Copertina

“Tu non conosci più il mio cuore, Thrall. Non sono un macellaio, ma non invocherò più la pace a ogni costo. L’Orda che tu non guidi più è pericolosa e va affrontata… e sconfitta. Allora, forse, potrà esserci la pace. Ma non prima”.

Jaina Marefiero

Con la sconfitta di Alamorte, Azeroth sembrava avviarsi verso un periodo di pace. Jaina, in quanto membro attivo dell’Alleanza, era piena di responsabilità sopratutto nei confronti della sua città, Theramore.
Proprio questa città era il primo bersaglio del nuovo Capoguerra dell’Orda, Garrosh Malogrido, la cui politica aggressiva nei confronti dell’Alleanza stava facendo traballare il rapporto tra la maga e Thrall.
Gli eventi successivi avrebbero incrinato definitivamente questa storica amicizia.

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L’assalto dell’Orda

Le forze di Garrosh trafugarono un potentissimo manufatto, l’Iride Focalizzante, che venne trasformato in una bomba al mana. Questa bomba venne lanciato sull’ignara città, cancellando brutalmente Theramore dalla faccia di Azeroth e uccidendo moltissime persone, tra cui tanti cari amici di Jaina.

La maga sopravvisse, ma questo evento le lasciò un segno sia fisico che psicologico: parte dei suoi capelli biondi divennero bianchi e il suo rapporto con gli orchi e i loro alleati divenne freddo, ostile e intransigente.
L’amicizia con Thrall, ciò che aveva permesso una fragile ma duratura pace tra Orda e Alleanza, era persa per sempre: Jaina lo riteneva responsabile poiché era stato proprio Thrall a nominare Garrosh come Capoguerra. Dopo un aspro litigio, umana e orco si separarono per non incontrarsi mai più.

Anche Rhonin, capo del Concilio di Dalaran e caro amico di Jaina, cadde vittima del massacro di Theramore. Con la sua morte, nel governo della città dei maghi si creò un vuoto e venne chiesto proprio a Jaina di colmarlo. Ella accettò l’incarico e le responsabilità da esso derivate le diedero una mano a riprendersi lentamente dal trauma di Theramore.

jaina venti di guerra

La svolta di Jaina

Dopo la scoperta di Pandaria e lo sbarco di entrambe le fazioni sulle coste di Krasarang, un conflitto su larga scala divenne inevitabile. Garrosh aveva inviato le sue truppe alla ricerca di qualcosa che spezzasse l’equilibrio della guerra in favore dell’Orda. Dal canto suo, l’Alleanza era andata sul continente al fine di contrastare i piani del Capoguerra.

Re Varian Wrynn chiese a suo figlio Anduin di parlare con Jaina, pregandola di unire le truppe del Kirin Tor all’Alleanza per evitare che l’Orda avanzasse. Anduin viaggiò fino a Dalaran per ottenere il suo aiuto, ma Jaina in qualche modo aveva ritrovato la propria compostezza. Era convinta che la pace tra le fazioni fosse ancora possibile nonostante tutto e che proprio la città dei maghi potesse promuovere il cambiamento: “Se qui possiamo coltivare la fiducia reciproca, anche il resto del mondo può”. Purtroppo quella speranza sarebbe stata presto soffocata.

L’Orda aveva scoperto l’esistenza della Campana Divina, un potente artefatto capace di creare un esercito infinito e l’Alleanza non poteva tollerare che se ne impossessasse. Con un colpo di fortuna, gli Elfi della Notte trovarono la campana per primi e la trasferirono a Darnassus per proteggerla.

Nei giorni successivi giunse la notizia che la campana era stata rubata dalla città e Jaina si recò lì per indagare. Una pista magica lasciata dal ladro la condusse a ciò che meno si potesse aspettare: un portale verso Dalaran. Grazie a ciò scoprì che gli autori del furto facevano parte dei Predatori del Sole, membri della città dei maghi, che agivano per ordine di Garrosh.
Il tradimento venuto dall’interno provocò in Jaina una rabbia incontenibile. Questo le diede la spinta definitiva per mettere fine alla neutralità di Dalaran, schierandosi apertamente a favore dell’Alleanza. La sua furia si scatenò contro tutti i membri dell’Orda che le opposero resistenza: essi vennero brutalmente teletrasportati oltre i limiti della città volante e lasciati cadere nel vuoto. Questo evento mandò in fumo il tentativo portato avanti in segreto da Re Varian di creare una collaborazione con gli Elfi del Sangue, con la speranza di riportali all’interno dell’Alleanza.

Dopo la purga di Dalaran, Jaina non perse tempo e si impegnò a ostacolare le operazioni dell’Orda a Pandaria, aumentando ulteriormente le tensioni del conflitto. Arrivò addirittura molto vicina a uccidere il reggente di Lunargenta Lor’themar Theron.
L’occasione migliore per colpire l’Orda, però, si presentò grazie allo stesso Garrosh: l’atteggiamento totalitarista del Capoguerra aveva creato profonde divisioni interne, portando alla formazione di una ribellione che puntava a deporlo.
La scintilla fu il rinvenimento da parte di Garrosh del Cuore di Y’Shaarj, parte del corpo del Dio Antico ed enorme fonte di potere. Per impedire che la situazione precipitasse, Orda e Alleanza si mossero separatamente verso Orgrimmar e, grazie al loro assalto congiunto, riuscirono a sconfiggere Garrosh.

I leader di entrambe le fazioni si incontrarono a battaglia terminata e Jaina vide finalmente l’occasione per vendicarsi di Garrosh. Incoraggiò Varian a occupare Orgrimmar e smantellare l’Orda. Con suo immenso stupore, però, vide Varian mettere da parte i trascorsi negativi con gli orchi, proporre una tregua al nuovo Capoguerra Vol’jin e acconsentire che Garrosh venisse processato.

Processo e fuga di Garrosh

L’intero processo si svolse a Pandaria sotto la supervisione dei Venerabili Celestiali. Vennero eletti membri di entrambe le parti per svolgere le diverse funzioni del processo: Baine sarebbe stato l’avvocato difensore dell’orco, mentre Tyrande avrebbe preso le parti dell’accusa. Mentre il processo progrediva, la testimonianza di diverse persone, tra cui Jaina, venne richiesta.
L’umana dovette ricordare tutto quello che aveva sofferto con Arthas, Theramore e i Predatori del Sole, in modo che sia Baine che Tyrande potessero esercitare in modo corretto il ruolo che era stato loro imposto. Il pubblico rimase ammutolito nell’ascoltare ciò che la maga aveva dovuto subire a Theramore. Così tante persone morte e tutta la sua città distrutta… ricordarlo fu un’esperienza orribile per lei, ma necessaria.

Poco prima che i quattro Celestiali emettessero la sentenza, un gruppo di orchi, draghi e mercenari attaccarono il tempio. Con l’aiuto di questo piccolo esercito e di Kairoz, un drago traditore dello stormo bronzeo, Garrosh riuscì a fuggire. L’evento fu possibile grazie alla battaglia che si scatenò nel tempio sacro dei Pandaren, nel corso della quale venne ferita anche Jaina. Era provata dal combattimento, quando un proiettile vagante la attraversò da parte a parte lasciandola in fin di vita. Thrall e tutti i guaritori presenti cercarono di aiutarla, ma senza successo. Infine, la Gru Rossa, Chi-ji le si avvicinò e riuscì a salvarla dalla morte, come simbolo di speranza. Dopo quell’esperienza, Jaina si riavvicinò al suo amato Kalecgos e per un breve periodo tornò a essere felice.

Con l’inizio dell’invasione di Azeroth da parte dell’Orda di Ferro, entrambe le fazioni diedero fondo a tutte le loro risorse per riuscire a respingere gli invasori e stabilire una testa di ponte nel loro mondo natio con l’aiuto dell’Arcimago Khadgar, l’allievo di Medivh. Durante tutto questo periodo però l’Arcimaga rimase in disparte: la collaborazione tra Alleanza e Orda rimaneva ai suoi occhi impossibile.
La morte di Garrosh, per mano di Thrall, e la sconfitta dell’Orda di Ferro non segnarono la fine della campagna su Draenor, al contrario: la morte di Garrosh permise allo stregone Gul’dan di prendere il controllo dell’Orda di Ferro. Tramite un accordo con Kilrogg Occhiotetro, lo stregone fece bere il sangue di demone ai vari Clan orcheschi rimasti, trasformandoli in servi della Legione.

L’assalto alla Cittadella del Fuoco infernale, guidato da Khadgar, e la successiva sconfitta di Archimonde portarono finalmente la pace su Draenor in quella linea temporale. Prima di morire per mano dei campioni di Azeroth però, Archimonde riuscì tuttavia a spedire Gul’dan attraverso il portale che egli stesso aveva creato.

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Jaina visita i resti di Theramore

La lunga assenza

La successiva invasione di Azeroth da parte della Legione avvenne proprio grazie a Gul’dan. Egli si ritrovò nella linea temporale dei campioni che avevano sconfitto il suo Signore: qui raggiunse la Tomba di Sargeras, il cui potere venne utilizzato per dare il via all’invasione della Legione.

L’assalto di Alleanza e Orda alla Riva Dispersa vide Jaina in prima linea. Al comando di un gruppo del Kirin Tor, l’Arcimaga assistette le forze dell’Alleanza e insieme con esse rimase impietrita davanti alla morte di Re Varian.

All’indomani della disastrosa battaglia, Jaina pretese che Anduin, ora diventato Re, dichiarasse guerra all’Orda. Ai suoi occhi era l’Orda la responsabile della morte di Varian, essendosi ritirata lasciando l’Alleanza in balia dei demoni. L’opposizione di Anduin e del Profeta Velen a questa sua richiesta resero Jaina furiosa.

Per aiutare nella difesa di Azeroth, Kadghar chiese al Concilio di riammettere l’Orda a Dalaran. Jaina si oppose con tutte le sue forze citando le atrocità e i tradimenti di cui l’Orda si era macchiata nel tempo, arrivando a minacciare il suo abbandono nel caso la decisione fosse approvata. La votazione però terminò a favore della riammissione dell’Orda, lasciando Jaina ancora più in collera. Come aveva minacciato di fare, ella lasciò la città con un monito: sarebbero stati traditi di nuovo. L’Arcimaga interruppe anche la sua relazione con Kalecgos, continuando da sola la battaglia contro i demoni.

Fantasmi di famiglia e ombre di guerra

Una volta conclusa la guerra contro la Legione, Jaina tornò a Dalaran per far visita al memoriale di Antonidas. Reincontrò Kalecgos al quale spiegò le motivazioni della propria assenza: il suo stato emotivo le impediva di aiutare il Kirin Tor e di rendersi utile, mentre la sua avversione verso l’Orda la rendeva piena di rancore e odio.

Il suo viaggio proseguì verso Theramore, per cercare risposte su se stessa e su come fosse giunta a questo punto della propria vita. Proprio lì ricordò le ultime parole del padre.

Jaina si rese conto che la situazione di guerra aperta tra Orda e Alleanza richiedeva il suo ritorno. A bordo del vascello di suo padre, fatto riemergere con la magia, intervenne nella Battaglia per Lordareon permettendo di aprire una breccia nelle mura. La Capoguerra Sylvanas, però, riuscì a fuggire lasciandosi dietro una città distrutta e appestata, totalmente invivibile.

La fuga di due prigionieri, la principessa Talanji e Zul, dalle segrete di Roccavaneto, portò la maga a scoprire il tentativo di alleanza che l’Orda stava cercando di stringere con l’Impero Zandalari. Jaina suggerì quindi a Re Anduin di cercare nuovi alleati nella sua terra natia, Kul Tiras, la cui flotta è la sola a poter rivaleggiare con quella di Zandalar. Jaina partì quindi alla volta di Boralus, consapevole che la sua gente non l’avrebbe accolta a braccia aperte.

Giunta di fronte all’Ammiraglio Supremo Katherine Marefiero, sua madre, Jaina dovette rispondere dei crimini di cui era accusata da anni: la sua gente e la sua stessa madre, infatti, la ritenevano responsabile per la morte del padre.
Sotto suggerimento di Priscilla Bracescura, capo del clan Bracescura e amica di Katherine, Jaina venne condannata a morte. La maga fu arrestata e condotta a scontare la propria pena a Fine del Destino, un’isola a largo della Valle dei Sacraonda da cui nessun prigioniero ha mai fatto ritorno.
In quell’isola sperduta la maga venne catturata da Gorak Tul, che la trasportò a Thros, conosciuto anche con il nome Terre Ammorbate. In questo luogo, l’Arcimaga venne tormentata dai ricordi del suo passato.

Nel frattempo, Priscilla riuscì a convincere Katherine a farsi nominare Ammiraglio Supremo, ma la cerimonia della nomina venne interrotta dagli eroi dell’Alleanza. Essi, infatti, avevano scoperto le macchinazioni di Priscilla per impossessarsi dell’intero regno di Kul Tiras.
Con i piani di conquista svelati e svanita la propria nomina, Priscilla fuggì per radunare la sua armata e assaltare Boralus. Il solo modo per impedire la vittoria dei Bracescura era salvare Jaina, ancora prigioniera nelle illusioni delle Terre Ammorbate.

L’arrivo di sua madre convinse Jaina a perdonare se stessa per le scelte fatte in passato, permettendole di sconfiggere Gorak Tul. Madre e figlia tornarono a Boralus in tempo per sventare l’assalto alla capitale da parte dei Bracescura. Terminata la battaglia, Katherine restituì alla figlia il ciondolo del padre, grazie al quale sarebbe stata in grado di evocare la potente flotta di Kul Tiras. Jaina assunse qundi a pieno diritto il titolo di Ammiraglio Supremo.

Con la potente flotta di Kul Tiras sotto il suo comando, Jaina si preparò dunque ad affrontare l’unica grande minaccia rimasta alla sicurezza della sua gente: l’Orda e i suoi nuovi alleati Zandalari con la loro vastissima flotta.

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