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Il nome di Simone “Leta” Liguori è noto da anni alla community italiana di Hearthstone e non solo, e magari chi lo conosceva dall’inizio si ricorderà sicuramente del suo undicesimo posto nella prima classifica ufficiale dell’Arena

Più di recente, Leta è passato all’esport professionistico e dopo anni di gavetta ha stupito il mondo intero col primo posto all’Hearthstone Masters Tour Asia-Pacific Online. Grazie a questa vincita è entrato direttamente in lizza per i Grandmasters nella prima stagione del 2021!

Il messaggio di Simone subito dopo la vittoria.

Siamo riusciti a entrare in contatto con Simone che ha gentilmente risposto ad alcune domande. L’intervista che ne è uscita è stata editata per migliorarne lettura e scorrevolezza.


Ciao Leta e grazie per essere qui con noi. Raccontaci qualcosa di te e della tua esperienza con Hearthstone e i giochi Blizzard in generale.

Sono un ragazzo come tanti altri che ha conosciuto Blizzard con WarCraft III, di cui ero un vero fanboy. Hearthstone l’ho scoperto perché ci giocava il mio gemello e l’ho iniziato poco dopo Goblin vs Gnomi. Mi sono innamorato tanto di questo gioco e non ho più smesso. 

Nel 2018 ho intrapreso la carriera da professionista con Samsung Morning Stars e mi ci sono dedicato a tempo pieno. Quest’anno potrebbe essere l’anno della svolta per me e sono molto contento di come sta andando.

Parliamo del torneo cominciando dalla tua preparazione: con dei nerf implementati tre giorni prima c’è stato pochissimo tempo per testare. Cosa ha guidato la scelta della tua line up?

Per me i nerf più che un problema sono stati una sfida. Sono rimasto piacevolmente colpito dalla sorpresa di Blizzard, anche perché altrimenti si avrebbe avuto un meta identico a quello dello scorso torneo. Non mi ha spaventato. 

Come sempre, ho testato principalmente insieme a Matteo “DevilMat” Alba e avevamo un paio di opzioni di line up: quella con soft counter del Guerriero e una invece che voleva bannare Guerriero, quella che alla fine ho scelto. Abbiamo escluso il Druido quasi dal principio perché è un mazzo troppo inconsistente, e infatti credo che solo un giocatore della Top 8 giocava Spell Druid ed è stato tra i mazzi con la win rate più bassa.

Ci aspettavamo tanti Cacciatori, perciò il Ladro toccava portarlo a tutti i costi. La scelta dell’archetipo era tra Stealth e Secret, che sono entrambi buoni ma in diversi match up: il Secret se la cava meglio contro Stregone, d’altro canto lo Stealth è molto più aggressivo e contro Druidi e Cacciatori può cercare di fare molte giocate board-centriche. Io onestamente sono fan dello Stealth ed nel torneo ci ho fatto qualcosa come 12-5, mentre col Cacciatore 12-4.

Complessivamente credo che i bilanciamenti siano stati molto positivi per movimentare il meta. A prescindere dei nerf delle classi, toccava fare qualcosa. L’importante era quello.

Durante la fase svizzera c’è stato un momento in cui hai sentito che il torneo stava arrivando ad una svolta?

Per come sono fatto io, finché non ero matematicamente sicuro della Top 8 non ero soddisfatto; capita spesso che si faccia molto bene il primo giorno e poi si perdano tutte le partite il secondo. Ero comunque sempre sicuro di me e penso di aver giocato quasi perfetto, considerata anche la stanchezza che era oggettiva per tutti gli europei visto il fuso orario del torneo.

Il tuo bracket della Top 8 era un’autentica montagna da scalare, con ben tre Grandmaster di fila (tra cui il tuo ex compagno di team Bunnyhoppor). Chi è stato quello che ti ha messo più in difficoltà, sia come gioco che come scelta mazzi?

Generalmente sentivo di non essere minacciato dai loro nomi. Avrei potuto beccare chiunque e avrei avuto la stessa tensione, quello non ha influito. Justsaiyan mi preoccupava un pochino perché la sua line up era quella del soft counter a Guerriero, quindi la mia paranoia era di dover vincere con quella classe. Sapevo che aveva un Mago che poteva regalargli delle mani super pesanti, e così è anche andata. Onestamente con lui ero mezzo tranquillo.

Bunnyhoppor è stato quello più insidioso e mi ha stupito il suo ban del Ladro, che proprio non mi aspettavo. Contro di lui ho cercato di giocare molto veloce perché contro avversari lenti come lui, e anche Alutemu, avevo quasi la sensazione di metterli in difficoltà.

Alutemu lo avevo già beccato nell’ultimo round della svizzera e lo avevo battuto sempre 3-1. Contro di lui, ancora di più che contro di Bunny, sentivo che giocando veloce lo avrei messo in difficoltà, quindi cercavo di pensare a cosa fare più nel suo turno che nel mio. Si trattava di un feeling, che magari era anche sbagliato, ma penso che anche solo crederci aiuti.

Poi sapere che sia Bunny che Alutemu portavano Quest Warlock, contro il quale avevo un record di 7-0 nel torneo, mi ha dato più sicurezza. Volevo beccare Stregone nelle finali e anche questo è stato uno dei principi della mia preparazione.

I caster si sono accorti subito dello stile aggressivo di Leta.

Tu hai partecipato a tutti i Masters Tour tenuti finora, passando altrettante fasi di qualificazione. Tra i giocatori però c’è molta discussione sulla validità di queste ultime rispetto a com’era negli HCT. Qual è il sistema migliore secondo te?

I primi Masters Qualifier, quelli per Las Vegas, avevano tornei tutti i giorni e per qualificarmi giocavo dalle sei di sera alle nove di mattina, dormendo pochissimo. Subii tanto all’inizio, sia fisicamente che mentalmente, ma credo che questa esperienza mi abbia anche formato.

Adesso la situazione è leggermente cambiata, ma la mia opinione è sempre che tocca stare con la testa bassa e pedalare. Diciamo che è la mia attitudine.

Riguardo il sistema in generale per arrivare ai Grandmasters, io sono più un fan del vecchio sistema a punti per arrivare alle finali stagionali. Credo fosse più meritocratico e dava maggiore importanza alla ladder. Quello attuale non lo considero meno difficile di prima, ma avere un circuito chiuso ha sia aspetti positivi che negativi.

Parlando proprio dei Grandmasters. Quando abbiamo intervistato Pignas lui ha giudicato gli attuali Qualifier accettabili, a fronte però di un’ingiustizia di fondo per l’ingresso dei Grandmasters europei rispetto alle altre regioni di gioco. Anche te la pensi così?

La situazione europea è oggettiva, non solo in Hearthstone ma nell’intera scena Esport, ed è qualcosa che c’è da sempre. Quando ho iniziato nel 2018 e c’era ancora il sistema a punti, mi ricordo che per qualificarsi ai playoff HCT in Europa servivano 39 punti, in America 27. Quindi ho vissuto questa differenza abissale in prima persona.

Attualmente l’Europa ha fra le tre e le quattro volte il numero di giocatori top sia di Asia che delle Americhe, quindi quello che dice Pignas è oggettivo. Purtroppo però credo che si possa fare poco. O si creano due server EU, ma non è fattibile, oppure il circuito GM dovrebbe essere organizzato non per regioni ma in base ai punteggi. Così avremo ad esempio 20 europei, 8 americani e 10 asiatici e premieremmo i giocatori più consistenti.

Mancano ancora due Masters Tour nel 2020 e io sono il primo in guadagni e quindi in lista per entrare nei Grandmasters, però ancora non è garantito che io entri.

Essere arrivato primo ti mette in una buona posizione per la stagione 2021. Qual è la tua prospettiva sul diventare il primo Grandmaster italiano?

Entrare nei GM è il mio obiettivo fin dal primo Masters Tour. A momento non ci penso troppo perché so che non è sicuro, e non mi darò pace fino a quando non giocherò i prossimi tour. Occorre anche vedere chi uscirà, se ad esempio xBlyzes dovesse arrivare ultimo nella Stagione che parte tra poco ha comunque un posto garantito per il 2021, perché ha vinto due Masters Tour nel 2020.

Quindi devo sperare che chi ha vinto molti soldi quest’anno faccia bene in GM e quelli che invece usciranno non devono fare delle top.

All’inizio dell’intervista hai detto di far parte da anni del team Samsung Morning Stars. Quanto ti ha aiutato e ti sta aiutando far parte di questa organizzazione?

Ovviamente all’inizio il supporto è stato fondamentale perché mi hanno permesso di partecipare ai tornei esteri, e anche col passare del tempo mi hanno sostenuto. Avere Bunnyhoppor, giocatore di grande esperienza, nel team è stato costruttivo e mi ha formato. 

Purtroppo nel 2020, data la pandemia, quasi tutti i tornei sono stati online e sono mancate le occasioni di supporto diretto. Inoltre al momento io sono l’unico della squadra di Hearthstone e mi do quindi un po’ il merito dei miei risultati quest’anno.

Parlando invece della scena competitiva italiana di Hearthstone in generale, come valuti il suo stato di salute? Ci sono speranze per un futuro florido?

Credo che lo stato attuale della scena competitiva italiana sia tra i migliori mai avuti. Dico quasi perché credo che si possa fare sempre meglio. Aver avuto Pignas Top 2 e una Top 1 subito dopo ha dato fiducia a tutti quelli che ci stanno provando. 

Siamo maturati tanto e sono molto orgoglioso, abbiamo solo che possibilità di crescere.

Vuoi dire qualcosa in chiusura?

Vorrei far trasmettere un messaggio di tensione super alta e che non voglio accontentarmi di una singola vincita di un torneo. Finché non giocherò i prossimi due Masters Tour non sono tranquillo.

Sono convinto che, in Hearthstone come in altri giochi, vincere ti aiuti a vincere. Credo che si formi una sorta di momentum e lo voglio inseguire. Adesso che mi sono sbloccato all’estero ho ancora più voglia di far meglio.

Dove ti possiamo trovare online?

Ho un canale Twitch dove streammo regolarmente. In questo periodo me la sto prendendo comoda in attesa dell’uscita dell’espansione, ma ho in programma di fare delle card review e appena uscirà il nuovo set giocherò tantissimo. Mi trovate anche su Twitter e Instagram.

Ringraziamo Simone per essere stato con noi e Samsung Morning Stars per averci permesso di intervistare il loro campione. Buona fortuna!

Il match finale del Masters Tour Asia-Pacific Online.
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