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Dischi di Norgannon, Vol.11: Ner’zhul

Scritto da Lore is Magic - 2 Maggio 2021 alle 12:00

“Let this be your first lesson. I have no love for you or your people. On the contrary, I intend to scour humanity from this planet, and make no mistake: I have the power to do it.

Ner’zhul a Kel’thuzad

Nuovo appuntamento con i Dischi di Norgannon, che in quest’occasione ci racconterà la storia di colui che fu il primo a rivestire il ruolo di uno dei personaggi più storici ed iconici di Warcraft, legato a doppio filo al Carceriere come il Re dei Lich: Ner’zhul!

Guida per un popolo

La storia di Ner’zhul inizia nell’allora pacifico e rigoglioso pianeta Draenor, dove gli Orchi conducevano le loro vite tra lotte tra clan ma senza grandi conflitti con le altre razze, tra cui i Draenei. Ner’zhul era uno degli sciamani più rispettati da tutto il suo popolo (sebbene molto ambizioso) ed era a capo del clan Torvaluna. Egli era dotato di grandi capacità nelle vie sciamaniche, essendo in grado di comunicare con gli spiriti dei defunti e gli stessi clan degli orchi, nelle occasioni in cui essi si riunivano, riconoscevano ufficiosamente Ner’zhul come loro capo.

Le cose cambiarono quando il grande demone Kil’jaeden, che da millenni dava la caccia ai Draenei, scoprì che essi si trovavano proprio su Draenor. È in questa occasione che l’eredar, scoprendo l’esistenza degl’Orchi, vide una grande occasione per lui. Il piano dell’eredar era semplice: reclutare gli Orchi nella diabolica Legione Infuocata ed usarli per sterminare i Draenei. Il demone si mise così subito all’opera e apparve a Ner’zhul prendendo le sembianze della sua defunta compagna, Rulkan, cosa che non stranì affatto lo sciamano, in quanto egli stesso era solito avere visioni di lei. Grazie al suo inganno, il Signore dei Demoni riuscì a convincere Ner’zhul che i Draenei, con i quali gli Orchi avevano fino ad allora avuto un rapporto del tutto pacifico, stessero complottando contro il suo popolo. Una volta convinto, Kil’jaeden iniziò a comparire a Ner’zhul nella sua vera forma, iniziandolo alle arti demoniache e, facendo leva sui dubbi dello sciamano e sulla sua sete di potere, lo spinse a riunire tutti i clan orcheschi ed a condurli in guerra contro i Draenei. Nacque così l’Orda.

Ner'zhul lo Sciamano
Ner’zhul lo Sciamano illustrato da Chris Metzen.

La Terribile Verità

Lo stesso Ner’zhul tuttavia, non molto tempo dopo iniziò ad avere dei dubbi sulla sua opera. Sebbene fosse sempre convinto della bontà delle proprie azioni, alcuni fatti lo turbavano. In primo luogo, lo sciamano era stranito dal fatto di non riuscire più a comunicare con i defunti e gli stessi Spiriti si erano allontanati da lui. Inoltre, Ner’zhul trovava molto sospetta l’incredibile somiglianza tra il suo padrone ed il capo dei Draenei, il Profeta Velen, verso il quale il demone aveva proprio un odio viscerale. Così, in cerca di risposte ai propri dubbi, Ner’zhul si recò al luogo sacro degli Orchi, la Montagna degli Spiriti chiamata Oshu’gun, ma solo per scoprire la terribile verità. La vera Rulkan infatti, apparve a Ner’zhul rivelandogli il vero stato delle cose.

Egli era stato ingannato fin dal principio da Kil’jaeden che lo aveva solo usato per i propri scopi e la guerra che aveva scatenato contro i Draenei non era assolutamente supportata dai suoi antenati, i quali erano molto delusi dalle azioni di Ner’zhul. Appresa l’amara realtà dei fatti, Ner’zhul era risoluto nello sfidare apertamente Kil’jaeden. Tuttavia, l’anziano sciamano non era stato il solo ad apprendere la verità. Infatti, il suo apprendista, Gul’dan, l’aveva seguito ed aveva a sua volta scoperto tutto. Quest’ultimo, che era avido del potere di Ner’zhul, corse così ad informare Kil’jaeden delle intenzioni del suo maestro. Così, per ringraziare Gul’dan per averlo avvertito, il Signore dei Demoni elevò l’apprendista alla posizione di Ner’zhul, privando contemporaneamente lo stesso sciamano di tutti i suoi poteri.

Dalle ceneri…

Ner’zhul fu così costretto a guardare impotente il suo popolo scivolare sempre più nella corruzione e nella sete di sangue, oltre che alla contemporanea nascita del Concilio delle Ombre, una setta ristretta di stregoni che manovrava l’Orda con a capo il suo ormai ex-allievo Gul’dan. Lo stesso Gul’dan però, commise un errore: convinto che ormai Ner’zhul fosse del tutto innocuo, gli permise di avere accesso a tutti i documenti del Concilio, e fu così che il vecchio sciamano entrò a conoscenza del piano che Kil’jaeden aveva intenzione di attuare tramite il suo burattino, ovvero quello di contaminare gli Orchi con il sangue del demone Mannoroth. Tuttavia, la posizione di Ner’zhul e lo strapotere ormai acquisito da Gul’dan, rendevano il vecchio sciamano impotente di fronte a questo tragico destino per il suo popolo. Comunque, Ner’zhul riuscì a salvare un clan dal bere il sangue di Mannoroth, scrivendo una lettera al capo dei Lupi Bianchi, Durotan. Quest’ultimo e la sua compagna, Draka, furono gli unici ad essere a conoscenza delle azioni riparatorie di Ner’zhul, un segreto che sarebbe morto insieme a loro.

Da quel momento in poi, per molti anni, la figura di Ner’zhul passa del tutto in secondo piano, schiacciata da quella di Gul’dan. Lo stesso vecchio sciamano fu gravemente ferito durante l’esplosione causata dalla chiusura del Portale Oscuro da parte dell’Alleanza di Lordaeron, alla fine della Seconda Guerra. A seguito di questo evento, Ner’zhul trascorse i successivi due anni a nascondersi insieme al clan Torvaluna (del quale era tornato a capo a seguito della morte di Gul’dan), mentre gli altri clan, che ormai non avevano più il comune nemico rappresentato dall’Alleanza, presero a combattersi tra loro per sfogare la sete di sangue della quale ormai erano schiavi.

…alla rinascita

La seconda svolta nella vita di Ner’zhul arriva quando riceve la visita di Teron Malacarne. Quest’ultimo, che era stato sempre disprezzato da Ner’zhul per essere uno dei seguaci di Gul’dan, riuscì comunque a catturare l’attenzione del vecchio sciamano, grazie al suo stato di Non-Morto. Malacarne fu infatti il primo Cavaliere della Morte della storia e faceva parte di un esercito di Non-Morti creato da Gul’dan prima della sua morte. Teron riuscì a convincere Ner’zhul ad aprire dei portali verso altri mondi, in modo che l’Orda potesse conquistarli e non fosse distrutta dalla sete di sangue che la stava portando all’estinzione a causa delle sue lotte interne.

Per aprire tali portali, Ner’zhul informò Teron di aver bisogno di ben quattro artefatti: il Teschio di Gul’dan, il Libro di Incantesimi di Medivh, lo Scettro di Sargeras e l’Occhio di Dalaran. Malacarne riuscì a recuperare tutti e quattro gli artefatti, e così Ner’zhul poté usarli per aprire i portali. Tuttavia, l’energia rilasciata dal rituale, era troppo potente persino per lo stesso pianeta di Draenor e causò un colossale cataclisma che ridusse il pianeta letteralmente a brandelli, rendendolo noto da quel momento in avanti con il nome di Terre Esterne. Fu così che Ner’zhul entrò in uno degli innumerevoli portali che furono aperti. Tuttavia, non poteva nemmeno immaginare cosa lo stesse attendendo.

Ner'zhul mentre tiene in mano il teschio di Gul'dan.
Ner’zhul mentre tiene in mano il Teschio di Gul’dan.

Il Re dei Lich

All’interno del portale infatti, Ner’zhul trovò Kil’jaeden ad aspettarlo. L’Eredar catturò così la sua vecchia pedina, separò il suo spirito dal suo corpo e iniziò una serie terribile di torture, che avrebbero avuto fine solo quando Ner’zhul avesse accettato di servire nuovamente la Legione Infuocata. Alla fine, lo sciamano cedette e accettò. Così, Kil’jaeden prese lo spirito di Ner’zhul e lo legò ad un’armatura magica, incrementandone a dismisura i suoi poteri mentali, e, rinchiuso in un blocco di ghiaccio, lo scaraventò sul pianeta di Azeroth.

Il blocco si schiantò sul continente di Nordania, in cima al ghiacciaio della Corona di Ghiaccio, assumendo la forma di un trono. Fu in quel momento che nacque una delle entità più potenti della storia di Azeroth e dell’universo: il Re dei Lich.

Kil’jaeden aveva messo da tempo nel mirino il mondo di Azeroth, ed intendeva usare la sua nuova creatura per indebolire le razze mortali che lo abitavano. Così, dalla sua nuova posizione di Re dei Lich, Ner’zhul cominciò ad espandere la propria influenza in tutto il continente di Nordania, schiavizzando tutte le forme di vita presenti in esso e trasformandole in non-morti. Fu questo l’inizio della nascita del Flagello, l’enorme armata non-morta con la quale Ner’zhul voleva assolvere al compito impostogli dal proprio creatore Kil’jaeden. Lo stesso eredar però, si fidava poco dell’ex sciamano e così inviò i demoni Nathrezim affinché sorvegliassero Ner’zhul e si assicurassero che compiesse il proprio dovere. Ner’zhul però, aveva già iniziato a pianificare il suo piano: voleva sì dominare Azeroth ma, al contempo, voleva anche liberarsi definitivamente dalla Legione.

Un nuovo potere a Nordania

I piani di Ner’zhul tuttavia, incontrarono il primo ostacolo quando venne a contatto con i nerubiani di Azjol-Nerub, che abitavano un vasto impero sotterraneo. Questi nerubiani infatti, erano immuni sia alla piaga della non-morte, sia ai poteri mentali di Ner’zhul. Scoppiò così tra le armate del Re dei Lich e l’impero nerubiano la cosiddetta Guerra del Ragno, un conflitto che durò ben dieci anni, alla fine del quale tuttavia, i nerubiani ebbero la peggio. Alla fine della guerra, impressionato dalla tenacia dei nerubiani, Ner’zhul scelse Anub’arak, un Re nerubiano caduto, come uno dei suoi principali luogotenenti. Tempo dopo la Guerra del Ragno, Ner’zhul arrivò ad espandere la sua influenza sul regno umano di Lordaeron, lanciando un richiamo per chiunque volesse ascoltarlo. Tale richiamo fu accolto da un mago, allontanato dall’Ordine del Kirin Tor per aver praticato la negromanzia: Kel’Thuzad.

Kel’Thuzad si recò personalmente al Trono di Ghiaccio, dove ricevette l’ordine di fondare il Culto dei Dannati, una setta che aveva il compito di espandere la piaga della non-morte nel Regno di Lordaeron, e che avrebbe venerato Ner’zhul come un dio. Per aiutare Kel’thuzad nel suo compito, Ner’zhul inviò il nathrezim Mal’Ganis. Così, dopo mesi di preparazione, la piaga della non-morte fu rilasciata su Lordaeron, infettando intere città e rendendo i suoi cittadini dei non-morti. Ossessionato dallo sconfiggere chi aveva ridotto la sua patria in quello stato, il Principe del regno, Arthas Menethil, raggiunse il continente di Nordania, proprio come Ner’zhul aveva già pianificato.

Il Re dei Lich infatti, aveva già da tempo scelto Arthas come proprio campione. Per far ciò, Ner’zhul riuscì a perforare il blocco di ghiaccio che lo imprigionava, espellendo da esso la sua spada, Gelidanima, affinché Arthas la trovasse. Nel momento stesso in cui Arthas impugnò la spada runica, egli divenne definitivamente un servitore di Ner’zhul, e primo dei suoi Cavalieri della Morte. Arthas così, sotto comando di Ner’zhul, condusse le armate del Flagello in diverse campagne militari contro le razze mortali, seminando morte e distruzione. Questo fino a quando i poteri di Ner’zhul non iniziarono ad indebolirsi in seguito ad un potente incantesimo lanciato da Illidan Grantempesta per distruggere il Trono di Ghiaccio. Dopo questo evento, Ner’zhul convocò urgentemente il suo campione a Nordania.

Lo spirito di Ner’zhul, il primo Re dei Lich, intrappolato nel Trono Ghiacciato riceve Kel’Thuzad.
Lo spirito di Ner’zhul, il primo Re dei Lich, intrappolato nel Trono di Ghiaccio riceve Kel’Thuzad.

La fine

Dopo molte peripezie, Arthas riuscì ad arrivare alle pendici del Trono, dove sconfisse Illidan e le sue armate e, risalito il ghiacciaio, si trovò al cospetto del suo signore. Qui, estratta Gelidanima, distrusse il blocco di ghiaccio che imprigionava Ner’zhul e raccolto l’Elmo del Dominio se lo calò sul capo, fondendo così la sua anima con lo spirito di Ner’zhul. Dopo questo evento, il Re dei Lich rimase dormiente per circa sei anni, durante i quali ben tre personalità abitarono la mente del Signore del Flagello: quella di Ner’zhul, quella di Arthas, e quello di un bambino, Matthias Lehner (anagramma di Arthas Menethil), che rappresentava la parte buona rimasta di Arthas. Mentre Matthias cercava di far redimere Arthas, Ner’zhul cercava di convincerlo a cooperare insieme a lui.

Al termine dei sei anni però, lo spirito di Arthas consumò lo spirito di Matthias, mentre quello di Ner’zhul fu sepolto in un angolo della sua mente. Nonostante lo sciamano lottasse per “svegliarsi” e riprendere il controllo, Arthas fece leva sulla colpa dell’orco per il suo ruolo che egli aveva avuto nella caduta della sua razza. In questo modo, Ner’zhul rimase intrappolato in una spirale discendente di disperazione finché di lui non rimase altro che un gemito di dolore. Le vestigia o almeno i ricordi di Ner’zhul rimasero nel nuovo Re dei Lich, fino al momento della sua sconfitta per mano degli avventurieri di Azeroth guidati da Tirion Fordring.

Ad oggi il destino ultimo di Ner’zhul rimane incerto, ma la sua influenza sui destini dell’universo di Warcraft non è ancora terminata.

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In caso vi foste persi l’ultimo volume di questa rubrica:

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