiati perché non ero abbastanza presente per chiedere, per ascoltare, per sentire queste storie quando era importante.

Sto provando lo stesso shock, il disgusto e la rabbia di molti di voi – e ho difficoltà a riconoscere il posto che ho vissuto, amato e in cui ho lavorato per così tanto tempo con la dura realtà che si è presentata negli ultimi giorni. È come fissare due mondi completamente diversi.

Ma non è così. È lo stesso, e lo smisurato scollamento tra la mia percezione dall’alto e la schiacciante realtà che molti di voi hanno vissuto mi riempie di profonda vergogna.

Le parole non valgono niente. Non sono nemmeno sicuro di cosa facciano davvero le grandi e ampie promesse. La responsabilità inizia dalle persone. Non con la corporazione, o con i luoghi comuni, o con i “valori” forgiati in ferro attorno a una statua.

A meno che noi come individui – e con “noi”, intendo soprattutto “uomini” – non iniziamo a comportarci con molta più consapevolezza, compassione ed empatia per le donne intorno a noi – in tutta la nostra vita, non solo al lavoro – niente cambierà. Molti di noi hanno donne che hanno a cuore nella propria vita. Io sono un padre di tre figli, tra cui due femmine, e voglio che prosperino in luoghi di lavoro di loro scelta. Ma non dovremmo avere bisogno di un legame speciale con le donne della nostra vita per proteggerle, ascoltarle, dar loro spazio.

Non basta dire “ti capisco” e “ti ascolto” quando accadono cose terribili alle donne dentro e fuori dal posto di lavoro. Dobbiamo essere abbastanza presenti e disposti a CHIEDERE loro quali sono le loro esperienze giorno per giorno – e poi fare tutto il possibile per sostenerle con il rispetto, la dignità e le opportunità che meritano.

Più che fare la scelta consapevole di agire in questo modo, dobbiamo costantemente e ponderatamente modellare questo comportamento a coloro che ci circondano, ritenersi reciprocamente responsabili (ed essere pronti ad essere ritenuti responsabili), e ascoltare in ogni fase del processo.

Chris Metzen, Twitter

Il secondo invece è un commento riferito ad Alex Afrasiabi, accusato di essere stata la causa del suicidio di una dipendente durante un viaggio di lavoro e che avrebbe lasciato la compagnia a giugno 2020 dopo 16 anni di attività. In questi giorni molti giocatori hanno protestato anche chiedendo la rimozione del suo PNG dedicato in World of Warcraft.

Per quanto riguarda Alex. Mi piaceva lavorare con lui e fare jam session nelle riunioni sulle storie. Era una persona che stimavo molto sul lavoro, ma non abbiamo mai interagito al di fuori delle jam di storie e simili. Non sono mai stato il suo capo. Non abbiamo mai interagito veramente al di fuori del lavoro o delle pause per fumare.

Non abbiamo più lavorato a stretto contatto dopo Wrath of the Lich King. Non ho mai sentito una parola su di lui, se non che potrebbe essere duro con la sua squadra o uno stronzo di tanto in tanto. Quindi apprendere tutto questo la scorsa settimana è stato assolutamente scioccante. Solo merda riprovevole.

Chris Metzen, Twitter 1 Twitter 2

Nel frattempo, anche delle testate giornalistiche del settore si stanno mobilitando. Come riportato da EuroGamer, The Gamer, GameXplain e Prima Games smetteranno di coprire i prodotti di Activision-Blizzard a tempo indeterminato o almeno fino a quando l’intera questione non si sarà chiarita. Sicuramente questo rappresenta un ulteriore danno per l’azienda di Irvine, che è nel pieno della patch 9.1 di World of Warcraft e in procinto di lanciare una nuova espansione di Hearthstone.

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