Copertina

Questa non è una recensione di Salvatori di Uldum ma uno sguardo a più ampio spettro della situazione di Hearthstone, che contiene anche opinioni personali. Se desiderate saperne di più sulle carte consultate la nostra guida e anche la puntata speciale del podcast.

Lo scorso aprile ci eravamo lasciati in una situazione di equilibrio precario per Hearthstone: la nuova rotazione permetteva di risolvere diversi problemi ma non faceva nulla per far compiere al gioco il “passo successivo” verso una rivoluzione che molti giocatori stanno aspettando.

Salvatori di Uldum è un’espansione che ha le sue radici nell’amatissima Lega degli Esploratori, un set che in passato ha rappresentato un punto di svolta per Hearthstone. Riusciranno le “dune e deserti ardenti, portenti e un sacco di epicità” a essere degni dell’eredità di cui si fanno carico?

Una Dalaran piena di sorprese

Tra le conclusioni dell’analisi di aprile avevo messo in evidenza il bisogno del Team 5 di dare prova di sé, perché produrre “solo” un’altra espansione non sarebbe bastato. Su questo punto le mie aspettative sono state superate.

Infrangendo una delle regole auree di Hearthstone, Blizzard ha buffato delle carte. Ripetiamolo di nuovo: Blizzard ha buffato delle carte. L’occasione è stata pensata bene anche a livello di “lore”, con il Dott Boom che ha potenziato carte dell’espansione dedicata a lui e che molti giocatori considerano la più debole dell’Anno del Corvo.

Nella stessa occasione Blizzard ha regalato una Leggendaria che viola un’altra consuetudine, quella delle keyword tematiche che non devono uscire dal set in cui sono introdotte. T4GL18 si è anche rivelato non solo una bella sorpresa, ma anche un’ottima carta che ha dato una piccola rinfrescata al meta, sia dei tornei che della classificata.

Questa carta è un po’ il simbolo delle ultime novità di Hearthstone.

Solo questo sarebbe bastato a rendere Ascesa delle Ombre un’espansione senza precedenti, ma c’è stato di più. Insieme a un’iniezione di nuove carte Classiche, due carte Base sono andate nelle Vecchie Glorie al di fuori della consueta occasione di inizio anno. Un altro tabù caduto che, insieme ai buff, ha spezzato quella prevedibilità in cui Hearthstone era innestato da anni. Questo però non ha generato solo sentimenti positivi: per molti giocatori non essere più sicuri di quando una carta possa essere “pensionata” è una grosse fonte di insicurezza e timore.

Il ciclo dell’espansione si è concluso con l’edizione speciale del Festival del Fuoco, un evento che ha rappresentato il coronamento di un grande risultato positivo: fornire ai giocatori di Hearthstone qualcosa di nuovo ogni mese, che sia l’apertura dell’Avventura, bilanciamenti, rotazioni in Arena o un evento.

Crepe non risanate

L’Ascesa delle Ombre quindi è stata un’espansione fantastica per quanto riguarda la quantità e la qualità dei contenuti. Ciò è di sicuro di buon auspicio per Salvatori di Uldum, però in questi mesi è stato fatto poco o niente per risolvere quella che secondo me è la più grande debolezza di Hearthstone.

L’impegno e la cura crescenti dedicati alle espansioni stridono terribilmente con l’arretratezza del client: si passa da piccole cose come l’impossibilità di riordinare i mazzi, alla mancanza cronica di nuove modalità con cui “giocare” con le proprie carte. Ammetto di aver provato una grande invidia all’annuncio del Workshop di Overwatch, una feature che ha consentito ai giocatori di dare libero sfogo alla propria creatività. La speranza di vedere qualcosa in arrivo esiste ancora, ma un’attesa troppo lunga è capace di spegnere qualsiasi entusiasmo.

Ognuna di queste voci è quasi un gioco a parte dentro Overwatch.

In questi mesi abbiamo anche assistito ad un progressivo disinteressamento al gioco da parte di community e content creator, ma non verso quello che si pensava fosse il rivale naturale Magic: Arena. In uno dei suoi report, Vicious Syndicate ha registrato un forte calo delle partite in concomitanza del rilascio di Team Fight Tactics (un esponente del nuovo genere auto-chess, prodotto da Riot Games); inoltre è notizia recente che David “Dog” Caero si è ritirato dagli Hearthstone Grandmasters per dedicarsi maggiormente allo streaming, proprio di TFT. La mia conclusione derivata da questi fatti è che al momento ciò che i giocatori di Hearthstone desiderano non sia “più contenuti” bensì una nuova esperienza.

Come se non bastasse, la situazione dell’azienda stessa è ancora precaria: dall’ultima analisi ci sono stati altri abbandoni illustri come Nate Nanzer e Kim Phan, oltre al ritiro di Frank Pearce, insieme a report secondo i quali il morale all’interno è davvero basso. Tra giocatori ormai si dice che la “vecchia Blizzard” sia morta e che Activision abbia preso il controllo di ciò che è rimasto.

Una gloria per pochissimi

Ho deciso di dedicare una sezione a parte per la situazione dell’eSport di Hearthstone perché la considero in qualche modo emblematica di quella di Hearthstone e forse anche di Blizzard per intero.

Il Team 5 aveva cominciato a creare aspettative per novità rivoluzionarie già da novembre 2018, salvo però accumulare un ritardo che ha portato alla stonatura di giocare il mondiale dell’Anno del Corvo con le carte dell’Anno del Drago. L’aver lasciato giocatori e organizzazioni in questo “limbo” ha generato una grande insicurezza, ma altre preoccupazioni erano in arrivo.

April Auberdine ha scritto un lungo post che descrive bene quello che la comunità competitiva ha vissuto in questi mesi.

L’annuncio che gli Hearthstone Grandmasters sarebbero stati qualcosa di simile alla Overwatch League, cioè una lega altamente esclusiva dove si concentrava la maggior parte dell’attenzione produttiva, ha demoralizzato il resto della comunità competitiva che ha subito anche lo scotto di essere esclusa dal mondiale. Luca “Bertels” Bertelli ha descritto le necessità ma anche le negatività di questo sistema in una nostra recente intervista:

I Grandmasters sono di fatto la prima competizione di Hearthstone dove l’investimento di un team in un giocatore assicura un ritorno sia in visibilità che in revenue, grazie al fatto che questi giocatori difficilmente usciranno dal circuito e che giocano due volte alla settimana in streaming che fanno dai 10 ai 40 mila spettatori. Ciò è sicuramente positivo per i grandi investitori, ma negativo per i medio/piccoli.

Luca “Bertels” Bertelli

In sostanza, Hearthstone ha un forte bisogno degli investimenti esterni per l’eSport, ma soffre anche di carenze organizzative e strutturali che finiscono per ripercuotersi sulla base. Ad esempio, se il client avesse avuto una sua Modalità Torneo forse il grave incidente del Masters Tour di Las Vegas non sarebbe capitato.

Proprio la settimana scorsa è stato annunciato il frettoloso ritiro del formato Specialista, ma solo per i Grandmasters. La decisione è stata sicuramente presa con buone intenzioni, ma per molti giocatori è stata una conferma che tutto ciò che sta al di fuori della lega più alta non abbia importanza per Blizzard.

Ora o mai più

Nell’analisi dell’8 aprile avevo scommesso sul cambio di marcia di Hearthstone entro questa estate. Lo credo ancora, ma osservando le crepe che affiorano è difficile non nutrire diversi dubbi. Che con l’Ascesa delle Ombre il Team 5 sia riuscito a stupirci però è un fatto.

Ormai la posizione dominante di cui questo gioco di carte godeva è solo un ricordo. Al giorno d’oggi Hearthstone deve competere con giochi più freschi e meno esigenti in mezzo ad una platea affollata. Sembra quasi un segno del destino che il tema dell’espansione che arriva domani sia quella degli eroi pronti a risolvere la situazione. Reno e compagni riusciranno a salvare Hearthstone oltre che Uldum?

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