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Dischi di Norgannon, Vol.9: Morte e rinascita di M’uru, il “cuore” dei Sin’dorei

Scritto da Lore is Magic - 9 Marzo 2021 alle 12:30

In questo nuovo appuntamento con i Dischi di Norgannon, cogliamo l’occasione della presentazione di TBC Classic per raccontarvi una storia poco conosciuta. Stiamo parlando di quella di M’uru, uno dei Naaru, gli essere più vicini alla forza cosmica della Luce nell’universo di Warcraft. Si tratta di una storia molto toccante e che vale assolutamente la pena approfondire.

La prigionia a Lunargenta

Le nostre vicende cominciano in un periodo ben chiaro, precisamente poco prima dell’inizio degli eventi di The Burning Crusade, quando le forze del Principe Kael’thas invasero Forte Tempesta come parte della campagna di Kael’thas, per trovare una fonte di magia che garantisse la sopravvivenza del suo popolo. Proprio M’uru era il guardiano di questa fortezza dimensionale, grazie alla quale i Naaru erano arrivati sulle Terre Esterne, ed egli venne catturato dalle forze del principe, che lo spedì a Quel’Thalas affinché il suo popolo si “nutrisse” della magia del Naaru. Così, nella capitale di Lunargenta, il magistro Astalor Giurasangue ed i suoi compagni impararono invece a manipolare l’energia di M’uru.

Gli Elfi del Sangue avevano infatti accusato una perdita di fede nella Luce in seguito all’invasione del Flagello di Quel’Thalas, ma attraverso M’uru riuscirono a servirsi della stessa Luce senza ricorrere alla fede. I Cavalieri del Sangue furono fondati sotto questo intento e il Gran Magistro Rommath convocò Dama Liadrin, un’ex sacerdotessa, per nominarla capo dell’ordine. M’uru venne così imprigionato sotto la Sala del Sangue, dove i futuri Cavalieri si allenavano ad estrarne i poteri con l’aiuto dei magistri. L’esposizione a M’uru, tuttavia, non era facile da sopportare (la voce del Naaru appariva distorta e ricordava il vetro in frantumi) ed alcuni cavalieri si ritrovarono a dover sopportare dolore fisico ed emotivo per invocare i loro poteri.

M'uru nella Sala del Sangue a Lunargenta
M’uru nella Sala del Sangue a Lunargenta.

Opinioni discordanti

Lo sfruttamento di M’uru, benché giudicato necessario dai magistri e dai Cavalieri del Sangue (che altrimenti non avrebbero potuto invocare i loro poteri), non era ben visto da tutti. La maggior parte della popolazione di Quel’Thalas guardava inizialmente male ai Cavalieri del Sangue a causa del loro abuso di M’uru. I Lungopasso in particolare, si opponevano fermamente al maltrattamento del Naaru e spesso si esposero contro questo atto. Lo stesso Lord Reggente Lor’themar Theron lo condannò per motivi morali, ma sostenne che le vittorie e le conquiste potevano giustificare i metodi dei Cavalieri del Sangue, oltre a dimostrare la loro potenza agli occhi dell’Orda. Da parte loro, Thrall e Cairne Zoccolo Sanguinario condividevano entrambi questo punto di vista, condannando il trattamento di M’uru ma riconoscendo il valore strategico dei Cavalieri.

Col tempo, i Cavalieri guadagnarono le loro vittorie e iniziarono a “scongelare” l’opinione pubblica, diventando un ordine ben visto pochi anni dopo. Tuttavia, nessuno si immaginava che erano stati messi in moto eventi al di là del loro controllo e che M’uru sarebbe stato più legato al destino degli Elfi del Sangue di quanto si pensasse.

Liadrin Hearthstone
Dama Liadrin, matriarca dei Cavalieri del Sangue.

Un destino già scritto

Nel frattempo, il Portale Oscuro venne riaperto, conducendo le truppe di Orda e Alleanza nelle Terre Esterne; Forte Tempesta venne assediato e il principe sconfitto. Dopo questi eventi, Kael’thas rivelò la sua alleanza coi Demoni e attaccò Lunargenta; nell’assalto riuscì a catturare M’uru, privando così i Cavalieri del Sangue della loro fonte di energia. Portato alla Cittadella del Pozzo Solare, il Naaru era ormai così prosciugato delle proprie energie da cominciare a soccombere alle forze dell’Ombra, normalmente antitetiche per la sua razza.

Senza M’uru, Dama Liadrin fu costretta a cercare un’altra fonte di potere per i Cavalieri del Sangue. Si recò così nella città di Shattrath dove parlò con A’dal, leader dei Naaru, chiedendo perdono per la prigionia di M’uru e rinnegando la lealtà verso il principe decaduto degli Elfi del Sangue.

Fu proprio in questo momento che A’dal fece una grande rivelazione a Liadrin: l’imprigionamento di M’uru era stato infatti predetto dal profeta Velen dei Draenei molto tempo prima. Lo stesso Naaru aveva accettato volentieri il suo ruolo negli eventi che si sarebbero verificati, sapendo che essi avrebbero portato alla redenzione degli elfi e li avrebbe allontanati dal destino oscuro che attendeva Kael’thas e i suoi seguaci, molti dei quali erano ora alleati dalla Legione Infuocata. Liadrin ed i Cavalieri del Sangue si impegnarono così a combattere a fianco dell’Offensiva Sole Infranto per sconfiggere Kael’thas ed il suo padrone demoniaco Kil’jaeden.

La redenzione

M’uru, ora usato da Kael’thas come un guardiano del Pozzo Solare, fu affrontato dagli avventurieri nel Santuario dell’Eclisse. Durante il combattimento, il Naaru non riuscì più a contenere l’influenza dell’Ombra, trasformandosi nel Dio del Vuoto Entropius, prima di venire distrutto. Dopo che Kil’jaeden venne sconfitto nella battaglia seguente, Velen e Liadrin arrivarono sulla scena per discutere sul da farsi. La Dama era triste per il danno che i Cavalieri avevano causato a M’uru, condannando il nobile essere ad un destino oscuro, ma il Profeta, usando l’antico e immacolato cuore del Naaru, ridiede energia al Pozzo Solare. Grazie all’essenza di M’uru, le energie dell’antica fonte di potere diventarono un misto di energia arcana e sacra.

I Cavalieri del Sangue attingono tutt’ora i loro poteri direttamente dal nuovo Pozzo Solare, in un metodo molto più armonioso e meno dannoso del loro precedente metodo di utilizzo della Luce Sacra. Così, la sete di magia che dilaniava gli Elfi del Sangue dai tempi dall’invasione di Quel’thalas era finita, grazie al sacrificio di un Naaru consapevole da secoli delle sofferenze che avrebbe patito.

Il Pozzo Solare purificato dal cuore di M'uru
Il Pozzo Solare purificato dal cuore di M’uru.

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