Il GM e VP di StarCraft, Dan Hay, è tornato a parlare del nuovo sparatutto annunciato alla BlizzCon 2026 in una serie di interviste concesse a margine dell’evento a TechRadar Gaming, GamesRadar+ e IGN, toccando temi che spaziano dalla genesi del cambio di genere da RTS a sparatutto alla scelta della data d’uscita, fino al ruolo delle fazioni nel mondo di gioco.
- Il cambio di genere non è nato da una decisione a tavolino, ma dal modo in cui il team continuava a raccontarsi la storia: a TechRadar Gaming, Hay racconta che ogni disegno o conversazione sul gioco finiva per descrivere l’azione “coi piedi per terra”, mai dall’alto.
- Le discussioni su prospettiva, armatura e su cosa potesse attaccarla e comprometterla, insieme al lavoro sui personaggi, sono gli elementi che secondo Hay hanno convinto progressivamente il team ad abbandonare la visuale dall’alto tipica della serie.
- L’esplorazione resta un pilastro della visione: Hay fa l’esempio di scorgere in lontananza un elemento riconoscibile dal primo StarCraft e poter scegliere liberamente di raggiungerlo.

- Interrogato separatamente da GamesRadar+ e da IGN sul perché annunciare il gioco a quattro anni dall’uscita, Hay ha risposto nei due casi con la stessa idea di fondo: fissare pubblicamente una data serve prima di tutto al team.
- A GamesRadar+ dichiara che mostrare la data così presto è la prova che il progetto “fa sul serio” e che si tratta di una scadenza in cui il team ripone piena fiducia, arrivando a descrivere l’abitudine di scrivere letteralmente il numero sul muro dell’ufficio come promemoria quotidiano.
- A IGN usa invece l’espressione “rallying cry” per descrivere la funzione della data, una cornice che “tiene il team onesto” rispetto all’obiettivo; alla domanda diretta se il 2030 sia una data solida risponde di sì, e su quanto sia effettivamente in sviluppo il progetto scherza dicendo di non poterlo rivelare per il team, ma di portarselo “in testa” da circa 25 anni.
- Sempre a GamesRadar+, Hay si sofferma sul significato personale di ereditare il franchise, descrivendolo come un “onore” preso molto sul serio e paragonando l’occasione a una “lotteria cosmica”: la possibilità di raccogliere il testimone da chi ha costruito StarCraft in passato per costruire qualcosa di nuovo ma allo stesso tempo riconoscibile.
- A IGN, Hay è tornato anche sul ruolo delle fazioni nell’open world, descrivendo l’obiettivo di far incontrare al giocatore i diversi gruppi che popolano il settore Koprulu attraverso l’esplorazione e la scoperta.
- Tra gli elementi di gameplay accennati, non ancora confermati in dettaglio, figura la possibilità di usare un nemico come “strumento” contro un altro nemico: un accenno a un’interazione tra fazioni più profonda del semplice scontro diretto.

