Il nome Camelot ha cominciato a circolare nella community di World of Warcraft lo scorso 16 giugno, quando Stiven, dataminer che fa parte della redazione di Wowhead, ha individuato nei file di gioco di Blizzard licenze Heroic ed Epic Edition collegate a un progetto interno chiamato “World of Warcraft Camelot“. La notizia non arriva quindi da un canale esterno, ma direttamente da Wowhead, che ha confermato il collegamento con una build di sviluppo della patch 1.60, attiva sui server interni di Blizzard fin da ottobre 2025. Il numero di versione è il primo indizio importante: a differenza del ramo retail, che oggi si trova nell’intorno della versione 12.x con Midnight, i rami di WoW Classic seguono da sempre una numerazione propria derivata da quella originale del 2006 (basti pensare che Classic Era è ancora alla versione 1.15.x). Una build etichettata 1.60, quindi, non può appartenere al gioco moderno: si tratta per forza di un ramo legato a Classic, ed è proprio questo a rendere così concreta l’ipotesi Classic+. La build è del resto verificabile da chiunque tramite strumenti di consultazione come wago.tools, dove risulta etichettata come “classic alpha”.
I dettagli emersi finora rendono Classic+ la lettura più probabile per questo progetto. La presenza di due edizioni distinte (Heroic ed Epic) suggerisce un prodotto a pagamento strutturato come un lancio vero e proprio, non una semplice patch gratuita inclusa nell’abbonamento, sulla falsariga di quanto già visto con gli aggiornamenti Heroic ed Epic di Wrath of the Lich King Classic. A rafforzare questa ipotesi ci sono anche alcuni elementi di contesto: il giro di vite quasi totale di Blizzard sui server privati che offrivano contenuti “Classic Plus”, dalla causa intentata contro Turtle WoW fino alla recente causa contro Project Ascension, l’agenda di BlizzCon 2026 ancora silenziosa sul futuro di Classic dopo la conclusione della roadmap di Mists of Pandaria Classic, e il momento in cui Holly Longdale è stata platealmente interrotta a metà frase durante la presentazione State of Azeroth, proprio mentre accennava a novità sul fronte Classic. Nessuno di questi elementi costituisce una conferma ufficiale: il nome Camelot potrebbe cambiare prima di un eventuale annuncio, e qualsiasi dettaglio sui contenuti resta per ora speculazione della community. Una comunicazione ufficiale è attesa con buona probabilità a BlizzCon 2026, in programma a settembre.
Il motivo per cui l’attenzione su Warcraft si è alzata ulteriormente in questi giorni va però cercato anche fuori dai file di gioco, e riguarda direttamente Xbox. Il 10 giugno 2026 la CEO della divisione, Asha Sharma, insieme al Chief Content Officer Matt Booty, ha pubblicato su Xbox Wire un memo interno in cui descrive la necessità di un “reset” profondo della strategia aziendale. I numeri condivisi parlano chiaro: un margine interno di profittabilità sceso al 3% per l’anno fiscale in corso, e oltre 20 miliardi di dollari investiti negli ultimi cinque anni (esclusa l’acquisizione di Activision Blizzard King) a fronte di un calo dei ricavi di quasi mezzo miliardo di dollari nello stesso periodo. In parallelo al memo, Bloomberg ha riportato che tagli significativi al personale sono attesi a stretto giro dopo la chiusura dell’anno fiscale Microsoft, fissata al 30 giugno: al momento in cui scriviamo i licenziamenti non sono stati ancora annunciati ufficialmente, ma il tempismo li rende imminenti. Il cambio di strategia è comunque già visibile in alcune scelte concrete, come la decisione di rendere esclusive per console Xbox titoli quali Gears of War: E-Day e Clockwork Revolution, invertendo la rotta multipiattaforma degli ultimi anni. Diversi report indicano inoltre che lo studio Ninja Theory, autore di Hellblade, sarebbe già stato chiuso nell’ambito di questo stesso riassetto.
La linea dichiarata da Sharma e Booty punta a una minore dispersione su troppi fronti e a una maggiore concentrazione di risorse sui franchise già consolidati e con domanda dimostrata da parte dei giocatori. World of Warcraft, di proprietà Xbox dal closing dell’acquisizione di Activision Blizzard, rientra pienamente in questa categoria, ed è uno dei motivi per cui la combinazione tra il datamining di Camelot e il riassetto Xbox sta generando così tanta attenzione in questi giorni.
È in questo clima che è tornato a circolare un vecchio documento apparso su Reddit il 9 agosto 2025, secondo cui Blizzard avrebbe in programma, oltre a Camelot, anche una serie RTS animata ambientata nell’universo Warcraft per il 2028 e un ARPG dedicato ad Arthas con relativa serie live-action per il 2029. Il dettaglio che ha riacceso l’interesse attorno a questo documento, riportato anche da Wccftech e Icy-Veins, è il fatto che vi compaia già il nome Camelot, ben prima che la community sapesse a cosa fosse collegato: una circostanza confermata dalla Wayback Machine, che ne conserva una copia archiviata da prima della scoperta pubblica del progetto. L’account che pubblicò l’immagine è stato in seguito cancellato, rendendo impossibile risalire con certezza alla fonte originale.
Va detto con chiarezza che si tratta di un presunto documento interno la cui provenienza non è verificabile, diffuso da un account oggi non più rintracciabile: una situazione molto diversa da quella di Camelot, che si basa su dati estratti direttamente dai file di gioco pubblicamente accessibili. Anche gli elementi spesso citati a supporto di questa slide vanno presi con le pinze: la voce di un “trattamento Netflix” per un franchise Blizzard, attribuita al giornalista Jez Corden, è autentica ma risale ad aprile 2025 e lo stesso Corden non ha mai indicato Warcraft in modo specifico. Allo stesso modo, le dichiarazioni del giornalista Jason Schreier secondo cui Blizzard avrebbe per anni respinto proposte interne per un nuovo gioco RTS sono reali, ma arrivano da un’intervista del 2024, precedente sia al riassetto Xbox sia alla stessa scoperta di Camelot, e descrivono quindi una fase aziendale diversa da quella attuale.
Che Blizzard avesse, nel 2024 o 2025, qualche documento di pianificazione a lungo termine con queste idee non è impossibile, ed è anzi normale che uno studio di queste dimensioni elabori scenari interni che includono progetti mai annunciati pubblicamente. Non esiste però alcuna conferma che questi piani siano ancora validi oggi, né elementi che ne provino l’autenticità al di là della coincidenza con il nome Camelot. Per il momento, quindi, la parte relativa a RTS e ARPG resta una voce non confermata, mentre il quadro su Camelot e sul riassetto Xbox è solido e destinato a evolversi nelle prossime settimane.

