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Riporta la lama… completa il cerchio… liberami da questa prigione!

Re dei Lich

Il Re dei Lich, uno dei personaggi più iconici ed amati di World of Warcraft, ha avuto nel corso del tempo numerose trasformazioni e diverse incarnazioni. In questo articolo narreremo la storia dell’entità Re dei Lich, dalla sua creazione da parte della Legione fino agli eventi del filmato di Shadowlands, raccontando quindi la storia di tutti i personaggi che nel tempo hanno occupato il Trono di Ghiaccio.

La genesi

L’entità Re dei Lich naque poco dopo la Seconda Guerra, quando una spedizione formata dai più valorosi eroi dell’Alleanza attraversò il Portale Oscuro per porre fine definitivamente all’invasione di Azeroth. L’Orda degli orchi era guida da Ner’zhul, il quale per garantire la sopravvivenza della sua gente attraverso l’utilizzo di alcuni manufatti, aprì diversi portali per svariti mondi. In questo modo quello che restava dell’Orda avrebbe potuto salvarsi attraversandoli, invadendo e conquistando altri pianeti. La creazione di così tanti portali ebbe però un’effetto catastrofico sul morente pianeta natale degli orchi, Draenor; le energie rilasciate dai portali distrussero quasi completamente il pianeta, scagliandolo nella Distorsione Fatua. Per fuggire alla distruzione del suo mondo, Ner’zhul attraversò uno dei portali da lui stesso aperti ma invece della salvezza trovò ad attenderlo il Signore dei Demoni Kil’jeaden.

Egli catturo l’Orco e lo tenne imprigionato sottoponendolo a torture innimaginabili fino a quando allo stremo delle forze il vecchio capo dell’Orda non accettò di servire nuovamente la Legione. Kil’jeaden separò lo spirito dell’Orco dal suo corpo e lo infuse in un’armatura magica facendo espandere a dismisura le sue percezioni, i suoi poteri mentali e le sue capacità magiche. Naque così il Re dei Lich.
Il Demone imprigionò il Re dei Lich in un blocco di cristallo e lo scagliò attraverso la Grande Oscurità facendolo finire sul pianeta Azeroth. Il blocco si schiantò nel continente nordico di Nordania, nella regione della Corona di Ghiaccio, l’impatto trasformò il blocco in un trono. Da questa posizione estremamente isolata il Re dei Lich avrebbe preparato il terreno per una nuova invasione di Azeroth da parte della Legione.

Il Flagello e la Guerra del Ragno

Lentamente il Re dei Lich cominciò ad espandere la sua coscienza attaverso il continente gelato, assoggettando al suo volere alcune delle creature indigene che lo abitavano. Tutte queste creature trasformate in non-morti seguivano ciecamente il volere del loro signore, essendo esse prive di libero arbitrio. L’esercito così creato prese il nome di Flagello. Mano mano che il Flagello cresceva crescevano anche i poteri del Re dei Lich che nel frattempo aveva iniziato a erigire una vera e propria rocca attorno al Trono di Ghiaccio. A vegliare sull’operato del Re ed assicurarsi che essi non tradisse la Legione, Kil’jeaden inviò tre Signori del Terrore: Detheroc, Balnazzar e Varimathras.
I piani di espansione e conquista di Nordania del Re dei Lich trovarono subito un primo ostacolo, l’antico regno di Azjol-Nerub, il regno dei Nerubiani. Essi erano immuni sia alla piaga della non-morte che al controllo mentale del Re dei Lich; questo li rese il primo vero banco di prova per le capacità del Signore del Flagello.

L’esercito nerubiano e il Flagello iniziarono quindi quella che sarebbe stata ricordata come Guerra del Ragno, nei dieci anni successivi le due armate si scontrarono con numerose perdite da entrambe le parti. Sebbene immuni alla piaga da vivi una volta morti essi potevano essere trasformati in non-morti come qualunque altra creatura andando perciò ad ingrossare le fila del Flagello. Nel corso della guerra i nerubiani nel tentativo di sfuggire alla armate del Re dei Lich espansero le gallerie che formavano il loro regno finendo per liberare delle antiche entità: i Senzavolto. Trovandosi così assediati su due fronti i nerubiani soccombettero alle armate del Flagello, lo stesso re Anub’arak venne riportato in vita come servo e primo luogotenente del Re dei Lich. Impressionato dalla forza e dalla tenacia di questo primo vero nemico il Signore del Flagello adottò lo stile archittetonico dei nerubiani per le sue future costruzioni, le ziggurat dei nerubiani furono infuse di magia e sospese nei cieli di Nordania. La vista di queste cittadelle volanti negli anni a venire avrebbe seminato il terrore su Azeroth.

Anub’arak, il Re Traditore è uno dei personaggi giocabili in Heroes of the Storm

La Terza Guerra

Assoggettato Anub’arak e sconfitti i Nerubiani, il Re dei Lich espanse ulteriormente la sua coscienza fino a Lordaeron, lanciando un richiamo per chiunque fosse disposto ad ascoltarlo. La risposta venne da parte di un ex-mago della città di Dalaran, Kel’Thuzad; egli era stato esiliato dal Kirin Tor per aver praticato la negromanzia. Kel’Thuzad arrivò fino al cospetto del Re dei Lich per mettersi al suo servizio, su suo ordine l’ex-mago tornò nei Regni Orientali e fondò il Culto dei Dannati. Questo culto venerava il Re dei Lich come un dio e aveva lo scopo di insegnare la negromanzia ai suoi membri, per aiutare Kel’thuzad il Re inviò il Signore del Terrore Mal’Ganis.
Dopo diversi mesi di preparazione, il Culto dei Dannati infettò il grano del regno di Lordaeron con una piaga. Il grano uccideva coloro che lo mangiavano per poi riportarli in vita come non-morti al servizio del Re dei Lich. A investigare su questa strana piaga venne mandato il Principe Arthas Menethil, aiutato dalla Maga Jaina Marefiero. Nel corso delle indagini Arthas divennè sempre più ossesionato dal fermare la piaga e salvare il suo popolo. Trovò e uccise Kel’Thuzad, il quale gli rivelò di essere solo una pedina al servizio di Mal’Ganis, e che egli lo attendeva a Stratholme. All’arrivo di Arthas l’intera popolazione della città era già stata infettata. Per evitare che la regione cadesse sotto il controllo dei non-morti e che quest’ultimi usassero Stratholme come loro base, Arthas prese una decisione estrema: l’intera città andava epurata.
L’idea di uccidere tanti civili innocenti spezzò il rapporto che si era creato tra Arthas e Jaina, lo stesso paladino Uther, amico e mentore del Principe, gli voltò le spalle. Arthas, insieme ai pochi uomini a lui fedeli procedette all’epurazione della città, incontrando infine Mal’Ganis; il Signore del terrore tuttavia non combattè contro il Principe, sfidandolo a raggiungerlo sulle coste gelate di Nordania.

Nel frattempo che il Principe preparava la sua flotta per raggiungere Mal’Ganis, il Re dei Lich spostò la sua attenzione su un gruppo di Nani i quali, guidati dal grande combattente Muradin Barbabronzea, erano giunbti in quel luogo alla ricerca di antichi manufatti. Mal’Ganis ed i servitori del Re dei Lich manipolarono la mente dei Nani disseminando indizi su una misteriosa spada runica e sui suoi poteri magici. Frammenti di leggende, indizi e indicazioni stuzzicarono la curiosità degli esploratori nanici i quali cominciarono a cercare la famosa spada.
Nel frattempo il Principe Arthas era giunto a Nordania alla ricerca di Mal’Ganis, desideroso di uccidere il Signore del terrore e porre fine alla piaga. Mentre esplorava quelle terra ghiacciate Arthas s’imbatte nell’accampamento di Muradin, il quale era sotto attacco da parte del Flagello. L’incontrò tra i due sembrò una casualità ma non era così, tutto era stato perfettamente archittetato dallo stesso Re dei Lich, il quale desiderava fare del Principe il suo campione. Muradin raccontò ad Arthas del motivo della spedizione nanica, gli raccontò della leggendaria Gelidanima e degli indizi che avevano trovato. La storia della spada e dei suoi poteri affascinò il Principe, il quale credeva che una tale arma l’avrebbe certamente aiutato a sconfiggere Mal’Ganis. Le speranze del giovane Principe erano altissime ma vennero distrutte quando un messaggero reale informò Arthas ed i suoi uomini l’ordine di Re Terenas II: dovevano fare immediato ritorno a Lordaeron. Arthas sapeva che se ne fosse andato avrebbe perso quell’occasione unica per fermare la piaga, sapeva anche che per quanto leali i suoi uomini non avrebbero mai disobbedito ad un ordine del Re, così decise di bruciare le proprie navi. Senza navi era impossibile tornare, lui e i suoi uomini dovevano restare a Nordania, almeno fino a che le navi non fossero state ricostruite.

Con le forze del Principe bloccate a Nordania, Mal’ganis ed il Flagello attaccarono in massa. Il numero dei non-morti era impressionante, minacciando di sopraffare Arthas ed i suoi uomini. La sola speranza era trovare qualcosa di abbastanza potente da contrastare l’esercito del Flagello. Gelidanima.
Mentre le forze del Principe tenevano a bada i non-morti, Arthas e Muradin trovarono la spada all’interno di una piccola grotta, sospesa sopra un blocco di ghiaccio. La spada emanava un potere gradissimo ma anche qualcosa di inquietante. Muradin leggendo l’uscirzione posta sul piedistallo della lama avvisò il principe di lasciar perdere, la spada era maledetta. Arthas era arrivato troppo lontano per lasciar perdere, il Re dei Lich percepì la determinazione del Principe, il blocco di ghiaccio che racchiudeva la spada esplose mandando al tappeto Muradin. Arthas invece di curare il suo amico e mentore si voltò verso Gelidanima, la spada era la chiave per sconfiggere la piaga. Nel momento in cui il Principe afferrò Gelidanima il potere della spada gli ghiacciò le vene, il suo potere scorreva in lui, l’arma divorò la sua anima. Arthas era diventato il primo Cavaliere della Morte del Re dei Lich.
Ora il Re dei Lich poteva comunicare direttamente con il Principe e guidare le sue azioni, Arthas non era suo schiavo, il Re voleva lasciargli l’illusione di avere il controllo del proprio destino.

Gelidanima, sul suo piedistallo a Nordania durante la campagna di Warcraft 3

Raggiunta la base di Mal’Ganis, Arthas sconfisse i suoi servitori non-morti arrivando ad uccidere lo stesso Signore del Terrore. Con la sua morte i piani del Re dei Lich per sfuggire al controllo della Legione iniziavano a concretizzarsi. Poco dopo la morte del demone, Arthas uccise e trasformò i suoi stessi uomini in non-morti.

La distruzione di Lordaeron

Tornato a Lordaeron il Principe venne salutato come l’eroe che aveva sconfitto per sempre i non morti e impedito la diffusione della piaga. La gioia e l’euforia fecero spazio al panico e al terrore quando Arthas, utilizzando Gelidanima uccise suo padre, Re Terenas II, e fece calare le armate del Flagello sul suo stesso regno.
Poco tempo dopo il Cavaliere venne convocato dal Nathrezim Thicondrius, il quale li ordinò di rifondare il Culto dei Dannati e riportare in vita Kel’Thuzad. Per assolvere a questo compito era necessario recuperare un’urna magica nel quale inserire le cenerei del negromante morto. Tale urna era in possesso dei Paladini della Mano d’Argento, Arthas si recò quindi alla loro base uccidendoli tutti, compreso il suo ex mentore Uther. Egli rivelò ad Arthas che l’urna contenenva le ceneri di suo padre, Re Terenas II che lui aveva ucciso. Il Principe non battè ciglio, sparse al vento le ceneri di suo padre e riempì l’urna con i resti di Kel’Thuzad, fatto questo si recò verso il magico regno di Quel’Thalas, patria degli Elfi. Qui avrebbe utilizzato il Pozzo Solare, la fonte di magia degli Elfi, per riportare in vita il negromante.

Durante la campagna militare per arrivare al Pozzo Solare il giovane Cavaliere della Morte lasciò una scia di innumerevoli cadaveri sul suo cammino, tra questi vi era anche il Re degli Elfi, Anasterian Solealto. Sorte ben peggiore toccò alla Ranger Sylvanas Ventolesto, la quale non venne semplicemente uccisa, Arthas decise di riportarla in vita come banshee; una sorta di punizione per il fastidio che le aveva arrecato.

Riportato in vita Kel’thuzad come Lich, Arthas assediò la magica Città di Dalaran, nella quale era custodito uno dei manufatti necessari a poter evocare Archimonde su Azeroth. Uccisi i maghi, tra cui il mentore di Jaina, Kel’thuzad riuscì ad evocare Archimonde, il quale come prima azione distrusse Dalaran.
La Legione si sposto quindi verso il suo vero obiettivo, l’albero del mondo Nordrassil, nel continente di Kalimdor. Su ordine del Re dei Lich anche Arthas s’imbarcò per quel nuovo continente; lì giunto il Cavaliere convinse Illidan Grantempesta ad assorbire il potere del Teschio di Gul’dan. Così facendo l’Elfo della Notte riuscì a sconfiggere Tichondrius, liberando involontariamente il Re dei Lich da un altro dei suoi carcerieri.

A Nordania

Tornato a Lordaeron, Arthas scaccia i Signori del Terrore reclamando come sue le terre una volta governate da suo padre. Tuttavia mentre libera il regno da quello che resta dell’ordine dei paladini il giovane Cavaliere sente i suoi poteri venire meno. Il Re dei Lich stava perdendo i suoi poteri, Arthas deve quindi fare ritorno a Nordania per aiutare il suo padrone e per scongiurare coloro i quali lo vogliono distruggere. La perdita di potere del Re dei Lich non solo indebolisce il Cavaliere ma libera dal controllo mentale anche di alcuni dei suoi servitori, tra i quali Sylvanas Ventolesto. Sfuggito ad un’imboscata prima dei Signori del Terrore e successivamente della stessa Sylvanas, Arthas affida il regno a Kel’thuzad e parte per le gelide coste di Nordania.

Sbarcato sul continente gelato, insieme ad Anub’arak, inviato in suo aiuto dal Re dei Lich, Arthas sconfigge un gruppo di Elfi del Sangue guidati niente meno che dal principe Kael’thas Solealto. Guidato dal re decaduto, Arthas attraversa l’antico regno di Azjol-Nerub riuscendo ad arrivare alla Corona di Ghiaccio prima delle armate di Illidan. Lo scontro tra il Cavaliere ed il giovane Elfo mettere a dura prova Arthas il quale riesce a ferire Illidan, costringendolo alla ritirata.

Arrivato ai piedi della Rocca, Arthas inizia la sua ascesa verso il Trono, arrivato difronte al suo padrone, impugnando Gelidanima distrugge il blocco di ghiaccio che imprigionava il Re dei Lich. Indossando l’Elmo del Dominio, Arthas fonde la sua persona con lo spirito del lich, diventando di fatto egli stesso il Re dei Lich.

Bibliografia

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