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La conclusione della Fase 1 degli Hearthstone Grandmasters segna anche la fine della prima stagione del nuovo sistema dell’eSport di Hearthstone, iniziata con gli annunci del formato Specialista, del sistema Master e della Lega Grandmasters.

È giunto quindi il momento dei bilanci e per questo abbiamo fatto qualche domanda a Luca “Bertels” Bertelli, capitano e coach del Team QLASH e già collaboratore di DailyQuest per la rubrica scala la ladder. Potete contattarlo sulle sue pagine Facebook e Instagram.


Lo scorso 26 febbraio, in un’intervista sul Corriere dello Sport, ti dichiaravi fiducioso per le nuove possibilità dell’eSport di Hearthstone. Ai tempi Blizzard aveva rivelato la struttura del Masters Tour e il formato Specialista (ma non la lega Grandmasters) e valutavi positivamente l’aumento dell’accessibilità dei giocatori ai tornei.

Andiamo con ordine e partiamo dal Formato Specialista. Il timore iniziale di tantissimi giocatori era che in questo sistema monoclasse ci fosse meno spazio per la strategia e l’inventiva. Qual è la tua opinione dopo quasi 5 mesi di prove sul campo?

Sono convinto che, nonostante i 5 mesi passati, il formato Specialista sia stato sfruttato marginalmente e c’è ancora molto spazio per esplorarlo. Personalmente lo ritengo più divertente sia in fase di costruzione della strategia dei mazzi che in fase di gioco. 

Passiamo adesso al Master Tour. Tu in prima persona hai partecipato al Masters Tour di Las Vegas tenutosi dal 14 al 16 giugno, quindi hai vissuto l’intero processo di qualificazione. Cosa ci puoi raccontare di questa esperienza?

Il periodo di qualificazione per il Masters Tour di Las Vegas è stato sicuramente il più intenso mai vissuto da quando gioco ad Hearthstone, soprattutto per come mi sono qualificato: ero stato identificato da svariati esperti del settore, tra cui il caster internazionale di Blizzard “Lorinda”, come uno dei più statisticamente sfortunati con otto top 8 maturate nell’arco dei due mesi. In situazioni simili alla mia c’erano anche giocatori come il campione del mondo Ostkaka.

Blizzard ha poi deciso di accettare il feedback della community torneistica e di premiare – come in tutti i giochi di carte – la consistenza nei risultati dei giocatori e di ammettere qualunque giocatore avesse maturato sei top 8 in fase di qualificazione, permettendomi così di partecipare all’evento.

L’intero evento è stato scosso dalla notizia che fosse possibile vedere le liste dei giocatori prima della chiusura definitiva delle liste. Battlefy, il partner di Blizzard che gestiva la piattaforma preposta, ha in seguito stabilito che non fosse necessario prendere provvedimenti perché il numero di cambiamenti era trascurabile. Voi come avete vissuto la vicenda?

L’abbiamo vissuta molto male. Farsi un viaggio di 17 ore con annessa preparazione al torneo per poi veder sfumare la possibilità di partecipare ad una competizione pulita è sicuramente qualcosa che lascia l’amaro in bocca, soprattutto perché successivamente Battlefy si è resa conto del fatto che la cosa era sfuggita di mano e che non c’era stato un cambio trascurabile ma massivo. I fortunati che avevano consultato Twitter la mattina dell’evento hanno potuto cambiare le loro liste per rispondere alla classe più popolare del torneo, il Guerriero (che anche io portavo). Tutto ciò ha fatto storcere il naso a molti team ma anche ad alcuni giocatori che si erano pagati il viaggio da soli, vedendo il loro investimento perdere di valore. 

La gravità della vicenda per me si può valutare pensando al vincitore del torneo David “Dog” Caero. Dog aveva inizialmente optato per una lista Shirvalla Paladin, molto debole contro il Guerriero, per poi cambiare e passare a Freeze Mage. Si trattava di una novità nel formato, costruita ad arte dal giocatore americano per counterare il 70% dei mazzi del torneo, formata da Guerrieri e Maghi. Lui è stato il più furbo perché, prevedendo il cambiamento del field in risposta al leak, ha creato una contro-risposta. Sicuramente Dog ha meritato di vincere, ma se non avesse avuto accesso alle liste sarebbe stato in netto svantaggio per la sua scelta iniziale di portare Paladino.

Altra cosa che è passata in sordina e che ha riempito di sgomento noi giocatori è stata la presa di coscienza che questa breccia nella sicurezza di Battlefy molto probabilmente è stata sfruttata anche in fase di qualificazione, perché sono disponibili delle segnalazioni risalenti allo scorso gennaio. Non sono stati annunciati provvedimenti retroattivi quindi non conosceremo mai l’identità di questi “pochi eletti”. Purtroppo le informazioni che abbiamo sono frammentarie e marginali quindi sapere com’è andata risulta difficile. Certo è che questo episodio ha minato l’integrità del primo torneo importante dell’anno che, per il resto, è stato gestito in maniera fantastica da Blizzard con zero problemi di connessione e un andamento in linea coi tempi previsti.

Bertels era a Las Vegas insieme ad altri 8 italiani.

Parliamo degli Hearthstone Grandmasters appena conclusi. Per otto weekend di fila, i 48 giocatori invitati da Blizzard si sono affrontati online riempiendo il palinsesto Twitch di partite da seguire. Come è stata la tua esperienza da spettatore, sia dal punto di vista del giocatore professionista che di semplice appassionato?

Ho vissuto questa competizione sia da spettatore che da commentatore dei playoff durante lo scorso weekend. Mi è piaciuto molto assistere a un meta differente a quello dei tornei “open”, complice il fatto che i giocatori sanno già contro chi andranno e possono costruire il mazzo cercando di prevedere le scelte personali degli avversari. Questo ha dato vita ad un sotto-meta dove alcuni mazzi sono sicuramente forti in tutti i contesti, ma altri sono buoni solo lì.

Con i Grandmasters Blizzard sembra intenzionata a creare una “Overwatch League di Hearthstone”, che dal punto di vista dell’esposizione mediatica e della struttura ha molti collegamenti anche con gli sport tradizionali (ad esempio la Serie A di calcio). Secondo te la formula è applicabile a un gioco di carte?

Temo che non sia possibile, a meno che Blizzard non progetti di trasformare i Grandmasters in una competizione a squadre. Nella Overwatch League, ma anche nelle LCS di League of Legends o nella stessa Serie A, il ricambio dei giocatori avviene in maniera naturale perché c’è l’interesse della società che compra la franchigia a mantenere un livello di gioco il più alto possibile per vincere la competizione. Un giocatore singolo non vorrà mai essere sostituito e tenderà in alcuni casi a fare lo stretto indispensabile per non andare fuori dalla competizione, abbassando notevolmente il livello della lega. 

Inoltre creare un circuito così chiuso, dove tra gli invitati ci sono giocatori il cui l’ultimo risultato importante risale anche ad anni addietro, rischia di deprimere completamente l’intero reparto competitivo al di fuori della lega: i team non sono interessati ad investire su giovani promettenti perché di fatto le possibilità che entrino in Grandmasters sono esigue – solo due slot all’anno per ogni regione. Tutto ciò ha l’effetto di demoralizzare i giocatori consapevoli che per quanto possano fare bene durante l’anno rispetto ai GM, difficilmente prenderanno il loro posto. 

La scorsa settimana Blizzard ha fatto un annuncio che ha suscitato polemiche: il vincitore delle finali degli Hearthstone Grandmasters sarà il nuovo Campione del Mondo. I detrattori sostengono che assegnare un titolo così “universale” come Campione del Mondo non avrebbe senso in un torneo su invito com’è stato questo Grandmasters; però è anche lecito affermare che l’attuale struttura sia stata creata per durare e che con l’andare del tempo i giocatori che subentreranno dal Masters Tour normalizzeranno la situazione. Qual è il tuo punto di vista?

A ogni circuito competitivo che si rispetti, esportivo e non, serve un campionato del mondo e nel nuovo sistema dell’eSport di Hearthstone l’unico modo per selezionare i giocatori sembrano essere effettivamente i Grandmasters. Questa è sicuramente una scelta che va ad avvantaggiare gli sponsor, che così hanno più visibilità investendo nel circuito GM, ma che al tempo stesso lede la credibilità del mondiale stesso che, almeno per quest’anno, sarà frutto di un evento invitational. Non penso che le stagioni a venire normalizzeranno la situazione perché ne servirebbero troppe per effettuare un ricambio significativo di giocatori.

Brian Kibler, una delle figure più autorevoli contro la decisione di Blizzard.

Concludiamo l’intervista con un’ultima domanda. Qual è il tuo bilancio di questa prima stagione del nuovo eSport di Hearthstone? Cosa è migliorato rispetto all’HCT e su cosa invece si è fatto un passo indietro?

I Grandmasters sono di fatto la prima competizione di Hearthstone dove l’investimento di un team in un giocatore assicura un ritorno sia in visibilità che in revenue, grazie al fatto che questi giocatori difficilmente usciranno dal circuito e che giocano due volte alla settimana in streaming che fanno dai 10 ai 40 mila spettatori. Ciò è sicuramente positivo per i grandi investitori, ma negativo per i medio/piccoli. 

Il Masters Tour è a mio avviso una struttura solida con una fase di qualificazione che permette ai giocatori di non dipendere troppo dal risultato del singolo torneo, grazie al loro numero consistente e ai ghiotti montepremi. Anche qui però c’è l’inghippo: è sempre più difficile che team investano su giocatori che non fanno parte del circuito Grandmasters e di conseguenza è difficile che ci sia un supporto sotto forma di stipendio e/o rimborso spese per coloro che decidono di prendersi l’impegno necessario.

Rispetto all’anno scorso mi sento di dire che stiamo andando nella direzione giusta ma che serva aggiustare il tiro, magari creando un circuito secondario come ha fatto la stessa Overwatch League con i Contenders. In questo modo si darebbe la giusta visibilità a giocatori e team della scena professionistica che non sono rientrati nei GM e le organizzazioni avrebbero l’interesse a investire su di loro.

A ogni modo non posso che essere felice che ogni anno ci siano grandi cambiamenti, segno che da parte di Blizzard ci sia interesse nel trovare la formula giusta per l’eSport di Hearthstone.

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