Il quotidiano economico coreano Chosun Ilbo ha riportato, in un pezzo a firma del giornalista Kim Kang-han pubblicato il 2 settembre, che Nexon starebbe portando avanti l’acquisizione della proprietà intellettuale di StarCraft da Blizzard, con un contratto che secondo una fonte anonima del settore sarebbe “sul punto di essere concluso”. Se l’operazione fosse confermata, Nexon otterrebbe non solo tutta l’IP esistente ma anche i diritti su eventuali sequel, aprendo teoricamente la strada a uno StarCraft 3.
Lo stesso articolo, però, riporta subito dopo una versione alternativa circolante nel settore, secondo cui le due aziende starebbero negoziando solamente i diritti di sviluppo di nuovi contenuti basati sull’IP, senza alcuna cessione di proprietà. Chosun Ilbo non scioglie la contraddizione tra le due versioni, e la fonte primaria dell’intera notizia resta un singolo dirigente del settore videoludico non identificato. Al momento della pubblicazione, né Microsoft, né Blizzard, né Nexon hanno confermato ufficialmente l’operazione.

La seconda versione, quella dell’accordo di sviluppo, è coerente con tutto quanto emerso finora su questo fronte. Nell’aprile 2025 il quotidiano MTN aveva riportato che Nexon si era aggiudicata i diritti per sviluppare nuovi titoli StarCraft dopo una gara competitiva con NCSoft, Netmarble e Krafton, mentre a febbraio 2026 DNews aveva aggiunto che la divisione shooter di Nexon avrebbe avviato lo sviluppo su vasta scala. Si tratta dello stesso accordo che copre anche la distribuzione di Overwatch Rush in Corea del Sud e Giappone. In oltre un anno di indiscrezioni su questo dossier, nessuna fonte aveva mai parlato prima d’ora di una cessione totale dell’IP: sempre e solo di licenza di sviluppo.
Il contesto in cui si inserisce il rumor è quello della ristrutturazione Xbox avviata a luglio 2026, con circa 3.200 tagli previsti nell’anno fiscale in corso e diversi studi ceduti o resi indipendenti. Chosun Ilbo cita un’ulteriore fonte anonima secondo cui StarCraft, uscito quasi trent’anni fa, avrebbe “praticamente zero popolarità” negli Stati Uniti, restando invece rilevante solo in Corea del Sud, dove il quotidiano sostiene che il gioco mantenga tuttora una posizione tra le prime dieci nella classifica di popolarità dei PC bang, la rete di sale computer coreane; nessuna fonte indipendente da Chosun Ilbo conferma questo dato.
Sul piano industriale, la cessione totale di un’IP di questa portata rappresenta tipicamente l’ultima risorsa a cui un’azienda ricorre quando ha bisogno di liquidità immediata, non lo strumento preferito per un franchise ancora capace di generare valore. Un accordo di licenza di sviluppo, al contrario, permette di ottenere ricavi ricorrenti (royalty, quote di publishing, percentuali sulle vendite) senza rinunciare alla proprietà né alla possibilità di sfruttare l’IP in futuro su altri media. È lo stesso principio dietro l’operazione riportata pochi giorni fa dal giornalista Matthew Belloni su Puck, secondo cui Xbox starebbe proponendo a Netflix, Paramount e Universal un pacchetto di licenze cinematografiche e televisive su oltre una dozzina di IP, tra cui Warcraft e Diablo, per un accordo che supererebbe i 300 milioni di dollari, mantenendo però la proprietà di ciascun marchio. Vendere StarCraft nella sua interezza priverebbe Microsoft di qualunque ricavo futuro dal franchise, comprese le stesse royalty che un accordo di sviluppo con Nexon genererebbe negli anni a venire.

Va anche notato che Nexon non sembra trovarsi in una posizione che renda necessaria un’acquisizione a basso costo: la società ha chiuso il primo trimestre 2026 con un utile netto di 57,2 miliardi di yen, in crescita del 118% su base annua, e nel secondo trimestre ha completato un riacquisto di azioni proprie da 30 miliardi di yen, portando il capitale restituito agli azionisti dalla quotazione del 2011 oltre i 900 miliardi di yen complessivi. Una solidità finanziaria che renderebbe un’acquisizione comunque sostenibile, ma che non cambia la logica di convenienza dal lato di chi dovrebbe vendere.
Allo stato attuale, la notizia di Chosun Ilbo resta un rumor a fonte singola e internamente contraddittorio, in un quadro dove ogni precedente verificabile racconta un accordo di sviluppo su licenza, non una cessione di proprietà. Nessuna delle tre aziende coinvolte ha commentato.

