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Dischi di Norgannon, Vol.10: Trag Alto Monte, il cuore libero di un guerriero dannato

Scritto da Lore is Magic - 6 Aprile 2021 alle 11:30

In questo nuovo appuntamento con i Dischi di Norgannon, torniamo nel freddo abbraccio della Non Morte, con la storia poco nota di un Tauren dall’animo generoso della tribù Alto Monte. La sua indole gentile lo portò a sacrificare tutto per salvare una vita innocente, ma da questa scelta iniziò un percorso nuovo nei recessi più oscuri della sua stessa anima. E come ogni buon Cavaliere della Morte sa, se guardi troppo a lungo nell’Abisso, prima o poi Esso restituisce lo sguardo…

Il nostro racconto su Trag Alto Monte, figlio di Gorn, inizia da un piccolo baronato Umano nelle montagne di Alterac, guidato dal barone Valimar Mordis. Uomo gentile e buono, il barone aveva conquistato la fiducia di Trag che decise quindi di stanziarsi lì e collaborare con l’uomo. Durante la Terza Guerra, quando il Flagello attaccò, il Tauren riuscì a sfuggire ma Valimar e la sua corte furono massacrati dai Non Morti.

L’ironia di una scelta difficile

La vera potenza del Flagello, com’è noto, sta nell’inesauribile capacità di riportare in vita le sue stesse vittime come schiavi al servizio del Re dei Lich. Ed è quello che accadde anche al povero barone Valimar. Rianimato nella Non Morte, conservò però la sua volontà in quanto Reietto e si ricongiunse al vecchio amico Trag nelle rovine della sua antica dimora. Insieme, i due decisero di combattere il Flagello e ripulire il feudo dalla feccia Non Morta. In particolare, si concentrarono su uno dei comandanti di Arthas, Ichor, che brandiva il Globo di Ner’zhul. Questo potentissimo artefatto magico aveva il potere di rianimare perfino le bestie più enormi, compresi i Draghi del Gelo. L’obiettivo della loro missione era quindi privare Ichor di tale potere.

Ma quando Valimar mise le mani sul Globo, rivelò infine le sue vere intenzioni. Il barone intendeva usarlo per rianimare un’enorme armata di Non Morti al suo comando, usando il potere magico contenuto in una giovane donna che i due avevano salvato poco prima nei dintorni del castello: Anveena Teague. Valimar aveva percepito la grande energia all’interno della ragazza, ma Trag non poteva consentire che una vita innocente venisse sacrificata per la sete di potere del suo ex amico. Accettando che del barone che aveva conosciuto non restava ormai più niente, il coraggioso Tauren si oppose al Reietto. Strinse il possente pugno attorno al Globo e lo distrusse, provocando il collasso delle mostruosità rianimate che il Barone aveva evocato. Un enorme Drago del Gelo cadde addosso ai due ex compagni, uccidendoli entrambi sul colpo.

Ma per Trag Alto Monte questo era solo l’inizio della storia.

Trag prima di morire.
Trag in vita, dal secondo volume della Sunwell Trilogy.

“Paura di cadere…”

La magia necromantica contenuta nel Globo, esplodendo, aveva rianimato il corpo senza vita di Trag; ora anche lui un Non Morto, il Tauren sentiva continuamente i sussurri del Re dei Lich, che lo chiamava a sé, a Nordania. Trag, tentando di mantenere una seppur flebile presa sulla sua sanità mentale e sulla propria volontà, intraprese così un lungo viaggio nel tentativo di sovvertire la maledizione della Non Morte. Tornò dal suo clan, gli Alto Monte, per consultarsi con il potente sciamano Sulamm nella speranza di trovare una cura. Sulamm indusse in Trag una profonda trance, spiegandogli che lo avrebbe aiutato: ma in realtà questo era solo un diversivo per permettere ai guerrieri della tribù di attaccarlo inerme e bruciarlo vivo. Trag si svegliò, richiamato dallo stesso potere che l’aveva rianimato, e si difese col minor spargimento di sangue possibile. Lasciò perfino vivo Sulamm, ancora in trance, ignorando i sussurri del Re dei Lich, perché uccidere qualcuno non in grado di difendersi sarebbe stato disonorevole.

Trag continuò il suo girovagare, passando nel territorio degli Orchi. Qui venne avvicinato nientemeno che da Thrall in persona: grazie alla sua magia, gli Elementi avevano avvisato il potente sciamano di questa strana presenza nella sua terra. Thrall comprese che il Tauren stava combattendo una difficile battaglia interiore. La maledizione della Non Morte lo portava sempre più sull’orlo della follia e della violenza, e Trag stava facendo di tutto per mantenere il controllo. Lo sciamano, allora, offrì al Tauren il proprio aiuto raccontandogli la sua personale storia di redenzione. Se avesse ceduto alle pulsioni violente che Aedelas Molonero gli aveva inculcato, non sarebbe stato diverso dalla bestia che il suo schiavista voleva fosse. Se avesse ceduto alla paura e al dolore, avrebbe perso per sempre la possibilità di trovare pace nella sua anima. Invece, spiegò Thrall, fu proprio conquistando la sua paura che riuscì a sopravvivere, a fuggire e a trovare la sua redenzione.

Se lui l’aveva fatto, se Grom Malogrido l’aveva fatto, allora poteva riuscirci anche Trag.

Il saggio sciamano abbassò così le armi, offrendosi completamente a un colpo letale. Trag però, proprio nel momento del cedimento, incrociò gli occhi dell’Orco, come lo stesso Thrall gli aveva chiesto di fare. E capì. Da questa comprensione, ritrovò la forza per combattere la morsa ferrea del Re dei Lich e rimanere sé stesso. Ringraziò Thrall per l’aiuto, le numerose offerte di sostegno al suo percorso e i consigli, e infine riprese il suo viaggio verso Nordania. Senza più aver paura.

“… Voglia di volare”

Giunto a Nordania, Trag incontrò un viaggiatore Taunka, Akiak, e lo salvò da una spiacevole situazione. Per tutta risposta, Akiak ospitò il tauren a Taunka’le, il suo villaggio. Trag difese il posto da un attacco dei Nerubiani, gettandosi nelle profonde caverne da loro scavate fino a ucciderne il leader. Quando il Tauren riemerse dal labirinto sotterraneo, si trovò alle pendici del ghiacciaio della Corona di Ghiaccio. Finalmente pronto ad affrontare il Re dei Lich.

L’indomabile Tauren scalò la Cittadella arrivando fino al cospetto del suo oscuro padrone. Qui, purtroppo, la sua volontà cedette davanti alla potenza incommensurabile del Re dei Lich. Trag fu imbevuto dalla sua magia necromantica e armato come un Cavaliere della Morte. Gli venne infine ordinato di guidare un assalto contro gli stessi Taunka che aveva difeso poco prima. Fu in quel momento che l’incrollabile senso dell’onore di Trag Alto Monte ebbe il sopravvento perfino sulla volontà del Re dei Lich.

Trag si rivoltò contro Arthas e lo colpì con la sua ascia. Poco poté però il possente colpo contro l’armatura del Re dei Lich: neanche un graffio si disegnò su di essa; mentre il Signore dei Non Morti, evocando il suo potere, respinse Trag e lo scaraventò dalla cima del Trono di Ghiaccio nelle profondità di Nordania.

Ma il corpo spezzato del tauren venne ricostruito, lentamente, dal potere del Globo di Ner’zhul che ancora lo pervadeva. Rianimato ancora una volta, Trag si accorse con suo sommo stupore di non sentire più alcun sussurro da parte del suo aguzzino. In un incredibile colpo del destino, stavolta fu Akiak a difendere il suo amico da un attacco di nerubiani. Trag decise allora di rimanere con la sua nuova famiglia, per proteggere una ritrovata casa.

Trag presente al Torneo d'Argento
Trag presente al Torneo d’Argento a Nordania.

L’eterna battaglia

Da qui in avanti le vicende di Trag si fanno più confuse. Com’è noto, il Cavaliere della Morte era presente al Torneo d’Argento con l’amico Akiak, pur senza parteciparvi, come rappresentanti dei Taunka. Trag partecipò anche alla caduta di Arthas, combattendo su un fronte secondario e – si favoleggia – difendendo con così tanto coraggio i suoi compagni al punto di prendersi una freccia nel ginocchio. Quando la Legione Infuocata tornò su Azeroth per dare il via alla Terza Invasione, Trag si unì ufficialmente ai Cavalieri della Spada d’Ebano, partecipando alla battaglia contro Sargeras dalla fortezza volante Acherus.

Il suo leggendario coraggio e la sua incredibile capacità in battaglia ne fanno tuttora un membro rispettato dell’Ordine, anche se non è chiaro se abbia viaggiato nelle Terretetre con gli altri Cavalieri o sia rimasto a difendere Acherus. Solo il futuro potrà dirci di più.

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