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Storia di Diablo: la Guerra del Peccato (Parte 2)

Scritto da Massimiliano "Krogrash" Serra - 25 Marzo 2020 alle 10:30

Lilith, madre dei Nefilim, era riuscita a liberarsi dal Vuoto nel quale il suo amante Inarius l’aveva imprigionata. Resasi conto che a Sanctuarium si stava svolgendo una lotta segreta per la supremazia, decise di agire in fretta per ottenere un vantaggio verso i proprio avversari. Il suo piano per porre fine all’Eterno Conflitto iniziò a prendere forma.

Leggi la Prima Parte della Guerra del Peccato

Uldyssian ul-Diomed

Nel Toraja, zona esotica adiacente al Kehjan, viveva un contadino di nome Uldyssian ul-Diomed, la cui famiglia era stata sterminata da un’epidemia. Gli unici sopravvissuti erano stati lui e suo fratello minore Mendeln. Tale evento aveva reso l’uomo colmo di risentimento sia verso la Trinità che per la Cattedrale della Luce, colpevoli di non aver fatto nulla per aiutarlo.

Un giorno, durante una camminata nei boschi, Uldyssian incontrò una nobildonna che si faceva chiamare Lylia. Agitata in volto, ella lo avvisò di aver trovato un cadavere poco più indietro; arrivato sul posto, Uldyssian vide che si trattava di un missionario della Trinità. Poco tempo dopo, venne trovato il cadavere di un altro missionario, stavolta della Cattedrale della Luce, con l’arma del delitto ancora conficcata nella cassa toracica. L’arma apparteneva a Uldyssian.

Accusato degli omicidi l’uomo venne imprigionato dagli agenti della Cattedrale della Luce in attesa di processo, con solo Lylia rimasta al suo fianco a confortarlo. Disperato per la situazione, iniziò fortemente a desiderare una via d’uscita e, come se stesse seguendo il suo volere, la porta della cella si spalancò. Convinto della propria innocenza, Uldyssian non scappò e decise di affrontare il processo. Un Maestro Inquisitore venne chiamato a emettere la sentenza, ma proprio nel momento in cui stava per dichiararlo colpevole, un fulmine lo colpì, uccidendolo. A quel punto Uldyssian colse l’occasione e fuggì insieme a Lylia.

La seconda generazione

Una volta al sicuro, Lylia convinse Uldyssian che i misteriosi poteri fossero un suo dono e che avrebbe dovuto aiutare la razza umana a risvegliare il proprio potenziale e liberarsi dal giogo della Trinità e della Cattedrale della Luce, perché anche lei non vedeva di buon occhio i due culti. Il duo, accompagnato da Mendeln, iniziò a vagare per il mondo, risvegliando i poteri sopiti nell’umanità e ottenendo ben presto un seguito considerevole.

Uldyssian e il suo seguito presero il nome di Edyrem, tradotto letteralmente in “coloro che hanno visto”, divenendo di fatto la seconda generazione dei Nefilim.

L’inganno svelato

Lucion, figlio di Mefisto e leader spirituale della Trinità, venne ben presto a conoscenza di Uldyssian e dei suoi straordinari poteri e inviò dei servitori con l’obiettivo di catturarlo, ma questi vennero distrutti dalla sua incredibile potenza. Sospettoso che qualcosa di losco fosse in atto, il demone inviò un altro gruppo di servitori, stavolta con degli incantatori al suo seguito. Poco prima che anche questi venissero massacrati, un incantatore lanciò un incantesimo di annullamento magico che colpì Lylia, rivelando la sua vera forma e confermando i sospetti di Lucion: Lylia era in realtà sua sorella Lilith e stava manovrando Uldyssian fin dall’inizio.

Era stata proprio la Regina delle Succubi a incastrare Uldyssian con la morte dei due missionari e a fargli credere di avere delle affinità magiche, per poi manovrarlo nel reclutamento degli Edyrem. Il contadino si era rivelato la pedina perfetta proprio grazie al suo odio per i culti. Dopo aver compreso la vera identità di Lylia, Uldyssian si rese conto di essere stato usato e cercò di sottrarsi alla stretta della signora demoniaca.

Lilith però non si scompose e riuscì facilmente a sopraffare l’umano, schernendolo e prendendosi gioco di lui mentre lottavano. Sicura che sarebbe riuscita ancora a sfruttarlo, si limitò a ferirlo e abbandonarlo con i suoi seguaci, in uno stato di profondo sconforto.

Lucion2
Lucion, figlio di Mefisto

Uldyssian contro Lucion

Con la sorella fuori dai giochi e Uldyssian inerme, Lucion era sicuro di essere riuscito ad arginare la minaccia per il suo culto. Gli Edyrem però rappresentavano ancora un pericolo e decise di occuparsene personalmente.

Raggiunse quindi la loro posizione e iniziò a massacrarli tutti, mentre Uldyssian guardava impotente. La rabbia iniziò ad ammontare nel cuore dell’uomo, finché uno scoppio di magia irruppe dall’interno, risvegliando i suoi autentici poteri Nefilim. Si trattava di una potenza incommensurabile, tale che Lucion non poté fare altro che implorare per la sua vita ma, con una semplice frase, Uldyssian lo cancellò dall’esistenza senza possibilità di ritorno.

Avendo trovato nuovamente fiducia in se stesso, Uldyssian fu più convinto che mai del suo obiettivo: distruggere la Trinità e la Cattedrale della Luce. A sorpresa però, la Trinità che sembrava nel caos dopo la perdita del suo leader si ricompose in fretta, proprio grazie al ritorno di Lucion.

Costui, però, non era il vero Lucion: si trattava in realtà di Lilith, che ne aveva preso le sembrianze. Il suo piano consisteva nell’indebolire il culto dall’interno, in modo da renderlo vulnerabile a Uldyssian e ai suoi seguaci. Tutto sembrava andare come previsto, ma c’era qualcosa che la madre dei Nefilim non aveva calcolato…

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