Copertina

Questo articolo contiene riflessioni personali che appartengono esclusivamente all’autore e non devono essere intese come espressione totale della Redazione di DailyQuest.

Ci siamo di nuovo. Tutte le nuove carte sono state rivelate e siamo in paziente attesa del loro rilascio il 10 dicembre. Come ci piace fare qui su DailyQuest, approfittiamo di questo momento per riflettere su ciò che è accaduto negli scorsi quattro mesi e magari trarre delle conclusioni su quello che ci aspetta in futuro.

Come avevo ribadito nelle precedenti analisi all’Ascesa delle Ombre e Salvatori di Uldum, il 2019 è un anno cruciale per Hearthstone: si deve sia risollevare da un 2018 sottotono che affrontare una concorrenza agguerrita di nuovi giochi freschi e allettanti. Blizzard sta riuscendo a rivitalizzare il gioco?

Contenuti: un successo (quasi) bissato

A Uldum il Team 5 ha riproposto la formula che ha funzionato a Dalaran: distribuire nel corso dei mesi interventi di bilanciamento, rilascio dell’Avventura ed eventi in modo da dare regolarmente nuovi stimoli ai giocatori.

Sui bilanciamenti, secondo me, non c’è molto su cui rimuginare tranne che per le discussioni che hanno generato: prima ad agosto e poi a settembre, gli sviluppatori hanno lasciato intendere di avere grossi piani per la classe del Sacerdote. Non approfondiremo l’argomento perché sarebbe pura speculazione, però un eventuale rework della classe risolverebbe molti problemi dei suoi set Base e Classico.

Sul versante contenuti invece, le novità annunciate il 26 settembre (lo stesso giorno del rilascio di MTG Arena, guarda caso) si meritano tutta l’attenzione: eventi, regali, miglioramenti al gioco, semplificazione delle missioni giornaliere e il regalo di carte Selvagge a tutti i giocatori. Rivedere carte come Ragnaros e Sylvanas in Standard è stato nostalgico ed emozionante, però molto in fretta una classe si è imposta prepotentemente sulle altre.

Kevin “Casie” Eberlein, Top 4 della BlizzCon 2019, ha gettato la spugna sull’ultimo meta.

Lo Sciamano, con la combinazione di Lepre del Desertoe9729ff4215468c80d04312f0eeff5c5fca58fffac5941a4a8d6ebb3690a4558 + Plasmacarni Mogu283428a498f1ae2782bdfcc29fff957e6f609e57428a9afd226ba559104331fd + Evoluzionea31c21ea90e67e3df0768c03e3e4ab6e31f25fac5ee34eb16d0094a535d14e91, ha diviso il meta in mazzi Sciamano e i pochi altri che riuscivano a contrastarlo. Da parte dei giocatori ci sono state continue richieste per un intervento, tutte senza successo. Recentemente gli sviluppatori hanno anche ammesso di essere arrivati molto vicini ad agire, ma i tempi tecnici necessari li hanno portati a fare una scelta di cui si sono dichiarati pentiti.

In sostanza, la gestione dei contenuti di Uldum ha ricalcato i risultati positivi dell’espansione precedente, ma una scelta sbagliata ha pregiudicato il godimento del gioco da parte dei giocatori.

Negatività ingombranti

Passiamo quindi alla debolezza storica di Hearthstone, quella che a me piace chiamare “gestione del contorno”. Se riguardo ai contenuti il mio giudizio è complessivamente positivo, per le questioni seguenti invece abbiamo assistito ad un capitombolo dopo l’altro.

Il settore eSport è calato in maniera davvero vistosa: Blizzard ha definitivamente ritirato il formato Specialista, inizialmente presentato come il futuro del gioco competitivo, appena 7 mesi dopo averlo introdotto. Il circuito degli Hearthstone Masters (già un ridimensionamento dell’imponente HCT) si è visto progressivamente ridurre il numero dei Qualifier online; i requisiti per qualificarsi sono stati ridotti per compensare, ma a conti fatti ogni giocatore non Grandmaster ha avuto meno possibilità di arrivare ai Master Tour. I Global Games, torneo che è sempre stato nel cuore dei giocatori, sono diventati un inconsistente riempitivo durante la spoiler season.

Impossibile non citare l’esempio perfetto di mala gestione: il caso Blitzchung. La rapidissima e aspra punizione riservata al giocatore pro-Hong Kong ha cozzato terribilmente con i provvedimenti presi in passato (ad esempio con Roger), rendendo evidente la sudditanza di Blizzard alle politiche della Repubblica Popolare Cinese. Ciò ha macchiato indelebilmente la reputazione dell’azienda, provocando reazioni su larga scala che sono arrivate a coinvolgere anche il Congresso degli Stati Uniti.

protesta hong kong
Nello stesso campus di Irvine i dipendenti hanno contestato la scelta di Blizzard.

Alla BlizzCon 2019 J. Allen Brack ha chiuso definitivamente la questione, però l’evento rappresenta il triste coronamento di un’anno all’insegna della sfiducia per l’azienda di Irvine. Le conseguenze a lungo termine sicuramente comprenderanno l’alienamento dei dipendenti e appassionati più dedicati, coloro che fino ad ora avevano rivestito con gioia il ruolo di ambasciatori dell’azienda.

Anche al di fuori dei tornei organizzati si è potuta notare segni di una grande trascuratezza: la comunità dell’Arena si è vista fare promesse non mantenute mentre quella del Formato Selvaggio (sebbene abbia ricevuto molta attenzione nella patch di ieri) è stata per mesi in attesa di risposte.

Una novità, incredibile

La Battaglia è stata una vera sorpresa. Confesso che quando ho compreso che non si trattava del supporto ai tornei in gioco la delusione si è fatta sentire, ma più la approfondivo più mi rendevo conto di quanto fosse fantastica.

La Battaglia è divertente, frenetica (per un gioco come Hearthstone) e ha fatto riprendere mano al gioco a chi ormai non lo considerava più. Nella nostra redazione abbiamo vissuto un prepotente risveglio dell’interesse per Hearthstone, che si è rispecchiato anche nella comunità italiana e internazionale. Un risultato ancora più impressionante se pensiamo che si tratta di un progetto iniziato sei mesi fa.

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La Battaglia ha fatto rivalutare carte prima snobbate, questa è solo un esempio.

Il Team 5 si è prodigato con interviste, interventi su Twitch, social e reddit rispondendo alle domande dei giocatori e facendo anticipazioni. Non dimentichiamo anche di citare le rapide – gasp! – modifiche di bilanciamento, aggiunte di nuovi contenuti e i chiarimenti ufficiali su questioni sentite come quella dell’MMR.

Trattandosi di Hearthstone però, mi viene spontaneo chiedere quanto durerà questo idillio. È altamente probabile che i lavori per il prossimo anno richiamino gli sviluppatori nei ritmi lenti a cui eravamo abituati, ma c’è un barlume di speranza: nella conferenza degli investitori del 7 novembre è stato dichiarato che la Battaglia fa parte di un nuovo “piano a lungo termine di coinvolgimento”. Quindi possiamo sospettare che l’attenzione degli sviluppatori non sarà distolta tanto presto.

Conclusione

Secondo me, la Battaglia è la degna risposta del Team 5 a quel clima di “ora o mai più” che da tempo si percepiva e che stava inquietando tutti gli appassionati. Una bella prova di forza che ci ha mostrato le vere potenzialità di Hearthstone come gioco di carte digitale.

Questo autentico “colpo di reni” però non ha risolto i vecchi problemi del gioco, che anzi paiono essersi acuiti. Il risultato è che la Battaglia non ha rappresentato il ritorno del gioco di carte Blizzard sotto le luci della ribalta, bensì un grande bell’appiglio per non sprofondare.

Hearthstone raggiunge la fine dell’anno col fiatone, ma sempre come leader del suo settore. Nel frattempo i concorrenti si fanno sempre più numerosi e agguerriti, rendendo il 2020 un anno che potrebbe risultare impegnativo quanto il 2019, se non di più. La Locanda non è ancora fuori pericolo.

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