“Può esserci un solo me…”
Galakrond
Per l’episodio di Febbraio, i Dischi di Norgannon vi raccontano la storia di una delle figure più importanti dell’antico Azeroth, colui che venne soprannominato il Padre dei Draghi: Galakrond!
Le origini
Per raccontare la storia di Galakrond, bisogna risalire all’Azeroth Primordiale, migliaia e migliaia di anni fa. Il protagonista della nostra storia era un enorme proto-drago, che passò alla storia come il “Progenitore” o “Padre dei Draghi”. Si trattava davvero di un colosso enorme, basti pensare che la sua sola stazza era superiore a quella dei Cinque Aspetti messi insieme, che il suo ruggito poteva essere udito a miglia di distanza e che il battito delle sue ali era in grado di generare vere e proprie tempeste.
Galakrond era solito cacciare con i suoi compagni proto-draghi e per lungo tempo fu visto come una benevola guida per la sua razza. Poi, un giorno, improvvisamente, egli cambiò e divenne il terrore della preistoria di Azeroth. I suoi compagni proto-draghi non si riuscirono a spiegare cosa avesse causato un tale cambiamento, ma i comportamenti di Tyr, uno dei Guardiani incaricati dai Titani di vegliare su Azeroth, lasciarono intuire che egli stesso avrebbe potuto essere la causa del repentino cambiamento del grande drago, o almeno, lui stesso si incolpava di quel cambiamento.
In realtà, questo cambio di direzione nella storia di Galakrond, così come la sua crescita accelerata ed incontrollata, fu causata dall’aver bevuto le acque delle sorgenti di Uldorus, nelle Isole dei Draghi, le quali erano state corrotte dal Dio Antico Yogg-Saron.
Una fame insaziabile
Fu il giorno che dozzine di proto-draghi si radunarono per cacciare che Galakrond apparve prendendo le loro prede e terrorizzando tutti i presenti. Tra tutti, un proto-drago dai colori bianco e blu si mostrò particolarmente curioso di sapere cosa avesse causato il cambiamento del grande drago. Il nome di questo proto-drago era Malygos.
Quest’ultimo si dimostrò curioso di scoprire perché Galakrond avesse cacciato in quella zona quando non lo aveva mai fatto prima e quindi chiese il parere di un altro proto-drago con cui aveva da poco stretto amicizia, un esemplare grande per la media, dai colori neri, di nome Neltharion. L’amico rispose che semplicemente in quella zona c’era più cibo, ma Malygos si affrettò a sottolineare che quel cibo era il loro cibo. Come se ciò non bastasse, Galakrond iniziò ben presto a divorare dozzine di altri proto-draghi, assorbendo così anche parte dei poteri latenti in essi, il che era impensabile per gli altri poiché la loro razza non praticava il cannibalismo. Tuttavia, l’orrore non finì qui, poiché si scoprì inoltre che quelli cannibalizzati da Galakrond venivano successivamente rianimati come non morti, chiamati a quell’epoca “non viventi”, e ridotti in schiavitù.
Al comando di Galakrond i non viventi iniziarono a cacciare le loro controparti in vita, infettando inoltre coloro che venivano morsi. Un proto-drago di nome Coros cercò di emulare Galakrond credendo che quest’ultimo non avrebbe divorato quelli come lui. A tal fine, pianificò di incontrare Galakrond in segreto e di informarlo del tempo e del luogo in cui Talonixa, l’Alfa prescelta dai proto-draghi viventi, aveva deciso che l’esercito dei vivi avrebbe attaccato il Padre dei Draghi. Apparentemente soddisfatto di queste informazioni e del pensiero del banchetto che avrebbe consumato, Galakrond volò via, risparmiando apparentemente Coros e i suoi compagni. Tuttavia, quando quest’ultimo ed i suoi seguaci spiccarono il volo verso il cielo, il drago colossale tornò e li divorò rapidamente tutti.

L’alba degli Aspetti
Nonostante Talonixa fosse venuta a conoscenza del tradimento di Coros e avesse deciso così di colpire in un luogo e in un tempo diversi, Galakrond fu comunque in grado di usare le sue forze non viventi per attirare i suoi nemici in una trappola. Egli “eruppe” dalla terra quando l’esercito si era posizionato nei cieli e spazzò velocemente le loro fila. Dopo aver ucciso Talonixa tuttavia, Galakrond non fu in grado di divorare quest’ultima e gran parte dei draghi rimasti uccisi, a causa delle azioni di Malygos e Neltharion, ai quali adesso si era unito anche un terzo proto-drago di solito schivo e solitario dai colori bronzei: Nozdormu. I tre tuttavia, capirono ben presto di non avere possibilità di vittoria, e così Malygos si ritirò, andando alla ricerca delle leader degli ultimi due stormi mancanti nella lotta contro Galakrond. Il drago bianco e blu trovò così Alexstrasza, considerata la più intelligente tra i proto-draghi e l’unica in grado di utilizzare una forma primitiva di linguaggio. Insieme al drago rosso si trovava inoltre la sorellina di quest’ultima, il piccolo drago dai colori verdi, Ysera. Le due furono concordi sulla necessità di fermare Galakrond, sebbene Ysera sostenesse che si potesse ancora cercare la pace senza combattere. Alexstrasza si dimostrò comunque molto presa dalla faccenda e ben presto si elevò al ruolo di leader della rivolta contro Galakrond. Ora tutti riuniti, i viventi attaccarono il Padre dei Draghi, attacco a cui si unì anche il Guardiano Tyr, che riuscì a scacciare Galakrond dopo averlo colpito con il suo martello da guerra.
Successivamente, Tyr incontrò i Cinque proto-draghi che per primi avevano iniziato la rivolta, informandoli che Galakrond stava adesso dormendo in una catena montuosa a nord e che quello era il momento perfetto per attaccare. Dopo aver raccolto le proprie forze, Tyr e gli altri si incontrarono vicino al luogo in cui dormiva Galakrond e subito ingaggiarono il colosso in battaglia. Nel corso di quest’ultima, il Custode usò nuovamente il suo martello, oltre ad un misterioso manufatto chiamato “Scintilla di Tyr”, un disco dalla forma ottagonale che, secondo le parole del Custode stesso “assicurava il futuro”. Vedendo la Scintilla, le enorme fauci di Galakrond si avventarono su di essa, strappando non solo quest’ultima da Tyr, ma mutilandolo della sua mano. Soddisfatto della sua vittoria, Galakrond iniziò a mutare ancora una volta e perse i sensi, permettendo così la fuga dei suoi nemici.
La fine
Dopo aver ripreso conoscenza, Galakrond si ritrovò incapace di trovare prede da divorare poiché i viventi avevano iniziato a nascondersi e a non farsi localizzare. Con la fame in costante aumento, Galakrond, in una mossa che sbalordì e sorprese i futuri Aspetti Draconici, iniziò a divorare i suoi stessi alleati non-viventi, poiché essi erano gli unici a non nascondersi da lui. Nonostante la sua fame tuttavia, il colossale drago fu in grado di mostrare moderazione e di non scendere nella totale follia mantenendo abbastanza non-viventi “in vita” da servire da forza di scouting per dare la caccia alla sua preda preferita: i proto-draghi viventi.
Alla fine, Galakrond e le sue forze vennero attaccate dai Cinque nella regione che sarebbe diventata nota come Dracombra. Durante la battaglia finale, Malygos riuscì ad infilare un enorme masso nella gola di Galakrond, il quale iniziò freneticamente a cercare di rimuoverlo. Nonostante tutti i suoi sforzi però, egli non riuscì a rimuovere il macigno dalla sua gola grazie alle azioni di un altro futuro Aspetto. Malygos infatti, usò il suo respiro ghiacciato per solidificare ancora di più il masso, mentre Neltharion fece letteralmente esplodere un non-vivente sul corpo del Padre dei Draghi, causando alla fine la morte di Galakrond per soffocamento. Da quel momento in poi, Malygos e Neltharion divennero migliori amici. Alexstrasza invece, per la grande leadership mostrata venne riconosciuta da tutti gli altri proto-draghi come la Regina della razza draconica.
Tuttavia, volendo mantenere segreta la verità sulla storia di Galakrond per impedire ad altri di emularlo, i futuri Aspetti incoraggiarono la diceria secondo cui i Titani li avessero creati dal cadavere di quello che era stato il Padre dei Draghi.

L’eredità
L’eco di Galakrond persistette per i millenni a venire, divenendo protagonista di diverse imprese o tentativi di rianimare il più grande dei Draghi. Il più importante tentativo in questo senso fu compiuto dal Re dei Lich Arthas, quando incaricò il Gran Negromante Antiok di rianimare i resti di Galakrond, tutt’oggi visibili a Dracombra, per renderlo un non-morto al suo servizio. Questi piani tuttavia, vennero sventati dagli avventurieri di Orda e Alleanza, i quali uccisero Antiok e i suoi accoliti.
Anche diverse reliquie vennero recuperate nel corso del tempo. Ad esempio, un frammento dell’artiglio di Galakrond così come del masso che lo uccise vennero recuperati dallo Stormo Nero e portati nelle sotterranee Caverne di Zaralek, mentre Kalecgos ai tempi del Cataclisma riuscì a ritrovare la Scintilla di Tyr.
Tutto ciò dimostra come la storia di Galakrond abbia influenzato e continui ad influenzare quella di Azeroth, tanto da tornare addirittura come protagonista. Il cadavere di Galakrond fu infatti l’obiettivo dell’Incarnazione della Terra, Iridikron, il quale riuscì a catturare l’essenza del Padre dei Draghi in un manufatto, noto come Cuore Oscuro, per consegnarlo a Xal’atath, l’Aralda del Vuoto, per i suoi oscuri ed ancora misteriosi piani…
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