Copertina

Oggi la Redazione di DailyQuest è orgogliosa di presentare il primo articolo ospite, frutto della collaborazione con i sapienti ragazzi di Lore is Magic. L’intenzione è sempre stata quella di lasciare alla community italiana di World of Warcraft qualcosa di concreto, da ricordare. Il nome della rubrica, che richiama gli archivi storici dei Titani, vuole simboleggiare anche questo.

Come primo argomento non poteva esserci scelta migliore, dato il prossimo ritorno sulle scene di questo personaggio presente in World of Warcraft fin da Vanilla. Buona lettura!

– La Redazione di DailyQuest

“Dì soltanto che il Re dei Lich è morto, e che Bolvar Domadraghi… è morto con lui.”

Bolvar Domadraghi

La storia di Bolvar Domadraghi, uno dei personaggi più importanti che ci accompagneranno nella prossima espansione ambientata nelle Terretetre. Dal suo ruolo di Reggente di Roccavento, fino al duello con Sylvanas Ventolesto in cima alla Rocca della Corona di Ghiaccio. Tutto quello che c’è da sapere sul Carceriere dei Dannati di Azeroth.

Il Reggente di Roccavento

Subito dopo la Terza Guerra e la sconfitta della Legione Infuocata sul Monte Hyjal, il Regno umano di Roccavento dovette fronteggiare un problema: Re Varyan Wrynn infatti, era sparito in circostanze misteriose, e così il Generale Bolvar Domadraghi venne scelto come Reggente del Regno, insieme a Lady Katrana Prestor. Questo perché l’allora erede, il Principe Anduin Wrynn, era ancora un bambino.

Un giorno Re Varian fece ritorno, ma a Bolvar il suo sovrano sembrò subito, quantomeno, strano: Varian era infatti diventato molto frivolo e poco interessato agli affari del Regno. Domadraghi, vedendo quindi l’inusuale comportamento del Re, sospettò subito di Lady Katrana, la quale era sospettosamente sempre più vicina a Varian. Il cambiamento del monarca venne notato perfino dal giovane principe Anduin, che insistette quindi con il Generale Domadraghi affinché investigasse sulla faccenda.

Bolvar mandò quindi un suo uomo di fiducia, il Maresciallo Reginald Windsor, ad indagare, mentre lui preferì restare a Roccavento per vigilare sulla sicurezza di Anduin e vegliare anche sul Regno: sotto la guida di un Varian ormai palesemente manovrato da Lady Katrana, Roccavento stava infatti letteralmente cadendo a pezzi.

Per Bolvar non fu facile tenere tutto sotto controllo. Un esempio della fragilità di questa situazione fu palese quando, data la necessità di discutere dei piani di guerra riguardanti le azioni da compiere contro gli orchi e il clan nanico dei Ferroscuro, Magni Barbabronzea, il Re dei Nani, si presentò nella Capitale per un incontro con Bolvar e Re Varian. Questi, però, si rifiutò di dare il suo aiuto e di mandare le truppe di Roccavento a sostegno degli alleati di Forgiardente, ancora una volta sotto consiglio di Lady Prestor.

Magni lasciò la capitale umana molto deluso e arrabbiato per la decisione del Re, ma venne raggiunto da Bolvar il quale, cercando di non far saltare l’alleanza con i Nani, promise di inviare un contingente a supporto delle truppe dei Barbabronzea. L’ordine, tuttavia, venne annullato da Lady Katrana. Bolvar continuò così a dimenarsi tra il tentativo di tenere unita l’Alleanza e allo stesso tempo di tenere sott’occhio il principe Anduin, fino al giorno del ritorno del Maresciallo Windsor, che però non era da solo.

bolvar paladin
Bolvar combatte nella sala del trono di Roccavento

Il Ritorno di Varian e la sconfitta di Onyxia

Reginald tornò infatti a Roccavento con un uomo in tutto e per tutto identico a Re Varian, il quale si presentò come Lo’gosh e dichiarò di essere lui stesso il sovrano di Roccavento. Ma non solo: il Maresciallo svelò anche la vera identità di Lady Prestor. La donna non era altri che Onyxia, la figlia dell’Aspetto della Morte, Alamorte.

Ormai smascherata, Onixya tentò la fuga mentre alcune delle guardie di Palazzo si trasformarono a loro volta in creature draconiche per difendere il drago nero. Bolvar partecipò alla difesa di Roccavento, ma, nel caos generale, Onyxia riuscì a fuggire, prendendo anche come ostaggio il Principe Anduin.

Si scoprì così che Lo’gosh e Varian, le due personalità del Re, erano state scisse proprio da un incantesimo di Lady Katrana: queste infine si riunirono, restituendo al Regno di Roccavento il suo legittimo sovrano. Bolvar partì per la missione di salvataggio di Anduin e, insieme ad alcuni eroi, riuscì ad uccidere Onyxia e a riportare il principe a casa.

La Spedizione a Nordania

Tempo dopo, la capitale umana venne attaccata da un’improvvisa offensiva del Flagello dei Non-Morti, la quale venne fortunatamente respinta. Arthas, il Re dei Lich, si era risvegliato dal suo lungo sonno: a seguito di questo episodio, venne quindi inviata una spedizione nel continente nordico di Nordania, quartier generale di Arthas e del suo Flagello, con Bolvar che venne messo a capo di tutte le forze della spedizione dell’Alleanza.

La battaglia più grande a cui Bolvar prese parte fu quella del Cancello dell’Ira, ai confini della regione della Corona di Ghiaccio. Durante lo scontro, sia Bolvar che il comandante delle forze dell’Orda, l’orco Dranosh Faucisaure – figlio di Varok – vennero a contatto con il Re dei Lich in persona. Mentre la battaglia infuriava, con gli eserciti di Orda ed Alleanza uniti contro Arthas, un’esplosione irruppe sul campo.

Si trattava del Gran Speziale Putress, il capo dei ricercatori dei Reietti – la fazione di Non-Morti affiliata all’Orda e guidata da Sylvanas Ventolesto -, che iniziò a bombardare indistintamente Flagello, Orda e Alleanza con barili contenenti gas della cosiddetta Nuova Piaga della non-morte, seminando caos e distruzione in tutti gli schieramenti.

Mentre Bolvar stava per esalare il suo ultimo respiro, l’Aspetto della Vita Alexstrasza fece la sua comparsa nei cieli insieme al suo Stormo dei Draghi Rossi, che purificarono con le proprie fiamme il campo di battaglia dal gas, lasciando solo cenere dietro il loro passaggio. Nella battaglia, anche Dranosh Faucisaure aveva trovato la morte per mano di Arthas stesso.

Con il procedere della campagna di Nordania, si scoprì però che Bolvar era ancora vivo: tenuto in una sorta di limbo tra la vita e la morte dalle fiamme dello Stormo Rosso, era stato catturato dalle forze del Flagello e condotto dal Re dei Lich in persona, il quale per molto tempo lo aveva torturato atrocemente cercando di piegarlo al suo volere come aveva fatto con Dranosh, che era stato riportato in vita come Cavaliere della Morte. Tuttavia, Bolvar resistette e non cedette mai ad Arthas.

La Crociata d’Argento, guidata dal Paladino Tirion Fordring, trovò infine Bolvar incatenato sopra il Trono Ghiacciato durante l’atto finale della loro spedizione per la Rocca della Corona di Ghiaccio. Questo fu il teatro dello scontro definitivo con il Re dei Lich. Fu una battaglia lunga e difficile dove Arthas mise in mostra tutta la sua perfida astuzia che, però, non si dimostrò abbastanza per sconfiggere la Luce. Tirion spezzò infatti la spada runica Gelidanima con il potere di Brandicenere e il terribile nemico fu infine abbattuto e ucciso.

Tra gli spiriti liberati con la distruzione dell’arma ci fu anche quello del padre di Arthas, Re Terenas Menethil II. Quest’ultimo ammonì il paladino: per tenere sotto controllo il Flagello, che altrimenti avrebbe sciamato libero nelle terre dei viventi, avrebbe sempre dovuto esserci un Re dei Lich. Tirion allora raccolse da terra l’Elmo del Dominio, pronto ad indossarlo…

Ma una voce tuonò nell’aria. Tirion venne fermato proprio da Bolvar, incatenato al Trono, torturato, ormai reso completamente irriconoscibile dalle fiamme dei draghi: voleva essere lui stesso incoronato, assicurando che da quel momento in poi lui sarebbe stato il “Carceriere dei Dannati”. Tirion, all’inizio riluttante a condannare l’amico a quel destino, dopo le insistenze di Bolvar – ormai né vivo né morto – pose con dolore l’Elmo sul capo dell’ex Generale, che assunse quindi il ruolo di nuovo Re dei Lich.

Mentre la sua voce cambiava in un cavernoso, profondo ruggito di tomba com’era stata quella del precedente Signore del Flagello, Bolvar esortò Tirion a dimenticarlo, ad andar via e a non tornare mai più in quel luogo: il Re dei Lich era morto, e Bolvar Domadraghi insieme a lui.

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Bolvar e Dranosh affrontano il Flagello nella battaglia del Cancello dell’Ira

Il Carceriere dei Dannati

Bolvar prese subito il controllo della maggior parte del Flagello, mentre il Culto dei Dannati e pochi altri gruppi riuscirono a restare indipendenti. Come Re dei Lich, Domadraghi tornò in azione alcuni anni dopo, durante la Terza Invasione della Legione Infuocata, stringendo un’Alleanza con la fazione dei Cavalieri della Spada d’Ebano guidati dal Gran Signore Darion Mograine – futuro capo dei nuovi Quattro Cavalieri, i Generali del Nuovo Flagello del Carceriere dei Dannati-, pronti a combattere, questa volta, dalla parte delle forze del Bene contro la Legione.

Al tempo della Quarta Guerra, Bolvar ricevette la visita da parte di alcuni agenti dell’Orda, guidati dallo spirito di Vol’jin, venuto in cerca di risposte sull’entità che gli aveva sussurrato il nome di Sylvanas come nuovo Capoguerra.

Bolvar riferì a Vol’jin di non essere responsabile della nomina di Sylvanas e che la stessa Regina Banshee stava sconvolgendo l’equilibrio tra vita e morte. Il Re dei Lich, prima di costringere il gruppo a fuggire, poiché non appartenenti a quel luogo in quanto non esseri dannati o non-morti, informò il troll che quest’ultimo era stato alterato più di quanto si rendesse conto.

“Nessun Re regna per sempre.”

Dopo la fine della guerra, Bolvar diede vita ad una nuova generazione di Cavalieri della Morte come suoi alfieri. Sui suoi nuovi campioni, il Re dei Lich pose il dovere della difesa di Azeroth: era il loro fardello e allo stesso tempo il loro privilegio, costretti a sopportare il disprezzo dei viventi che però avrebbero comunque avuto sempre bisogno di loro. Guidati da Mograine, i nuovi Cavalieri della Morte riportati in vita dal Re dei Lich alla Corona di Ghiaccio si sarebbero recati nelle terra dei vivi per scegliere da soli il proprio destino.

Ma una nuova minaccia si stagliava all’orizzonte. Dopo l’abbandono dell’Orda, Sylvanas si avventurò alla Rocca della Corona di Ghiaccio e combatté contro Bolvar. Potenziata oltre ogni limite da poteri ancora misteriosi, la Banshee vinse la battaglia e sfilò l’Elmo del Dominio dalla testa del Re dei Lich, affermando che Bolvar non fosse degno di un potere così grande.

Dal canto suo, immaginando che Sylvanas stesse per indossare l’Elmo, Domadraghi le ricordò che quel potere sarebbe stato come una prigione per la Regina Banshee. Ma i piani di Sylvanas erano ben diversi: ribattendo che la vera prigione in realtà fosse il mondo stesso, e proclamandosi come unica liberatrice, spaccò l’Elmo in due, rompendo così il velo tra Azeroth e le Terretetre.

Nonostante la perdita dell’Elmo del Dominio, Bolvar restò comunque vivo grazie al fuoco della vita di Alexstrasza presente dentro di lui: ora si appresta ad aiutare le razze mortali ad avventurarsi nelle misteriose Terretetre, nel suo nuovo ruolo di comandante supremo dei Cavalieri della Morte.

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Bolvar a Revendreth, dopo lo scontro con Sylvanas

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