Microsoft, alcuni ex dirigenti di Activision Blizzard e il fondo pensionistico svedese Sjunde AP-Fonden hanno raggiunto un accordo da 250 milioni di dollari per chiudere una delle principali cause civili nate attorno all’acquisizione del publisher da parte della casa di Redmond. La vicenda era seguita presso la Court of Chancery del Delaware e riguardava il processo con cui Activision Blizzard aveva approvato la vendita della compagnia a Microsoft.
La causa sosteneva che alcuni membri della dirigenza Activision Blizzard, incluso l’ex CEO Bobby Kotick, avessero favorito una vendita rapida della società accettando un’offerta da 95 dollari per azione che, secondo gli azionisti, non rifletteva pienamente il reale valore della compagnia. Secondo Reuters, l’accordo raggiunto chiude sia le accuse degli azionisti sia le contropretese legali avanzate da Microsoft e dallo stesso Kotick. La cifra finale dell’intesa dovrà ora essere approvata dal tribunale del Delaware.
Nel corso del 2025 la Court of Chancery aveva già stabilito che parte delle accuse potesse proseguire in tribunale. In particolare, la giudice Kathaleen McCormick aveva ritenuto sufficientemente solide alcune contestazioni legate ai possibili conflitti di interesse di Bobby Kotick durante le trattative con Microsoft. I documenti esaminati dalla corte avevano inoltre evidenziato come il board di Activision Blizzard avesse precedentemente approvato scenari finanziari con valutazioni sensibilmente superiori rispetto al prezzo finale concordato con Microsoft. Secondo la documentazione depositata nel procedimento, alcune proiezioni interne indicavano infatti una possibile valutazione compresa tra 113 e 128 dollari per azione.
L’accordo chiude uno degli ultimi grandi contenziosi ancora aperti attorno all’operazione completata nell’ottobre 2023. Dopo anni di verifiche regolatorie, scontri con FTC e CMA e numerose cause civili parallele, l’acquisizione di Activision Blizzard continua infatti a produrre conseguenze legali anche a distanza di tempo dalla sua conclusione.
L’operazione da oltre 69 miliardi di dollari resta ancora oggi la più grande acquisizione mai realizzata nell’industria videoludica e uno dei casi che più hanno alimentato il dibattito sul consolidamento del settore gaming e sul crescente peso delle grandi holding tecnologiche nel mercato.

