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La notizia è stata aggiornata con gli ultimi avvenimenti.

In queste ultime ore il dibattito sulla posizione che Blizzard ha assunto in merito alla questione di Hong Kong, ed in particolare al ban del giocatore “Blitzchung“, non si è placato. Anzi, mentre su reddit gli utenti si scatenano aprendo nuove discussioni sul tema, anche Epic Games ha voluto dire la sua in merito alla situazione.

Lo sviluppatore di Fortnite ha infatti dichiarato che non vieterà ai suoi giocatori o ai creatori di contenuti di trattare questioni politiche. “Epic sostiene il diritto di tutti ad esprimere le proprie opinioni sulla politica e diritti umani. Non vieteremo e non puniremo un giocatore o un creatore di contenuti per Fortnite per aver detto la sua su questi argomenti”. Questa è la nota fornita alla testata The Varge da un portavoce di Epic Games. Tuttavia in tanti hanno fatto notare che in Epic Games la presenza cinese è davvero preponderante, infatti Tencent Games detiene il 46% delle azioni di Epic, mentre solo il 5% in Blizzard. Molti si chiedono cosa sarebbe successo se la cosa fosse esplosa in casa Epic: avrebbero avuto lo stesso savoir-faire sulla questione?

Tuttavia non solo sviluppatori e giocatori, anche molti altri personaggi del settore si sono schierati su questa situazione, in particolare il noto streamer “Kripparrian”, che ha semplicemente glissato sulla situazione, asserendo che non è interessato a portare contenuti che non siano di Hearthstone sul suo canale Twitch. Ha però ribadito che il ban a Bliztchung è sicuramente una cosa esagerata.
Posizione più netta invece quella del giocatore e caster Brian Kibler, che non parteciperà al GrandMaster di Hearthstone, a meno che non cambi qualcosa per il ban di Blitzchung. La posizione di Kibler è netta e ha dichiarato sul suo blog quanto segue: “Non pretendo di capire a pieno la complessità della situazione geo-politica tra Cina e Hong Kong e tanto meno la portata massima degli interessi economici di Blizzard in Cina. Ma per me la penalità di Blitzchung è fortemente radicalizzata. Sembra che qualcuno abbia voluto creare un precedente, in modo da fare di Blitzchung un esempio per scoraggiare eventuali e futuri comportamenti simili“.

Kibler ha ovviamente riconosciuto la violazione del regolamento da parte di Blitzchung, ma ha anche espresso profonda preoccupazione. Infatti dopo il ban del giocatore, ha contattato subito Blizzard, riferendo che non si trovava più a suo agio nel presentare i prossimi GrandMaster di Hearthstone.

La situazione per Blizzard è davvero precaria, la “guerra” ora si è spostata anche su Overwatch ed in particolare è stato preso di mira il personaggio di Mei. Infatti molti utenti di reddit hanno trasformato questo personaggio in un simbolo della protesta. È anche apparso un video modificato della cinematica dedicata a Mei in cui si mostrano immagini della protesta ad Hong Kong, con sottotitoli per adattare il tutto. Altri utenti invece hanno modificato l’immagine di Mei aggiungendo una maschera e facendolo diventare un simbolo di protesta. Mentre sui social è spopolato l’Hashtag #BoycottBlizzard.

Mei portavoce della protesta

Lo scopo ultimo di molti è quello di far bandire Overwatch dalla Cina, un po’ come è avvenuto con un altro personaggio noto, ovvero “Winnie the Pooh”, anche questo ormai bandito dal paese perché usato dai dissidenti del governo cinese come caricatura al presidente Xi Jinping. La Cina vietò anche la proiezione e distribuzione l’anno scorso del film “Ritorno al bosco dei 100 Acri”, che appunto trattava del creatore di Winnie the Pooh. Ma queste non sono le uniche polemiche: qualche giorno fa anche la lega NBA e South Park sono state coinvolte nella censura della Cina e nella protesta di Hong Kong.

La scorsa settimana infatti, il general manager della squadra di basket dei Houston Rockets, ha twittato con un semplice: “Lotta per la libertà. Siamo con Hong Kong” allegando un’immagine della protesta di Hong Kong. Da qui la bagarre: il colosso Li Ning, che produce scarpe da sportive ha dichiarato di voler interrompere la collaborazione con i Rockets, e a cascata anche altri sponsor cinesi hanno interrotto ogni collaborazione con i Rockets. Questo team di basket è particolarmente seguito e famoso in Cina, da quando giocava il famoso cestista Yao Ming. La Tencent Holdings, altro colosso dell’intrattenimento in Cina che ha acquistato i diritti della lega NBA, ha deciso di sospendere tutte le trasmissioni delle partite dei Rockets, un danno economico enorme. Ovviamente dopo queste azioni da parte dei colossi cinesi c’è stata la marcia indietro da parte di NBA, con le classiche scuse ossequiose, ma ciò non ha fatto altro che buttare benzina sul fuoco.

L’incendio della polemica non si è arrestato in USA, poiché anche il noto cartone animato South Park è stato al centro del ciclone mediatico. Infatti in Cina è stato censurato un episodio chiamato “Band in China”, in cui è presente una critica non tanto velata alle numerosi situazioni nel paese asiatico. Prontamente alla censura è arrivato anche il tweet da parte dei creatori di South Park, Matt Stone e Trey Parker, che hanno così risposto: “QUESTE SONO SCUSE UFFICIALI ALLA CINA. Come l’Nba, diamo il benvenuto ai censori cinesi nelle nostre case e nei nostri cuori. Anche noi amiamo i soldi più della libertà e della democrazia.”

Una Mei ferita con la maschera simbolo della protesta di Hong Kong

Ma non finisce qui. La polemica è volata fin qui in Europa ed in particolare la questione è stata presa a cuore da un parlamentare norvegese del partito di sinistra Grunde Almeland. Il politico ha inviato una lettera sia all’amministratore delegato di Activision Blizzard, Bobby Kotick, sia al capo Blizzard, J. Allen Brack. Nella lettera viene delineato il gioco politico tra Hong Kong e Cina e di come quest’ultima stia violando la libertà di espressione. “Sono estremamente deluso e sorpreso sulla posizione di Blizzard…Come azienda multinazionale non bisogna essere privi di poteri e responsabilità quando bisogna sostenere i diritti umani fondamentali. Se i giocatori non possono fidarsi del fatto che i loro diritti siano stati presi in considerazione e la loro compagnia non li gestisce in modo equo, non vedo come sia possibile per le città e le organizzazioni nazionali sostenere eventuali tornei futuri che si terranno per i giochi indicati”.

Blizzard proprio in queste ore è corsa ai ripari, infatti molti utenti stanno segnalano che al momento non è possibile cancellare il proprio account, tutte e quattro le forme di autenticazione sono state sospese proprio per questo motivo. Inoltre sembra che sia stato bloccato il cambio nome e l’hashtag “FreeHongKong“. La questione sta assumendo le proporzioni di uno scandalo internazionale, con numerosi coinvolgimenti politici.

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