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Dischi di Norgannon, Vol.14: Le molte morti di Kel’Thuzad

Scritto da Lore is Magic - 10 Ottobre 2021 alle 12:00

“Sono stato cacciato via dai miei compagni, esiliato, costretto a vagare per le Distese Ghiacciate. Ma non ero da solo. Non completamente. La voce, ora la mia unica compagnia, mi guidò verso la mia destinazione. Strane creature d’incubo mi attendevano all’entrata. Sentii il sangue gelarmi nelle vene, freddo come la stessa Corona di Ghiaccio. Dentro, assistetti ad atti orribili, dimostrazioni di potere, un potere che avrebbe potuto essere mio solo chiedendo. Terrificato, corsi via, ma non andai troppo lontano. All’improvviso, la mia scelta fu compiuta. Troppo tardi realizzai che tale potere non viene concesso senza un prezzo”.

– Kel’Thuzad, ‘L’ombra della Necropoli’

Torna la rubrica Dischi di Norgannon, stavolta per scoprire l’incredibile storia di uno degli arcanisti più potenti di Azeroth. un mago la cui sete di conoscenza e potere ha travalicato perfino i confini della morte. Membro del Kirin Tor, fondatore del Culto dei Dannati, maestro degli inganni e delle macchinazioni, fulcro per la distruzione di Lunargenta e di Dalaran. Un personaggio dai molti volti che, attraverso la sua esistenza, ha vissuto alcuni degli eventi chiave che hanno segnato la storia del pianeta negli ultimi anni.

Gli anni a Dalaran

Dopo la seconda guerra, nella magocrazia di Dalaran una voce si erse più forte di altre: quella dell’arcimago Kel’Thuzad. Di tutti i membri del Concilio dei Sei, il potente studioso era quello più interessato a mettere le mani sulla libreria del Guardiano Medivh, nella torre di Karazhan, riconoscendone la perdita come un grave danno. Durante il suo periodo nella Cittadella Viola conobbe e insegnò al giovane Khadgar e all’ancora più promettente Jaina Marefiero. Ma fu quando incontrò i primi Cavalieri della Morte dell’Orda che qualcosa si risvegliò in lui: doveva saperne di più sulla necromanzia e sui grandi poteri che questa era in grado di manipolare. 

Curioso oltre ogni limite per natura e ossessionato dalla conoscenza, la sua ricerca sulla rianimazione dei ratti lo portò a un duro scontro con Antonidas, leader del Kirin Tor. Questi confiscò e distrusse ogni traccia di magia oscura presente nello studio del collega. Kel’Thuzad non poté sopportare questo affronto. Nei suoi esperimenti, aveva iniziato a sentire una voce persistente, un richiamo verso nord. L’arcimago decise di lasciare ogni suo possedimento e la sua prestigiosa posizione politica per inseguire quella voce. Il Re dei Lich aveva trovato colui che sarebbe diventato uno dei suoi più grandi alleati.

Kel'Thuzad umano, illustrazione di Hearthstone.
Kel’Thuzad umano, illustrazione di Hearthstone.

Il gelo della tomba

Vagando da solo nelle distese di Nordania, guidato solo dalla voce di Ner’zhul nella sua mente, Kel’Thuzad giunse infine ad Azjol-Nerub. Qui, incontrò Anub’arak, che lo condusse a Naxxramas per mostrargli il potere che il Re dei Lich avrebbe potuto concedergli. Ma perfino lo spietato arcimago fu sconvolto dalla brutalità e dalla blasfemia degli atti che venivano compiuti nella necropoli: tentò di fuggire, ma fu riportato indietro e costretto a proseguire fino alla Corona di Ghiaccio

Con la sua sanità mentale ormai irrimediabilmente compromessa, Kel’Thuzad si prostrò davanti al Trono di Ghiaccio e offrì a Ner’zhul la sua anima in cambio di conoscenza, potere e immortalità. La sua prima grande missione fu tornare tra i viventi e creare una nuova religione che avrebbe venerato il Re dei Lich come un dio. Seppur anziano, il potente arcimago aveva ancora un grande carisma che avrebbe utilizzato, assieme ai suoi nuovi poteri, per reclutare masse di disperati e offrire loro una nuova società e prospettiva di (non) vita.

“Devo stampare altri volantini…”

Nei successivi tre anni, Kel’Thuzad lavorò nell’ombra per fondare il Culto dei Dannati, promettendo agli accoliti vita eterna e uguaglianza sociale in cambio della loro obbedienza al Re dei Lich. Moltissimi cittadini di Lordaeron, soprattutto dei ceti sociali più bassi, si convinsero quasi spontaneamente a seguire la nuova religione, abbandonando la fede nella Luce. Tra i membri più importanti, ci fu anche la famiglia Barov a Caer Darrow: perfino il Barone Fieramorte, amico di Kel’Thuzad, si unì in gran segreto al Culto.

Il piano del Re dei Lich era pronto per la sua mossa finale. Utilizzando dei calderoni magici e la rete costruita dal Culto a Lordaeron, sotto il naso di Re Terenas e della Chiesa della Luce alcuni villaggi controllati dagli accoliti furono utilizzati come generatori di piaga, la sostanza alchemico-negromantica usata per creare i non morti. Quasi istantaneamente, moltissime persone furono contaminate. La piaga le uccise per farle poi risorgere come zombie al servizio del Re dei Lich. Nella loro cieca adorazione, sempre più accoliti imploravano di morire e risorgere al servizio del loro oscuro signore. Kel’Thuzad guardò quasi come un padre al suo crescente esercito di ghoul e diede ad esso un nome: il Flagello, che presto avrebbe marciato su Lordaeron e ripulito il mondo dall’intera umanità.

La prima morte del negromante

Fu il principe Arthas Menethil a sferrare il colpo che uccise Kel’Thuzad. Quando il giovane paladino e la sua compagna Jaina, inviati ad investigare sulle voci di questo nuovo Culto, scoprirono ciò che il negromante aveva fatto, la rabbia del principe fu grande. Egli inseguì e cacciò Kel’Thuzad fino ad Andorhal, dove l’ex arcimago indirizzò – per volere del Re dei Lich – il paladino sulle tracce di Mal’Ganis, a Stratholme. Prima di morire, il negromante rise: sarebbe tornato, più potente che mai, come profetizzato da Ner’zhul.

E così fu. Settimane dopo, fu Arthas – ormai corrotto dal potere di Gelidanima – a recuperare i resti mortali di Kel’Thuzad per resuscitarlo nella non morte. Per farlo, uccise prima il suo ex compagno paladino Gavinrad. Poi, s’impossessò dell’urna di suo padre Re Terenas allo scopo di conservare meglio ciò che restava del negromante, allo scopo di utilizzare il Pozzo Solare di Lunargenta per rianimarlo. Nemmeno il coraggio di Uther, suo ex maestro, fermò la mano del Cavaliere della Morte.

Kel’Thuzad, il lich

Un essere potente come Kel’Thuzad non poteva essere rianimato usando ordinaria magia negromantica. Per questo, il complesso rituale aveva bisogno di una fonte di magia antichissima: il Pozzo Solare di Quel’Thalas. L’ex arcimago, grazie ad Arthas – lo stesso che l’aveva ucciso poche settimane prima – e al nathrezim Tichondrius, tornò con grande soddisfazione ad avere una forma: quella terribile e potentissima di un lich, creatura non morta benedetta da numerose conoscenze arcane, oscure e malvagie. Finora, i suoi piani erano andati per il verso giusto. Adesso era il tempo di portarli al livello successivo.

Il Flagello e la Piaga erano infatti solo gli araldi della vera distruzione di Azeroth: la Legione Infuocata. Il compito di Kel’Thuzad era sempre stato quello di farsi fautore dell’avvento di Archimonde il Distruttore, luogotenente di Sargeras. Per far questo, il lich condusse con Arthas l’invasione di Dalaran, sua antica patria, per rubare il Libro di Medivh, contenente l’incantesimo necessario all’evocazione del potente eredar. Il piano riuscì, e Tichondrius fu messo a capo del Flagello di fatto togliendo di mezzo il Cavaliere della Morte e il suo fidato consigliere lich. Ma i veri piani del Re dei Lich erano ancora lontani dall’essere completi.

Illustrazione di Kel'Thuzad nella confezione di Warcraft III
Illustrazione di Kel’Thuzad nella confezione di Warcraft III.

Un nuovo re, un nuovo ciambellano

Archimonde distrusse Dalaran e lasciò Lordaeron per Kalimdor, dove puntava alla distruzione dell’Albero del Mondo. Kel’Thuzad rimase però a Lordaeron, assieme alla banshee Sylvanas Ventolesto, come luogotenente del Re dei Lich. Alla sconfitta della Legione Infuocata, Ner’zhul richiamò il suo fidato primo Cavaliere a sé: i poteri del Re dei Lich si stavano indebolendo, e con essi quelli di Arthas. Ciò significò la liberazione di Sylvanas dall’incantesimo che la vincolava alla volontà del suo maestro: la banshee organizzò così una ribellione e tentò di uccidere Arthas. Solo l’intervento di Kel’Thuzad salvò il suo Re. Sconfitta, Sylvanas fuggì e si riorganizzò alle Radure di Tirisfal con i suoi Reietti, mentre Arthas partiva per Nordania e Kel’Thuzad rimaneva nelle Terre Infette Orientali, governandole dalla necropoli di Naxxramas.

Qui, il lich creò i Quattro Cavalieri, le sue più grandi creazioni, come guardia personale. E iniziò a istruire una nuova stirpe di Cavalieri della Morte addestrati da Razuvious. Anche Sapphiron, il drago del gelo, si unì alla cittadella. Kel’Thuzad ebbe anche un ruolo fondamentale nella vicenda della famiglia Mograine, nell’ascesa e caduta del Brandicenere. Fu contrastato pesantemente dalla Crociata Scarlatta e dall’Alba d’Argento, finché non fu l’Alleanza stessa ad intervenire: Bolvar Domadraghi reclutò eroi da tutta Azeroth, che invasero Naxxramas e sconfissero il lich. Ma ancora una volta, la morte non era il destino del negromante.

Il Ritorno del Lich

I lich sono legati a un particolare oggetto magico chiamato filatterio. Se questo non viene distrutto, l’essere non morto potrà sempre rigenerarsi all’infinito, anche se la sua forma fisica viene distrutta. Il filatterio di Kel’Thuzad sopravvisse all’invasione di Naxxramas e fu consegnato ad Arthas, ora nuovo Re dei Lich, a Nordania. A compiere quest’atto fu padre Inigo Montoy, un traditore della Confraternita della Luce che fu ricompensato egli stesso con la trasformazione nel lich Thel’zan.

Anni dopo, Kel’Thuzad tornò ad essere il signore di Naxxramas, stavolta a Nordania stessa, per guidare l’assalto del Re dei Lich contro Orda e Alleanza a Dracombra. Riorganizzò le sue truppe, mettendo il Barone Fieramorte a capo dei Quattro Cavalieri e facendo molte vittime: ma gli eroi riuscirono nuovamente a penetrare nella cittadella e sconfiggerlo. Stavolta, Kel’Thuzad non aveva il suo filatterio con sé: il Grimorio delle Terretetre riporta però che questo venne comunque distrutto, e la sua anima si trovò a vagare nell’Aldilà. Ma neppure questa fu la fine definitiva del potente arcilich.

La fine dei giochi

E proprio nelle Terretetre si è scoperto il vero ruolo di Kel’Thuzad probabilmente fin da quando era ancora un negromante umano. Egli infatti è sempre stato un servitore del Carceriere, uno degli artefici della fine di Azeroth, e che finora aveva sempre seguito falsi padroni. Perfino il giudizio dell’Arbiter, che lo assegnò a Maldraxxus, sembra essere stato manipolato. Dall’interno, infatti, Kel’Thuzad riuscì a scalare rapidamente i ranghi della Casata dei Rituali fino a diventarne Barone sotto il Margravio Sin’Dane, solo per aizzarla contro le altre Casate. Le sue manipolazioni portarono i Necrosignori al caos e provocarono la distruzione delle Casata delle Piaghe e degli Occhi, oltre che alla morte del Margravio Akarek.

Lavorando nell’ombra e usando strategicamente i suoi agenti, Kel’Thuzad si assicurò un patto con Revendreth per lo scambio sicuro di animum in cambio di rifornimenti d’armi. Il tutto mentre, in segreto, lavorava con Sire Denathrius per il Carceriere, arrivando addirittura a possedere il Medaglione del Dominio una volta appartenuto al Principe Renathal: un artefatto che, con abbastanza animum, avrebbe consentito al lich di manipolare il tessuto stesso delle Terretetre. Grazie alle sue macchinazioni, riuscì anche a impadronirsi del Bastone del Primus e a spodestare Sin’Dane, assumendo pieno controllo della Casata dei Rituali per il suo vero padrone. Le forze combinate dei Necrosignori e dei Venthyr, guidate da Lady Vashj, Draka e dal Principe Kael’Thas, riuscirono infine a liberare Sin’Dane e sconfiggere il nuovo Margravio, che fu però salvato dal giudizio finale da un gruppo di Giurafauce.

Il rituale tentato da Kel'Thuzad per fare breccia nella Fauce.
Il rituale tentato da Kel’Thuzad per fare breccia nella Fauce.

Kel’thuzad incontrò la sua ultima morte proprio al Santuario del Dominio, dove il Carceriere l’aveva posto a guardia del fiume di anime sulle sue spire più alte. Alla fine, il suo enorme potere non è servito a nulla: i Calcafauce distrussero il suo filatterio una volta per tutte, e l’arcilich venne così sconfitto per sempre. Alla fine, la Morte non ha risposto neppure ad uno dei più potenti negromanti mai esistiti.

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