World of Warcraft

Dischi di Norgannon, Vol.24: Alexstrasza, il caldo abbraccio della Regina dei Draghi

“Il mio Aspetto è la Vita, Oscuro, e io, come tutte le madri, ne conosco sia il dolore che le meraviglie che contiene!”

Alexstrasza, la Protettrice della Vita

Tornano i Dischi di Norgannon! Dragonflight è ormai uscita, e noi concludiamo il nostro lungo viaggio nella storia degli Aspetti con l’ultimo elemento del gruppo: Alexstrasza, la Protettrice della Vita, Regina e Madre dei Draghi!

L’Alba degli Aspetti

Come tutti i grandi Aspetti, anche Alexstrasza era inizialmente un proto-drago: uno dei più intelligenti e maestosi. Era anche in grado di parlare, seppur in maniera ancora primordiale, a differenza di molti suoi simili più vicini ad animali. Lei, suo fratello Dralad e sua sorella Ysera erano gli unici rimasti della loro covata. Nel tentativo di trovare altri sopravvissuti, la giovane proto-dragonessa e sua sorella incontrarono Malygos e i tre furono attaccati da un proto-drago grigio selvaggio, probabilmente spaventato da qualcosa. I tre strinsero amicizia e si trovarono spesso a cacciare insieme. Durante una di queste battute di caccia assieme al resto dello stormo vennero però trovati e attaccati da Galakrond. Terrorizzati di fronte a questa visione, i tre giovani proto-draghi si nascosero col resto dello stormo. Un loro compagno giovane e forte, chiamato Neltharion, li prese però in giro per la loro debolezza. Nacque così un’amicizia destinata a durare per millenni. I giovani amici presto capirono che Galakrond stava usando rituali blasfemi per nutrirsi degli altri draghi, aumentare il suo potere e la sua stazza e creare al contempo un esercito di ‘non-viventi’ al suo completo servizio. Assieme gli altri quattro amici, si trovò completamente spiazzata e impotente quando Talonixia – generale della resistenza contro Galakrond – ordinò la distruzione di coloro che erano stati mutati da Galakrond in draghi Non-Viventi: piuttosto che cercare la soluzione per curarli, la loro guida aveva deciso per lo sterminio. Questo non fece altro che rafforzare il legame dei cinque – nel frattempo, infatti, a loro si era unito anche Nozdormu – e il desiderio di cercare un’altra via per la loro specie.

Alexstrasza Proto-Drago
Alexstrasza Proto-Drago

La guerra contro Galakrond e l’alleanza con Tyr

Un alleato inaspettato giunse all’orizzonte. Il Guardiano Tyr usò uno dei ‘non-viventi’ per attirare l’attenzione di Alexstrasza e della sorella Ysera. Fu proprio il Guardiano a spingere per inseguire Galakrond, invece di essere sue prede, prendendo le parti dei proto-draghi. Col suo martello al fianco e un misterioso artefatto ottagonale sulla sua cintura, scese in battaglia tentando di “assicurare loro un po’ di futuro”. Con l’artefatto, il Guardiano benedisse Alexstrasza, Malygos, Ysera, Nozdormu e in un secondo momento anche Neltharion.

Tyr utilizzò la potenza del suo martello per frastornare l’enorme Galakrond, riuscendo anche a ferirlo. Nella foga, egli perse la sua arma. Tentando di recuperarla, Galakrond gli mozzò una mano con un morso, crescendo sempre più in forma e dimensione. Anche la sua mutazione si andò modificando, rendendolo sempre più simile a un drago vero e proprio. Provato dalla battaglia, Tyr infine perse conoscenza.

Alexstrasza, Malygos, Ysera, Nozdormu e Neltharion decisero di dover agire una volta per tutte. Sfruttando quanto fatto da Tyr, i cinque riuscirono a colpire il colosso, che nel frattempo aveva iniziato a divorare anche i suoi stessi ‘non-viventi’. Ysera e Nozdormu svilupparono un legame particolare in battaglia, mentre Malygos e Neltharion riuscirono a infliggere finalmente il colpo finale alla mostruosità alata, facendogli ingoiare un enorme macigno e soffocandolo. Fu in questa battaglia che Malygos, da iniziale leader del gruppo, cedette la responsabilità del comando ad Alexstrasza.

La nascita dei Grandi Aspetti

La battaglia era vinta. Ma il mondo aveva bisogno di protettori. Di qualcuno che avrebbe preservato l’equilibrio e impedito a minacce come Galakrond di distruggerlo. Fu così che i Guardiani compagni di Tyr proposero ai cinque proto-draghi di ricoprire questo ruolo. Ciascuno di essi ricevette un dono particolare da un Titano patrono. Neltharion, inizialmente distratto come da qualche sussurro lontano, accettò di ricoprire il ruolo che gli veniva offerto. Uno dei loro primi compiti fu incoraggiare la diceria secondo la quale i Titani li avessero creati a partire da Galakrond. Questa fu ovviamente una bugia creata ad arte per evitare che altri draghi percorressero l’oscuro cammino di Galakrond.

Alexstrasza venne benedetta dal potere di Eonar attraverso la Guardiana Freya, e grazie alla sua empatia e naturale istinto di protezione verso gli altri compagni fu incaricata di sovrintendere la vita in ogni sua forma. Inoltre, poiché ella aveva guidato i suoi compagni in battaglia, venne nominata dai Titani come Regina dei Draghi. Tutti i membri della razza draconica l’avrebbero per sempre riconosciuta come loro capo, ma anche come una madre amorevole e severa capace di accogliere nel suo caldo abbraccio chiunque lo desiderasse.

La guerra con i Primalisti e la creazione dei Dracthyr

Il dolore provocato dalla guerra contro Galakrond non terminò con la sua morte. Molti antichi proto-draghi scelsero di non schierarsi dalla parte di Tyr e dei Titani con i cinque compagni che in futuro sarebbero diventati gli Aspetti. Piuttosto, la loro decisione fu di seguire l’antico e malvagio progenitore dei draghi. Questi dissidenti, chiamati Primalisti, si ribellarono ai loro simili e perseguirono le idee e i metodi di Galakrond anche dopo la sua caduta.

Questi fatti provocarono un’irrimediabile frattura tra i membri della razza draconica. I Primalisti, piuttosto che abbracciare il potere dei Titani, si votarono agli elementi infondendo sé stessi con il loro potere primordiale. Conscio della guerra civile venutasi a creare, per combattere il conflitto a venire, circa 20mila anni fa Neltharion creò i Dracthyr. Nella sua idea, da questa nuova razza draconica sarebbero nati i soldati perfetti, combinando le essenze dei Draghi con i tratti delle razze mortali. Alexstrasza, rifiutandosi di uccidere altri membri della sua specie, fece in modo che i draghi Primalisti fossero imprigionati per l’eternità.

Contro i Geloskorn

L’alleanza con Tyr e i Guardiani fu presto ripagata, durante la guerra contro il clan Geloskorn, dove il Guardiano combatteva al fianco dei terrigeni. Capendo che non ce l’avrebbero fatta da soli, Tyr chiamò in aiuto i Grandi Aspetti. Essi intervenirono con tutta la loro potenza, mostrando per la prima volta al mondo di cosa erano capaci. Alexstrasza, Malygos e Neltharion utilizzarono i loro poteri per devastare l’esercito dei vrykul. Ma l’incantesimo risolutivo fu tessuto da Ysera e Nozdormu.

I due riuscirono a creare una nebbia mistica che causò un sonno immediato ai titanoforgiati. Così, paralizzati e impossibilitati a muoversi, queste creature furono imprigionate in profonde tombe a nord di Nordania, senza mai poter conoscere i pacifici campi del Sogno di Smeraldo. Sarebbero rimasti lì prigionieri per eoni.

La Guerra degli Antichi

Alexstrasza fu uno dei tre Aspetti che parteciparono attivamente alla Guerra degli Antichi contro la Legione Infuocata. La Regina dei Draghi, il Tessitore d’Incantesimi, il Senza Tempo e la Sognatrice non sapevano infatti che il loro fratello più rispettato – Neltharion – stava segretamente covando in sé i germi del tradimento. Il grande drago nero, utilizzando la paura che tutte le razze mortali nutrivano nei confronti dell’invasione demoniaca, convinse ogni singolo drago vivente a riversare parte della sua essenza nell’Anima dei Demoni, spiegando come potesse diventare un’arma che avrebbero poi potuto usare per sconfiggere la Legione. Anche gli altri Aspetti cedettero parte del loro potere nella creazione di quest’arma: un disco d’oro, forgiato in gran segreto nell’Antro di Neltharion dal suo stesso sangue, miscelando magia, poteri arcani e sciamanici, ma anche l’oscurità degli Dei Antichi. L’Aspetto della Terra creò un incantesimo appositamente per celare la vera natura dell’arma agli altri Draghi.

L’artefatto era pronto: Neltharion, gli Aspetti e gli Stormi volarono verso Zin-Azshari per unirsi alla guerra degli Elfi della Notte contro la Legione. Il momento della verità era giunto: il grande Aspetto usò l’arma per uccidere indiscriminatamente demoni ed elfi, proclamando la supremazia dei Draghi, e di sé stesso, su tutti gli altri esseri viventi. In un supremo atto di follia e di potere, Neltharion paralizzò gli altri Stormi, che poterono solo guardare con orrore mentre distruggeva con un colpo solo la stragrande maggioranza dello Stormo Blu e colpiva quasi a morte Malygos, colui che era stato il suo fratello di sangue. Dopo questa dimostrazione, egli si ritirò, convinto di avere conquistato il suo nuovo posto di dominatore.

Alexstrasza venne colpita in modo particolarmente pesante da questo atto. Aveva sempre visto in Neltharion qualcosa in più che un fratello e un amico: scoprire che nel suo cuore albergava così tanta oscurità la spezzò in un modo che non avrebbe mai potuto immaginare. Ciò nonostante, la Regina dei Draghi combattè per la libertà di Azeroth e, dopo la Grande Separazione, benedisse con Ysera e Nozdormu il nuovo Albero del Mondo Nordrassil, nato da una ghianda di G’Hanir, l’Albero Madre.

Tempi di pace

Dopo questi eventi lo Stormo Rosso visse un periodo di relativa pace. L’ascesa di una nuova razza, gli Umani, e dei loro regni preoccupò però la Regina dei Draghi. Il dibattito su come i draghi dovessero confrontarsi con questi nuovi ‘inquilini’ di Azeroth fu acceso, con addirittura una fazione che voleva sterminarli prima che diventassero troppo pericolosi. Alexstrasza si oppose fortemente, ritenendo che invece andassero educati e accompagnati in quanto giovane razza. In questi anni la Madre dei Draghi fu una presenza costante e attiva, anche se mai in prima linea. Fu lei a consegnare l’antica lama Quel’Delar al re degli Alti Elfi Anasterian Solealto. Alexstrasza partecipò anche alla cerimonia del Giorno della Sembianza in cui il drago bronzeo Chronormu decise di assumere la forma mortale di una gnoma: la Regina dei Draghi benedisse questa scelta, dando il benvenuto alla sua nuova forma. Sempre in questo periodo, Dahila Toccosolare si offrì alla Regina come ancella protettrice del Santuario dello Stormo di Rubino. Nell’anno 823 BDP, la Guardiana Aegwynn cercò e ottenne l’aiuto di Alexstrasza per cacciare e distruggere alcuni agenti della Legione a Dracombra.

La Prima e la Seconda Guerra

L’apertura del Portale Oscuro risvegliò Alamorte dal lungo riposo che si era concesso per recuperare le energie dopo la sconfitta contro le forze ribelli alla Legione. Il drago osservò con curiosità lo scontro tra gli Orchi e gli Umani, provando a influenzare gli eventi della Prima Guerra in atto. Egli comprese che con la giusta influenza avrebbe potuto manipolare gli eventi a proprio vantaggio per avere la sua vendetta contro gli Aspetti. Assumendo la forma del nobile umano ambasciatore di Roccavento, convinse i signori di Lordaeron che le voci della guerra al sud erano solo cospirazioni e pettegolezzi, prevenendo l’intervento in guerra dei regni del nord. Allo stesso modo, s’infiltrò tra gli orchi e in poco tempo divenne fidato consigliere sia di Orgrim Martelfato che di Gul’dan che di Manonera.

I regni umani non avrebbero dovuto, nella visione del drago, riunirsi e recuperare forza e potere. E Alamorte non intendeva rivelarsi per non rischiare di essere colpito dagli altri Aspetti, che ancora lo stavano cercando, prima di aver riportato il suo Stormo al massimo della gloria. Così, il Distruttore manipolò gli eventi in modo che il clan Fauci di Drago riuscisse a recuperare l’Anima dei Draghi: egli non poteva utilizzarla a causa dell’incantesimo degli altri Aspetti, ma gli orchi si. E proprio a causa delle proprietà dell’artefatto, avrebbero potuto usarlo per scopi di dominio e conquista a danno degli altri Stormi.

Furono il capoclan Zuluhed e il suo stregone più fidato Nekros a recuperare l’arma, a costo di molte vite di orchi contro il guardiano Orastrasz. E fu proprio lo stregone, percependo le energie oscure dentro il disco, a dare ad esso il nome di Anima dei Demoni. Alamorte istruì Nekros su come utilizzare l’arma per ridurre in schiavitù i draghi. In particolare uno: Alexstrasza. La Regina dei Draghi, percependo che l’artefatto era stato violato, si recò in esplorazione con alcuni dei suoi, solo per finire nella trappola di Alamorte. Nekros concentrò i poteri dell’Anima dei Demoni sull’Aspetto della Vita e la irretì, ponendola in schiavitù. Gli altri draghi suoi figli, di fronte al tormento della loro Regina, chinarono controvoglia il capo davanti ai loro nuovi signori, senza sapere che anch’essi erano stati manipolati. Alexstrasza fu dunque imprigionata nelle profondità di Grim Batol, l’antica fortezza nanica conquistata dal clan di Orchi. La Madre della Vita venne costretta da Nekros a deporre uova e a far nascere nuovi draghi per gli orchi da usare in battaglia. Nel suo nascondiglio, Alamorte godeva di ogni momento di sofferenza della sua antica compagna.

La Battaglia di Grim Batol

L’ombra di Alamorte si estese per diversi anni su Alexstrasza e il suo Stormo, finché l’Aspetto della Morte non decise di fare un altro passo avanti. In forma di un nobile umano, Daval Prestor, si infiltrò a Lordaeron e divenne una voce molto ascoltata da Re Terenas Menethil II, padre di Arthas. Prestor si spacciò per un piccolo nobile del nord il cui regno era finito distrutto dagli orchi durante la Prima Guerra. Con le giuste parole e i suoi poteri mentali, Alamorte riuscì a farsi nominare da Terenas re di Alterac al posto del traditore Aiden Perenolde. Così, all’oscuro di tutti, intendeva seminare discordia tra i regni e distruggere l’Alleanza dall’interno. Solo il drago rosso Korialstrasz riuscì a scoprire chi fosse Prestor, prima di finire prigioniero di una potente trappola magica.

I maghi di Dalaran compresero però che qualcosa non andava, e che lord Prestor nascondesse qualcosa. Sospettosi nei confronti dei comportamenti dei re del nord, tra cui l’insolitamente docile Genn Greymane, iniziarono a indagare meglio. Anche stavolta, Alamorte non si fece trovare impreparato. Manipolò il mago umano Rhonin nel tentativo di liberare Grim Batol dalla presa degli orchi. L’Aspetto della Morte, infatti, non aveva più interesse in loro: il suo solo scopo adesso era di ripristinare uno Stormo tutto suo, usando le uova covate dalla Regina Alexstrasza.

Ma Nekros non aveva nessuna intenzione di abbandonare il suo potere così faticosamente conquistato. Tentò allora di usare l’Anima dei Demoni contro lo stesso Alamorte, senza successo: l’artefatto non aveva alcun potere sul drago nero. Egli iniziò a portare distruzione a Grim Batol, tanto che gli Aspetti ancora liberi – contattati proprio da Rhonin – intervennero riluttanti, uscendo dai loro nascondigli. Il potere di Alamorte era comunque troppo grande per loro… finché il mago umano non riuscì a rubare l’Anima dei Demoni da Nekros e comprenderne una debolezza strutturale, distruggendola. Tutti i poteri imprigionati in essa, compresi quelli degli altri Aspetti, furono rilasciati. Ysera, Malygos, Nozdormu e Alexstrasza recuperarono pienamente la loro forza e costrinsero Alamorte a una fortunosa ritirata a Rocciafonda. Non solo la Regina era di nuovo libera, ma aveva recuperato completamente il suo potere di Aspetto. Lo Stormo dei Draghi Rossi poteva finalmente tornare a proteggere la vita e ricostruire la propria razza ormai devastata. Ma gli Aspetti furono scioccati, emotivamente e fisicamente, dall’aver recuperato la pienezza dei propri poteri. Alexstrasza decise di ritirarsi, in un luogo mai rivelato – probabilmente Dracombra – assieme a gran parte del suo Stormo. Dopo la Terza Guerra, quando il nuovo Arcidruido dei Kaldorei Fandral Elmocervo le chiese di benedire Teldrassil, il nuovo Albero del Mondo, la Regina dei Draghi rifiutò.

La Guerra del Nexus

Alcuni anni dopo Alexstrasza richiamò al Tempio della Lega dei Draghi, a Dracombra, i membri della Lega e le razze mortali per combattere in quella che sarebbe passata alla storia come la Guerra del Nexus. Malygos, l’Aspetto della Magia, non si era mai del tutto ripreso dal tradimento di Neltharion. Dopo aver recuperato i suoi poteri assieme agli altri, sembrava che inizialmente la sua sanità mentale fosse migliorata, ma era solo una vana speranza. Il Tessitore d’Incantesimi si convinse che le razze mortali avessero rubato e pervertito il dono della Magia, e in particolar modo i Maghi di Dalaran rappresentassero una minaccia per tutto il pianeta. Iniziò così una crociata purificatrice contro gli utilizzatori della magia da parte dei non-draghi, ritenuti indegni di questo potere. Alexstrasza, memore della promessa fatta a Rhonin quando il mago la liberò dalla prigionia, si schierò dalla parte dei mortali contro il suo amico e fratello ormai impazzito. Lei stessa scese in battaglia insieme al suo Stormo per porre fine a questa minaccia, assieme a Orda e Alleanza.

La Regina dei Draghi ebbe anche un ruolo determinante durante la Battaglia del Cancello dell’Ira, quando intervenne per distruggere i non-morti in avanzata e purificare la zona dalla Piaga di Putress. In quest’atto, accidentalmente, il Fuoco della Vita ebbe un effetto imprevisto su un grande eroe di Roccavento, Bolvar Domadraghi, tenendolo in un limbo tra la vita e la morte.

In difesa dei Kaldorei

Quando Azeroth fu attaccata dall’Incubo di Smeraldo, Alexstrasza si attivò immediatamente per salvare Broll Mantodorso, Tyrande Soffiabrezza ed il drago verde Eranikus dall’attacco di Lethon ed Emeriss, altri due draghi corrotti dall’Incubo. La Regina dei Draghi ebbe un ruolo attivo durante la battaglia, restando a guardia di un portale segreto a Darnassus mentre i Druidi combattevano nel Sogno di Smeraldo contro Fandral Elmocervo.

Dopo la conclusione del conflitto, lei, insieme a sua sorella Ysera, benedisse nuovamente l’Albero del Mondo Teldrassil e presiedette alla cerimonia del matrimonio tra Malfurion e Tyrande.

Il Cataclisma e l’Ora del Crepuscolo

Ma non passò molto tempo prima che Azeroth venisse sconvolta dal catastrofico evento che passò alla storia come il Cataclisma, che segnò anche il ritorno nel mondo di Alamorte. Negli Altipiani del Crepuscolo, la Regina dei Draghi si confrontò con il suo ex amico, e dopo una dura battaglia cadde al suolo severamente ferita. Solo il tempestivo soccorso di un avventuriero e del drago rosso Caelestrasz salvò Alexstrasza dalla morte per mano di Alamorte, trovando rifugio al Tempio della Lega dei Draghi dove passò diverso tempo per recuperare le forze.

Tuttavia, un grave lutto stava per colpire la Regina dei Draghi. A seguito del ritorno di Alamorte infatti, essi si riunirono proprio al Tempio della Lega dei Draghi per incontrarsi per la prima volta con lo Stormo dei Draghi Blu dalla morte di Malygos. Korialstrasz, non particolarmente apprezzato da molti dei Blu, in particolare da Arygos, scelse di non partecipare all’incontro, preferendo restare a guardare la sua nuova covata di uova nel Santuario di Rubino. Mentre Alexstrasza si recava all’incontro, Korialstrasz scoprì il Martello del Crepuscolo all’interno del santuario, il quale stava lanciando incantesimi oscuri sulle uova. Confrontandoli, scoprì che i loro incantesimi avevano mutato i cuccioli, trasformandoli in draghi cromatici deformati, e quando toccò un uovo mutato, l’infezione passò anche a lui. Gli venne quindi rivelato che non solo l’intera covata di uova era infetta, ma che lo fossero anche le uova di tutti gli altri Stormi, in ciascuno dei loro santuari. Mezzo mutato in un drago cromatico ma pensando alla sua amata regina un’ultima volta, Korialstrasz fece ricorso a tutto il suo potere ed fece esplodere il santuario verso l’esterno, distruggendo una buona parte del Tempio sacrificando inevitabilmente la sua vita e distruggendo migliaia di uova.

Mentre la sua morte e il suo apparente tradimento furono uno shock per gli altri Stormi, Alexstrasza fu ovviamente colei che soffrì di più. In preda a una tristezza che rasentava la follia, fuggì al centro di Desolanda, dove rimase seduta in attesa della morte. Thrall tentò poi di destarla dalla sua depressione ma, almeno inizialmente, non ci riuscì.

Successivamente, durante una battaglia sopra il Tempio della Lega dei Draghi, lo stesso Thrall ebbe un’esperienza di pre-morte dopo essere caduto da un’altezza straordinaria. Nella sua visione, tra le altre cose, lo sciamano vide la verità dietro le azioni di Korialstrasz. Quando la battaglia finì, Thrall portò la notizia ad Alexstrasza, che si riunì alla lotta con rinnovato intento per non lasciare che il sacrificio del suo amore fosse stato vano.

Da quel momento poi, ormai pienamente guarita dalle ferite del corpo e dell’anima, Alexstrasza partecipò attivamente alla battaglia contro Alamorte ed i suoi alleati, che ebbe il suo culmine nella battaglia finale contro l’Aspetto della Morte quando lei e gli altri Aspetti incanalarono il loro potere nell’unica arma che avrebbe potuto sconfiggere l’ex amico: la sua stessa Anima dei Demoni. Utilizzata da Thrall, l’Anima sconfisse Alamorte segnando, come disse infine la stessa Alexstrasza, l’inizio dell’Era dei Mortali. Per sconfiggere l’ex Guardiano della Terra infatti, gli Aspetti avevano perso i loro poteri.

Alexstrasza lotta contro Alamorte
Alexstrasza lotta contro Alamorte

La nuova vita e il ritorno alle Isole dei Draghi

Da quel momento per Alexstrasza e gli altri Draghi iniziò una nuova vita, una nella quale il gravoso compito di vigilare su Azeroth non era più degli Aspetti, almeno non come lo era stato fino al giorno della caduta di Alamorte. La Regina dei Draghi, insieme ai suoi simili si limitò, pur sempre prestando attenzione, ad osservare esternamente gli eventi di Azeroth, tornando in azione solo durante Quarta Guerra, quando lei stessa e lo Stormo Rosso vennero attaccati dai Draghi del Crepuscolo, guidati da Vexiona. In quest’occasione, mentre i draghi rossi si scontravano con quelli crepuscolari, Kalecgos cercò di informare la sua Regina della necessità di potenziare un potente manufatto, il Cuore di Azeroth, con il potere degli (ex) Aspetti. Tuttavia, non ricevendo risposta, Kalec capì che Alexstrasza doveva trovarsi nei guai, e corse in suo aiuto.

I due combatterono così insieme contro Vexiona, riuscendo però ad avere la meglio solo grazie all’intervento degli eroi di Azeroth. Dopo la battaglia, dichiarandosi eternamente grata a loro, la Regina dei Draghi potenziò il Cuore, affermando inoltre che lei ed il suo Stormo avrebbero protetto Azeroth finché avrebbero avuto la forza di respirare. Dopo aver completato il potenziamento, Alexstrasza implorò i campioni di Orda e Alleanza di accettare quel dono, in modo che esso potesse accendere essere una fiamma dentro di loro, che bruciasse luminosa nei tempi più bui.

Tempo dopo, per Alexstrasza arrivò anche il tempo della commozione e del ricordo, quando gli eroi di Azeroth, in missione nelle Terretetre per combattere il Carceriere Zovaal le consegnarono una scaglia della sorella Ysera, la quale era morta durante la terza invasione della Legione Infuocata e si trovava adesso nel regno dell’aldilà di Selvarden.

Ma una nuova avventura era all’orizzonte per tutti gli Stormi. Tutti i draghi del mondo infatti sentirono, cinque anni dopo, un richiamo dentro di loro. Era arrivato il tempo che la razza draconica facesse ritorno alla sua casa ancestrale, le leggendarie Isole dei Draghi, dove la minaccia dei Primalisti era tornata a farsi pericolosa.

Ovviamente, tutti gli Stormi si posero sotto la guida di colei che in tutti quei millenni era stata non solo la loro Regina, ma anche, in un certo senso, la loro madre: Alexstrasza.

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Il team Lore is Magic si occupa dal 2017 giornalmente, a tutto campo, di divulgazione a tema Azeroth. Autori del primo Podcast italiano su Warcraft, siamo una delle più grandi community italiane sul mondo Blizzard. La Vera Essenza della Magia è nelle Storie che raccontiamo.

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