Il sindacato Communications Workers of America (CWA) e Blizzard Entertainment hanno ratificato un contratto collettivo che, dopo due anni di trattative, estende gli stessi termini a tutte le unità sindacalizzate dell’azienda, invece di lasciare protezioni diverse squadra per squadra. L’accordo copre circa 1.900 lavoratori e consolida le numerose unità nate negli ultimi anni in tre gruppi di contrattazione: uno riunisce World of Warcraft, il Quality Assurance e Hearthstone/Warcraft Rumble, un secondo comprende Platform & Technology, supporto clienti, localizzazione e Story & Franchise Development, mentre il terzo raggruppa Diablo e Overwatch. Il contratto QA, ratificato separatamente a inizio 2026, viene assorbito in questo accordo unico.
Tra le tutele più rilevanti figurano i diritti di richiamo dopo un licenziamento, estesi non solo al proprio reparto ma a qualsiasi posizione aperta in azienda per cui un lavoratore risulti qualificato, entro 14 mesi dal taglio. A questo si aggiunge una liquidazione minima di quattro settimane più una settimana ulteriore per ogni sei mesi di anzianità, fino a un massimo di 39 settimane.

Il contratto introduce anche la tutela della “giusta causa”, che impedisce un licenziamento senza una motivazione formale documentata, e blocca contrattualmente l’attuale assetto di lavoro ibrido, comprese le eccezioni già in essere per chi lavora da remoto. Sul fronte salariale vengono fissate soglie minime comprese tra 51.840 e 70.400 dollari, a seconda della città in cui è basato il dipendente: per i ruoli più sottopagati l’aumento arriva fino al 34%.
Un’altra clausola riguarda l’intelligenza artificiale: Blizzard è ora tenuta a discutere e negoziare con il sindacato l’impatto di qualsiasi strumento di IA che influisca sulle condizioni di lavoro, prima della sua adozione.
Paul Cox, senior game designer su World of Warcraft, ha descritto così le tutele sui licenziamenti in una dichiarazione ad Aftermath: “Uno dei punti che abbiamo ottenuto sono delle protezioni sui licenziamenti davvero forti.” Mahreen Fatima, senior environment artist su Diablo, ha invece sottolineato il valore della clausola di giusta causa, definendola un passo che allinea finalmente Blizzard a uno standard comune “nei paesi industrializzati”, dove un dipendente non può essere licenziato semplicemente perché “non piace il suo modo di fare”.
Le trattative si sono concluse a ridosso della BlizzCon 2026, in programma la prossima settimana ad Anaheim, dopo settimane di mobilitazione dei lavoratori davanti al campus di Irvine.
Vi lasciamo alle dichiarazioni ufficiali del CWA e alla nota della presidente di Blizzard Johanna Faries, riportata da Kotaku: “Apprezziamo la dedizione e l’impegno dei nostri dipendenti sindacalizzati e dei comitati di contrattazione durante questo processo. La ratifica di questi accordi segna una pietra miliare significativa e riflette il nostro impegno condiviso a continuare a lavorare insieme a supporto dei nostri team e dei nostri giocatori.”

