Copertina

“Tra i miei primi campioni c’era Nathanos, ora conosciuto come Selvamorta. Esistono pochi con più dedizione e vigore tra i nostri ranghi.”

Sylvanas Ventolesto

La storia di Nathanos Selvamorta, uno dei personaggi più importanti che ci accompagneranno nella prossima espansione ambientata nelle Terretetre. Dall’essere il primo Umano e unico ammesso nel corpo dei Lungopasso di Quel’thalas, alla sua morte, alla sua resurrezione come Reietto con un nuovo nome, alla sua scalata nei ranghi dell’Orda fino al ruolo di secondo in comando di Sylvanas: tutto quello che c’è da sapere sul campione della Regina Banshee.

Un Campione tra gli Elfi

Il giovane Guardaboschi umano Nathanos Marris era un prodigio fin da ragazzo. Il suo talento innato nella caccia e il suo genio tattico gli valsero diverse vittorie per il regno elfico e per l’Alleanza. Non ci volle molto affinché gli alti gradi militari si accorgessero di lui: fu l’unico Umano ad essere addestrato dagli Alti Elfi di Lunargenta e poi ammesso tra i Lungopasso di Quel’thalas. Presto si ritrovò a servire sotto il Generale dei Guardaboschi Sylvanas Ventolesto.

La sua ascesa non fu facile. Per tutto l’addestramento e anche oltre, Marris venne osteggiato dai vertici del regno, in particolare da Lor’themar Theron, il secondo in comando di Sylvanas, e dal principe Kael’thas Solealto. Questi non vedeva di buon occhio né la presenza di un Umano nell’esercito né il suo particolare rapporto con il Generale Ventolesto, cui si vociferava il reale ne avesse chiesto la mano. Fu proprio Sylvanas a insistere affinché Marris venisse riconosciuto per ciò che era: un abile Guardaboschi di straordinarie qualità, degno di combattere tra le fila elfiche.

Nonostante ciò, Nathanos non si sentì mai davvero benvenuto a Quel’thalas, anche quando raggiunse il grado di Signore dei Guardaboschi giurando fedeltà a Lunargenta. Alla città preferì sempre la sua vecchia casa di famiglia a Lordaeron, dove di quando in quando riceveva visite dal Generale, con la quale intrattenne, si dice, una lunga relazione amorosa. Qui, Sylvanas conobbe anche il giovane cugino di Nathanos, Stephon Marris. Ma questo idillio non era destinato a durare.

Nathanos Marris
Un giovane Nathanos Marris presente nel Passato di Colletorto

La caccia infinita

Dopo la caduta di Stratholme, il Flagello conquistò e distrusse Lordaeron, e Nathanos cadde sotto i colpi di Ramstein il Bramacarne. Ma la morte non fu la sua fine: resuscitato come uno schiavo senza cervello, Nathanos combatté per il Re dei Lich in tutto il regno fino alla Guerra Civile. Infine, Sylvanas – libera dal controllo di Arthas – setacciò la regione in cerca del suo pupillo, sciogliendo la sua mente dalle catene di Ner’zhul. Fu in questo momento che Nathanos legò per l’eternità il suo destino a quello della Dama Oscura, che lo nominò suo campione. Verso di lei, l’ex Guardaboschi sentì subito un enorme e indissolubile debito di lealtà.

Per anni Nathanos rimase nella tenuta dei Marris, reclutando agenti per Sylvanas con il preciso scopo di ripulire la regione da qualsiasi sacca rimanente del Flagello fin quando Arthas non sarebbe stato distrutto. La sua attività non passò inosservata: il Maestro delle Spie Mathias Shaw, alla ricerca di indizi sul fato dell’ex ufficiale dei Guardaboschi, mandò diversi agenti a investigare. Solo pochissimi tornarono indietro, balbettando poche parole tra cui: “Selvamorta”. Ulteriori indagini chiarirono che Nathanos Marris non era stato ucciso da questo ‘Selvamorta’: era diventato lui stesso ‘il’ Selvamorta, e per questo doveva essere ucciso. Sia il comandante Bolvar Domadraghi che Re Varian Wrynn cercarono di compiere questa missione inviando diversi agenti, ma Nathanos Selvamorta riuscì sempre a fuggire, fingendo la sua morte e rifugiandosi per anni a Sepulcra, dove mise le sue abilità al servizio dei Reietti.

Lo Specchio oscuro

Quando la Legione tornò a bussare prepotentemente alle porte di Azeroth, la Regina Banshee chiese a Nathanos una nuova prova di fiducia. Selvamorta aveva passato gli ultimi anni ad addestrare una nuova generazione di Guardaboschi Reietti, mettendo insieme il suo passato e il suo futuro. Fu l’unica persona con cui Sylvanas si era sentita abbastanza in confidenza da rivelare ciò che successe sulla cima della Corona di Ghiaccio dopo la sconfitta del Re dei Lich. Nathanos, per lei, avrebbe affrontato la morte ultima faccia a faccia. Ma la Dama Oscura aveva altri progetti.

Gli propose infatti di partecipare a un rituale che lo avrebbe reso più potente che mai. Il prezzo da pagare sarebbe stato però il sacrificio di suo cugino Stephon. Nathanos non provò rimorso né repulsione: accettò, legato dal suo patto d’onore con Sylvanas. Non si fermò nemmeno davanti alla vista del ragazzo, ormai diventato un paladino di Lordaeron. Una Val’kyr compì il rituale e il sacrificio di carne e sangue ridiede a Nathanos un corpo nuovo, purificato dalla putrefazione della non morte, agile, snello e reattivo come quello di un tempo, seppure con qualcosa di diverso. Lasciando la sala del rituale, e vedendo il tavolo sporco delle ceneri e dei residui oleosi del giovane Stephon, forse per la prima volta dopo tanto tempo, Selvamorta provò rimorso. Un sentimento nascosto tra i fumi di odio e rabbia che ormai pervadevano il suo cuore e che avevano soffocato anche l’antico sentimento d’affetto per la Regina Banshee.

nathanos
Nathanos e Sylvanas nel racconto “Specchio oscuro”

La Capoguerra, il Sogno e il Grande Incubo

Nathanos condusse la battaglia dei campioni dell’Orda contro l’Alleanza nel tentativo di sbarcare a Stromheim. La nomina a Capoguerra della Dama Oscura rinverdì il fervore del Reietto, complice anche il nuovo corpo e la nuova forza ritrovati. Una fedeltà che, come quella degli altri Guardiaboschi Oscuri, andava in primis a Sylvanas, non di certo all’Orda.

Mettendo al primo posto ancora una volta la vita della sua Regina, approdato nella terra Vrykul Nathanos diresse fin da subito le operazioni di ricerca vendicandosi di quanto accaduto sui soldati dell’Alleanza. Ci fu anche un acceso scontro con Genn Mantogrigio, durante il quale – nonostante il Re di Gilneas avesse scatenato tutta la sua furia da Worgen – il Reietto ebbe la meglio.

Una volta assicuratosi della salvezza di Sylvanas, Selvamorta sovrintese alla missione volta a recuperare l’Egida di Aggramar, secondo i voleri della Capoguerra, assieme agli altri campioni dell’Orda. Un piano che però serviva a mascherare le vere intenzioni di Sylvanas: creare nuove Val’kyr per assicurare la sopravvivenza dei Reietti e resuscitarne di nuovi.

Dopo la sconfitta della Legione, Nathanos partecipò ai preparativi per un incontro tra alcuni Reietti e i propri famigliari Umani per conto di Sylvanas, e lo supervisionò dal vallo di Thoradin. A Sepulcra, era stato istituito il Concilio dei Desolati per governare la città in assenza della Dama Oscura impegnata a Orgrimmar con i suoi nuovi doveri di Capoguerra. Nathanos consigliò più volte a Sylvanas di sfruttare politicamente l’incontro per riacquistare pacificamente il potere in città. Quando l’evento precipitò rovinosamente e la Banshee ordinò di uccidere tutti, Reietti e non, perfino il Campione della Regina fu scioccato dalla sua spregiudicatezza. Eppure, il Campione eseguì nuovamente gli ordini.

La Quarta Guerra

Nathanos, accanto al veterano Varok Faucisaure, per volere di Sylvanas guidò la spedizione dell’Orda su Darnassus. Il Guardaboschi e l’anziano guerriero condussero l’esercito nel nord di Kalimdor, dove devastarono le terre degli Elfi della Notte fino a Rivafosca. Qui i due ebbero un aspro confronto, in quanto Faucisaure si era ‘macchiato’ – secondo Selvamorta – di aver risparmiato l’arcidruido Malfurion Grantempesta in battaglia.

Per tutta la campagna, Nathanos andò avanti spinto dalla convinzione che l’Orda fosse una massa di selvaggi, dalla volontà scarsa e corti di vedute. Solo la sua Regina aveva ciò che serviva per capire la verità: che la vita è crudele, e che bisognava guardare oltre gli orizzonti della mortalità. Questa visione, terribile e spaventosa per molti, era esattamente ciò che accendeva in Nathanos il desiderio di compiacere la sua signora nell’uccidere i kaldorei sulla loro terra e conquistarne la casa per lei. Ma nemmeno Selvamorta poteva prevedere che Sylvanas avrebbe ordinato, per un puro capriccio, di dare alle fiamme Teldrassil: eppure, ancora una volta, il Reietto non si tirò indietro davanti al volere della Capoguerra.

Successivamente, Nathanos combatté a Sepulcra per difenderla dall’attacco dell’Alleanza guidata da Re Anduin Wrynn. Si intrufolò poi a Roccavento con alcuni Guardaboschi oscuri per liberare la principessa Talanji, riconducendola a Zandalar. Da qui, Selvamorta diresse le operazioni per rafforzare gli avamposti dell’Orda in questa regione. Durante la campagna di guerra, Nathanos e l’Oratore dell’Orda misero in piedi una serie di mosse volte a rovesciare il potere dell’Alleanza a Kul Tiras. In particolare, sfruttarono il fortunoso ritrovamento del corpo di Derek Marefiero, erede al trono e fratello di Jaina, per costringere la madre – l’Ammiraglio Supremo Katherine Marefiero – a esporsi. Lo scopo reale era recuperare lo Scettro degli Abissi, una potente reliquia conservata a Boralus, capitale di Kul Tiras. Durante questa missione, Nathanos dimostrò in più di un’occasione la sua spietatezza e la sua lealtà cieca, anche di fronte alle peggiori atrocità.

La vendetta dell’Alleanza e dei kaldorei giunse con le spoglie della Guerriera della Notte, Tyrande Soffiabrezza. L’ex Alta Sacerdotessa intervenì a Rivafosca per interrompere il rituale di resurrezione a cui Nathanos e le Val’kyr di Sylvanas stavano sottoponendo Delaryn Lunaestiva. Durante lo scontro, Selvamorta fu aiutato dalle due Val’kyr Brynja e Signe per sopravvivere alla furia combinata della Guerriera della Notte e dell’Arcidruido Malfurion Grantempesta. Infine dovette fuggire, nonostante il rituale per resuscitare come Guardaboschi oscure Delaryn e Sira Guardaluna – caduta durante la battaglia – venne completato. Brynja perse la vita per mano della Guerriera della Notte, e Nathanos dovette riorganizzare le forze dei Reietti per il fronte di guerra.

Dopo l’assedio di Dazar’alor, Nathanos si trovò a fronteggiare la ribellione di Baine Zoccolo Sanguinario. Stanco della politica aggressiva e senza onore della sua Capoguerra, il Tauren decise di liberare Derek Marefiero e riportarlo dalla sua famiglia con l’aiuto di un Reietto, Thomas Zelling. Nathanos, quando Baine ammise le sue colpe davanti all’interrogatorio di Sylvanas durante un incontro con tutti i leader dell’Orda, uccise personalmente Zelling.

Nathanos Nazjatar
Nathanos a Nazjatar

Sotto mari tempestosi

All’inizio dello scontro a Nazjatar, fu Nathanos a condurre le flotte di Orda e Alleanza nel punto preciso in cui la regina Azshara avrebbe aperto i mari e inghiottito le navi delle due fazioni. Una mossa apparentemente suicida che però aveva ragioni tattiche. Sacrificando gran parte delle navi dell’Orda, la potenza superiore della flotta di Kul Tiras ne uscì pesantemente ridimensionata. Uno scopo raggiunto al prezzo di moltissime vite, sia di alleati che nemici. Di nuovo, senza rimorsi, né esitazioni.

Ma la ribellione di Baine aveva nel mentre prodotto frutti maturi. Lor’themar decise di mandare alcuni avventurieri a salvare il capotribù tauren dall’esecuzione, ma i lealisti di Sylvanas informarono Nathanos di questo tradimento. Il Reietto rivelò ai suoi agenti che tutto faceva parte del piano della Capoguerra, e che le cose dovevano procedere secondo quanto immaginato da Lor’themar, ormai espostosi per il doppiogiochista che Sylvanas sospettava.

Quello che né Nathanos né Sylvanas potevano intuire fu che Varok Faucisaure si sarebbe fatto portavoce dei valori dell’Orda che la Banshee stava sistematicamente calpestando. Riunendo tutti i nemici della Capoguerra, si presentò ai cancelli di Orgrimmar sfidandola al Mak’gora, perdendo, ma costringendo la donna a perdere l’autocontrollo rivelando il suo disprezzo per le fazioni, che siano Orda o Alleanza. L’ormai ex-capoguerra fuggì dalla città, e il suo campione prediletto con lei. Si ritrovarono nelle Terre Spettrali, al Pinnacolo di Ventolesto, dove ebbero una conversazione d’addio in cui Nathanos, infine, la chiamò ‘amore mio’. Un sentimento così forte che, a quanto pare, nemmeno l’odio, la rabbia e il dolore erano riusciti a spegnere.

Al momento, la posizione di Sylvanas e di Nathanos è sconosciuta. Lor’themar ha ordinato ai Lungopasso di Lunargenta di mettersi sulle loro tracce.

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