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Dischi di Norgannon, Vol.12: Dama Vashj, la ‘Serva Padrona’ mai domata

Scritto da Lore is Magic - 6 Giugno 2021 alle 11:30

In questo nuovo appuntamento con i Dischi di Norgannon, ci tuffiamo nelle profonde acque della Storia come in quelle del Grande Mare per raccontarvi vita, opere e peccati di una donna nata Kaldorei, morta Strega Naga e ora ‘risorta’ nelle Terretetre nella sua forma più reale e vera. Un personaggio che è stato testimone di alcuni dei più importanti nodi temporali di quell’avventura chiamata Azeroth, fin da oltre diecimila anni fa, e che continuerà eternamente a osservare, complottare, combattere…

Dama Vashj è infatti forse uno dei personaggi più importanti della Storia, al pari – per fare un paragone azzardato – di un cardinale Richelieu, di un Camillo Benso di Cavour… O di un Grima Vermilinguo. Un’ancella devota, una consigliera fidata, una lingua tagliente e un pericoloso, inestinguibile senso di inferiorità che l’ha spesso portata sull’orlo della follia.

Le umili origini di un’ancella devota

Dama Vashj nacque a Vashj’ir dalla matrona Lestharia Vashj, governante di quella città. Fin da bambina fu cresciuta per diventare un’ancella della regina e, quando raggiunse l’età giusta, fu mandata nella capitale Zin-Azshari proprio per ricoprire questo delicato ruolo. 

Vashj, a causa della sua educazione rigida, riteneva di essere nata per servire Azshara. Che fosse un suo diritto di sangue. Per questo, quando arrivò a corte, fece di tutto per farsi notare: copiò l’acconciatura e lo stile di vestiti della regina, e si prodigò per farsi piacere. Azshara, dal canto suo, compiaciuta dalla devozione di Vashj, la rese la sua ancella prediletta. Niente rendeva più felice la giovane che compiacere la sua regina.

Dama Vashj, prima di essere trasformata in naga.
Dama Vashj, prima di essere trasformata in naga.

L’ossessione del piacere

In questo contesto, la giovane Vashj fu coinvolta nella Prima Invasione della Legione Infuocata. Come Azshara, fu plagiata dal lavoro degli Eletti che tentavano di evocare Sargeras su Azeroth. La regina era sicura che il Signore della Legione sarebbe stato il suo promesso sposo, ed entrambe le donne erano convinte che il Titano Caduto avrebbe trovato Azshara irresistibile.

La regina era perfettamente consapevole della sua bellezza ultraterrena e del suo carisma, doti che ella stessa incoraggiava e potenziava con l’ausilio della magia arcana. Un’arte in cui la Luce delle Luci eccelleva, a detta anche di potenti maghi che ne conobbero il mito millenni dopo come Jaina Marefiero, o della Prima Arcanista Thalryssa che invece la conosceva personalmente. Fu così che offrì anche a Tyrande Soffiabrezza, da poco divenuta Alta Sacerdotessa di Elune e tenuta prigioniera nelle segrete del palazzo, la possibilità di diventare una sua ancella e di trovare così il perdono. 

Tyrande, con ferma gentilezza, rifiutò: il suo voto era di servire la Madre Luna, adesso, non la regina. Azshara trovò divertente la sua impertinenza e la risparmiò; ma Dama Vashj non fu altrettanto benevola. Tormentata dalla possibilità di perdere il favore della sua regina, l’ancella devota s’intrufolò nelle segrete e tentò di uccidere Tyrande senza però riuscirci. La sua devozione, come detto, spesso l’accecava e nel tempo l’aveva resa ossessionata.

La prima rinascita dell’ancella

Come riportano le Cronache, il tentativo degli Eletti di evocare Sargeras attraverso l’enorme portale aperto sul Pozzo dell’Eternità fallì. Il collasso delle energie magiche fu così devastante che il Pozzo stesso implose, provocando quella che oggi viene ricordata come la Grande Separazione. Zin-Azshari crollò e s’inabissò nelle profondità del Grande Mare. E fu qui che Azshara strinse un patto con un’antica entità nascosta nel buio degli abissi: N’zoth. Il Dio Antico permise alla regina e ai suoi fedelissimi di sopravvivere, in cambio – nel futuro – del loro aiuto quando il suo grande piano sarebbe andato in atto.

La maledizione calò su Azshara e la sua corte: quelli che una volta erano degli splendidi Kaldorei si ritrovarono con branchie, pinne, tentacoli e squame. Nacquero così i Naga, un flagello che avrebbe colpito Azeroth per molti secoli. Vashj fu uno degli Eletti trasformati: conservò le sue memorie e la sua personalità, acquisendo anche l’inaspettato dono dell’immortalità.

Dama Vashj, dopo la trasformazione in naga.
Dama Vashj, dopo la trasformazione in naga.

Alleati scomodi

I Naga rimasero per millenni silenti sotto i flutti, ricostruendo la loro civiltà e rinforzando i loro ranghi. Presto però, N’zoth chiese il loro intervento in memoria del vecchio patto. Sulla superficie, Illidan Grantempesta aveva infatti ricevuto l’ordine dal Signore Eredar Kil’jaeden di distruggere il Trono di Ghiaccio e porre fine all’esistenza del Re dei Lich. La Legione, infatti, vedeva in Ner’zhul un ostacolo al compimento del loro piano di conquista. Allo stesso modo, gli Dei Antichi volevano togliere di mezzo qualsiasi possibile contendente per il ritorno dell’Impero Nero.

Così, Dama Vashj rispose alla chiamata; si presentò al Traditore e gli propose una strana alleanza, aiutandolo a fuggire dalla prigione in cui era rinchiuso. Iniziò così una collaborazione improbabile nel tentativo di distruggere il Re dei Lich usando il potere di un potente artefatto, l’Occhio di Sargeras, che Vashj aiutò Illidan a recuperare. Ma il piano fallì, e Illidan fu costretto a ritirarsi nelle Terre Esterne mentre Vashj cercava nuovi alleati a Lordaeron.

Ancora una volta, passato e presente si fusero tra loro quando l’ex ancella di Azshara tese la mano al principe Kael’thas Solealto degli Elfi del Sangue, oppressi dall’ultimo leader dell’Alleanza superstite dopo la Terza Guerra: il generale Garitosh. L’uomo non vide di buon occhio quella che di fatto era una collaborazione inevitabile e sentenziò l’epurazione degli Elfi da quanto restava dell’Alleanza. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: Kael’thas accettò l’aiuto della strega Naga, che dopo averlo aiutato a fuggire dalla prigionia lo condusse attraverso un portale direttamente da Illidan, nelle Terre Esterne. Qui, i due collaborarono nel salvare il Traditore dall’ennesimo tentativo di imprigionamento da parte della Cacciatrice Maiev Cantombroso.

Al servizio del Traditore

Grantempesta, di nuovo libero, aveva un piano preciso: prendere possesso del Tempio Nero e farne un avamposto per sé stesso dove rifugiarsi dalle ire di Kil’jaeden. Dopo aver sconfitto il demone che lo presiedeva, Magtheridon, un potente Signore delle Fosse, l’improbabile trio – aiutato anche da Akama e dai suoi – riuscì nell’intento. Ma l’Ingannatore non era tipo da arrendersi facilmente.

Costretti dal nerbo di Kil’jaeden, Illidan, Vashj e Kael tornarono su Azeroth per distruggere definitivamente il Trono di Ghiaccio. Ma trovarono sulla loro strada un ostacolo imprevisto: quello di Arthas e del Flagello. Il Primo Cavaliere della Morte sconfisse con facilità le forze combinate dei Naga e degli Elfi del Sangue e ridusse all’impotenza anche Illidan dopo un duello uno contro uno, conquistando infine la corona del Re dei Lich e prendendone il posto.

Sconfitta, Vashj continuò a servire Illidan nelle Terre Esterne per diversi anni, finché non si stabilì con i suoi servitori nelle Paludi di Zangar, precisamente all’interno delle Caverne di Sacrespire, dove poteva supervisionare in prima persona i lavori di drenaggio della zona, in un ambiente subacqueo che le era decisamente più congeniale rispetto ai bui corridoi del Tempio Nero. Fu proprio qui, dove aveva di fatto istituito il suo piccolo regno personale, che la strega naga trovò la morte: uccisa da un gruppo di intrepidi avventurieri durante l’invasione delle Terre Esterne.

llidan, Akama, Vashj e Kael'Thas sconfiggono Magtheridon. Da World of Warcraft: Chronicle Volume 3
llidan, Akama, Vashj e Kael’Thas sconfiggono Magtheridon. Da World of Warcraft: Chronicle Volume 3.

Una nuova vita nell’Aldilà

Ma la Storia non aveva ancora finito con Dama Vashj. Il suo spirito forte, scaltro, combattivo e mai domo fu giudicato dall’Arbiter, una volta giunto nelle Terretetre, come degno di unirsi ai ranghi militari dei Necrosignori di Maldraxxus. Qui, l’ex ancella scelse finalmente il suo vero volto, tra le tante maschere indossate durante la sua lunga vita. Non quello della bella Kaldorei ossessionata dal compiacere la sua regina, ma piuttosto quello dell’astuta e potente strega Naga, la forma in cui tutti le avevano riconosciuto in vita una mente acuta e uno spirito indomabile.

Dalla Casata degli Occhi, Dama Vashj scalò i ranghi dei Necrosignori fino a diventare una Baronessa al servizio del Margravio Akarek. Una posizione dalla quale si scontrò diverse volte con la sua collega, Draka, della quale non condivideva i metodi e i comportamenti. Anche nell’Aldilà, Vashj ha dunque scelto la strada per la quale sembra essere nata: servire con fedeltà, mai schiava, stando al fianco del suo signore come una pari. Come l’avrebbe definita Pergolesi, una vera ‘Serva Padrona’.

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